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Open Catalogue of the Malatestiana Manuscripts |
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| Raimondo Zazzeri Proemio in Sui codici e libri a stampa della Biblioteca Malatestiana. Ricerche e osservazioni, Cesena, Vignuzzi, 1887, pp. V-XXXII |
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Prima di ogn'altra cosa, convien ch'io dica di essermi stato per più anni, dal 1870 al 1877, affidato dal Municipio di Cesena l'incarico provvisorio di Bibliotecario; e naturalmente, in quel frattempo, mi occupai di cose bibliografiche e di paleografia. Dopo aver cooperato nel Catalogo della Biblioteca Comunitativa, feci nel 1871 il Catalogo della Biblioteca Piana (di Pio VII), e poscia mi si fisse in capo l'idea di compiere, nello stesso anno, un altro lavoro, più arduo certamente, quello, cioè, di formare un Indice ragionato dei Codici e Libri a stampa della Biblioteca Malatestiana. Presi appunti, e dato un po' di ordine alle cose raccolte, dedicai il mio lavoro al patrio Municipio. Ciò che allora abbozzai, intorno ai Codici della Biblioteca Malatestiana, l'ho, in quest'anno, riveduto ed aumentato, e, come l'ho riveduto ed aumentato, lo metto ora in luce per mezzo della publica stampa. Chiedo a tutti venia dell'arditezza commessa nel sottoporre al giudizio degli intelligenti questa mia povera fatica. Un frate francescano, dell'Ordine de' Minori Conventuali, il P. Giuseppe Maria Muccioli, publicò negli anni 1780-84 il Catalogo dei Codici della Biblioteca Malatestiana di Cesena; ma molte cose Egli trascurò, di varie non ebbe accortezza; ed il vero si è che nel Catalogo da Lui composto vi sono a lamentare gravissime lacune. E valga il dire che nella descrizione dei 316 Codici, fatta dal Muccioli, non v'è alcuna menzione di 107 Trattati, e che altri Trattati sono indicati senza chiarezza e precisione, in modo da non potere formarsi un giusto concetto dell'importanza del Libro. Inoltre, dopo il Catalogo Muccioli, sono stati aggiunti altri Codici, in numero di 24, e sono stati collocati nella Biblioteca stessa altre Opere. Da ciò emerge sempre più l'importanza, che v'era di fare un altro lavoro sulla Malatestiana; ed io, da parte mia, presento quel poco, che in tempi migliori ho potuto raccappezzare, essendomi dovuto al giorno d'oggi ristringere a poche ricerche, perché brevissimo era il tempo concessomi per consultare i Codici. Si vuole limitare le ricerche agli studiosi; ed è questo, pur troppo, un inconveniente, che si verifica e si ripete anche in altre cospicue Biblioteche, dove si viene, se non ad impedire, a menomare la libertà di far tesoro delle dottrine, che esse racchiudono. Nella Biblioteca Malatestiana vi sono attualmente 340 Codici, 48 Volumi di Opere stampate, e cinque Volumi di Opere manoscritte, le quali differenziano, per la loro origine, dagli altri scritti di epoca remota, o di epoca, per lo meno, non posteriore alla stampa. In una Statistica ufficiale del 1863, publicata in Firenze nel 1865, si afferma che i Codici della Malatestiana sono 395, e che i Volumi in stampa, sono 51; i quali due numeri sono sbagliati, e da ciò si rende manifesta la poca avvedutezza di chi era incaricato di raccogliere le cifre. Nella medesima Statistica si parla anche di molti scrittori cesenati, di cui le Opere sarebbero conservate nella Biblioteca Malatestiana; e fra essi scrittori sono notati un Aulo Lucrezio, un Antioco Tiberti, ed un Giambattista Braschi. Aulo Lucrezio, come ognuno sa, non nacque in Cesena, ove venne soltanto nel 280 avanti l'era volgare, allorché fu in quell'anno dedotta una colonia romana. Da una Iscrizione lapidaria apparisce che Egli fa storico e poeta, ma le sue Opere non sono conosciute, e non si trovano certamente fra i Volumi della Biblioteca Malatestiana. Intorno ad Antioco Tiberti convien dire che fu, è ben vero, nativo di Cesena, ma si deve però aggiungere che le sue Opere sono pur troppo a desiderarsi nelle Biblioteche cesenati, specialmente quella - De chiromantia - la quale fu per la prima volta, stampata in Magonza nel 1494. In quanto a Giambattista Braschi, molti sanno come Egli traesse i natali in S. Pier Damiano, presso Mercato Saraceno, e come, gli fosse data la cittadinanza cesenate, per avere in Cesena lungamente dimorato, ma le sue Opere sono, nella maggior parte, nella Biblioteca Comunitativa, e nessuna certamente è reperibile nella Biblioteca Malatestiana. Ora qui fa d'uopo di dar cenno di altra cosa, la quale ha per argomento la scoperta nella Malatestiana di un frammento di un Poema manoscritto, in dialetto romagnolo, del secolo XVI. Esso frammento, con il titolo Pulon matt, Cantlena aroica, è stato, dato alle stampe in Bologna, in quest'anno, per cura di Giuseppe Gaspare Bagli, pei tipi della Regia Tipografia; e nella prefazione il Bagli narra che la scoperta di quel manoscritto si deve al Dott. Nazzareno Trovanelli, sopraintendente alle Biblioteche cesenati. Basti qui soggiungere che la scoperta di quel manoscritto non ha alcun fondamento di verità, imperocché il manoscritto stesso fu, insieme con altri, acquistato da me nel 1873, per conto del Municipio, dalla famiglia Ceccaroni, che da lungo tempo lo possedeva. Nell'anno medesimo fu detto frammento annoverato fra i Libri della Biblioteca Comunitativa non della Malatestiana, e fu posto nella Scansia 139a al N.° 211, rimanendo così fino da quel l'epoca a disposizione di tutti coloro che hanno avuto vaghezza di leggerlo, per apprendere l'antico dialetto romagnolo del contado di Cesena. La Biblioteca Malatestiana venne istituita nel 1452. Eranvi in quel tempo in Cesena i Frati Minori Conventuali di S. Francesco, che abitavano ove sono ora le scuole tecniche e la Biblioteca Comunitativa. Premurosi essi frati di fondare una Biblioteca annessa al loro Convento, implorarono il Pontefice Niccolò V per potere servirsi di un legato di duemila Lire di certo Sante Niccolò Sraccerio, cesenate; e nella loro supplica espressero al Papa di aver già a disposizione, una cinquantina di Codici, e che altri Volumi, per il valore di circa cinquecento fiorini, sarebbero stati loro regalati dal Principe Malatesta Novello, sotto i cui auspici la Biblioteca stessa veniva fondata. Il Pontefice accolse la domanda dei frati, i quali poterono così a loro talento servirsi del legato di Sante Niccolò Sraccerio di Cesena (1). La Biblioteca fu inaugurata sotto il nome di Malatesta Novello. Nella vecchia Sala del Consiglio Provinciale di Forlì v'è una pittura rappresentante l'inaugurazione della Biblioteca Malatestiana di Cesena, affresco di Pompeo Randi, forlivese, ma il pittore, per quanto ingegnoso, e di molta maestria non ha indovinato nel colore e nella forma degli abiti, avendo Egli, invece del colorito e della forma degli abiti dei Frati Conventuali, adoperata, nelle sue figure, la ruvida tonaca dei frati zoccolanti. Si è già detto che i Frati Conventuali di S. Francesco possedevano (per loro dichiarazione) una cinquantina di Codici, prima che venisse fondata la Biblioteca Malatestiana; ma in quanto alla importanza di detti Volumi non si può alcuna cosa precisare, perché non si sa quali essi siano. Di Malatesta Novello ci sono noti quelli fatti da Lui trascrivere, per proprio conto, e sono essi, nella maggior parte, commendevoli, tanto pei caratteri, quanto per le miniature. I Codici copiati per ordine di Malatesta. Novello ascendono a 116 Volumi (2). Ottimo benefattore della Biblioteca Malatestiana fu pure Giovanni Marco da Rimini, dottore in medicina, che per più anni fu in Cesena, nella Corte del Principe Malatesta. Soffriva il Novello di una varice in una gamba, la quale si fece allacciare da un medico greco in Rimini. Progredendo egualmente la malattia chiamò in Cesena Giovanni Marco, che dimorò nella Corte del Malatesta, finché visse questo Principe. Nelle ore, in cui la sua arte gli permetteva di stare in ozio, Giovanni Marco, anziché cercare altri passatempi, si dilettava di pergamene e di codici, che raccolse in copiosissimo numero. Molti Volumi fece esso pure trascrivere, ed uno dei Codici fatti da Lui copiare porta lo stemma, della famiglia Malatesta (Vedi Pluteo IX, Cod. VI, lato sinistro). Dopo la morte di Malatesta Novello ritornò Giovanni Marco in Rimini. Fu poi chiamato come archiatro alla Corte di Roma, per grave malattia del Pontefice Sisto IV, e colà, mentre attendeva alla guarigione del Papa, cessò di vivere nel Febbrajo del 1474. Prima di morire, volle imitare la generosità di Malatesta Novello, disponendo con legato testamentario, che tutti i suoi Libri venissero consegnati ai Frati del Convento di S. Francesco di Cesena, per essere depositati nella Biblioteca Malatestiana (Vedi pag. 180 e seguente del presente Volume). Di un Codice fu donatore alla Biblioteca Malatestiana Sigismondo Pandolfo Principe di Rimini, fratello di Malatesta Novello (Pluteo XI, Cod. I, lato sinistro). Altro benefattore, in favore della Biblioteca Malatestiana, fu Niccolo II della famiglia Masini di Cesena. I Codici da Lui regalati sono in numero di dieci. Altri sei Codici furono donati in progresso di tempo; altri tre sono di provenienza dal Comune di Cesena, ed altri quattro furono collocati nella Malatestiana per provenienza dalle soppresse corporazioni religiose, all'epoca di Napoleone I. Di 109 Codici non è conosciuta, in verun modo, la provenienza. Sorse l'edificio, destinato alla Biblioteca, su disegno di Matteo Nuti da Fano, architetto eccellentissimo. Esso edificio è un lungo corridoio, in forma di Basilica a tre navate, con undici archi per parte, sostenuti da vaghe colonne di marmo greco e di squisitissimo lavoro. Fra colonna e colonna trovasi allogato un Pluteo, in cui si veggono i Volumi. Ogni Volume è unito al Pluteo per mezzo di una catenella di ferro. I Plutei sono in numero di 29 per lato; e nella parte destra e sinistra di essi Plutei, quali si veggono da chi entra nella Biblioteca Malatestiana, vi sono emblemi della famiglia Malatesta, che non sono però sempre di uno stesso disegno, ma in tre differenti modi, come osserveremo in seguito nella descrizione dei Codici (Vedi pag. 45 e seg. del presente Volume). In diversi capitelli delle colonne, che sostengono l'edificio della Malatestiana, vi sono gli stessi emblemi. Negli indicati lati dei Plutei, oltre gli emblemi, si vede anche una tavoletta con l'indicazione dei Volumi, che dovrebbero essere in ogni Pluteo, la quale tavoletta fu apposta nel 1625 per cura del P. Angelo Giuliani, frate nel Convento dei Domenicani di Cesena. La Biblioteca Malatestiana fu dotata dal Novello di Ducati duecento d'oro sulla rendita annuale di quattromila Ducati per la vendita da Lui fatta ai veneziani della città di Cervia, con le sue saline (Rogo di Ser Girolamo Nicola, Notaio di Venezia, in data 16 Gennaio 1463); la quale dotazione continuò, di anno in anno, fino al 1509, essendo in quest'anno ritornata la città di Cervia in potere del Papa (3). Può essere benissimo che dei 109 Volumi, dei quali non si conosce la provenienza, ve ne siano non pochi acquistati dai frati con il legato annuo dei Ducati duecento ad essi lasciato dal Novello, Signore di Cesena, a beneficio della Biblioteca Malatestiana e per la riparazione e costruzione della Chiesa di S. Francesco. Fra le Biblioteche, fondate nel medioevo, è la Malatestiana la settima, precedendola soltanto la Palatina di Eidelberga, eretta nel 1390; la Vaticana di Roma, che venne istituita nel 1417; quella della città di Ratisbona, eretta nel 1430; quella dell'Università di Torino nel 1436; l'Imperiale di Vienna, che conta la sua origine nel 1440, e la Laurenziana di Firenze, che fu inaugurata nel 1444. In più volte, prima del Catalogo Muccioli, sono stati trafugati varî Volumi dalla Biblioteca Malatestiana, imperocché vi sono, per lo meno, mancanti un bellissimo ed elegantissimo Plinio, ricordato da Girolamo Bologni da Trevigi nella sua Apologia pro Plinio (4), la Versione fatta dal greco nell'idioma latino da Francesco Accolti di Arezzo delle supposte Lettere di Falaride, tiranno di Agrigento (Girgenti), che il traduttore dedicò a Malatesta Novello, non che la Raccolta delle Iscrizioni, fatta per cura di Giovanni Marcanova, veneto, dedicata egualmente ad esso Principe. Questa Raccolta del Marcanova era in carta pecora, in foglio grande, con bellissime miniature ed eccellenti disegni rappresentanti le antichità di Roma e di altre città massimamente italiane. Di altri Codici, e particolarmente di quelli provenienti da Giovanni Marco da Rimini, ne sono stati portati via moltissimi, dovendo essere a seconda dell'Inventario, i Libri lasciati da esso medico in numero di 119 Volumi. Si vede che nei primi tempi i trafugamenti venivano ripetuti, imperocché Paolo II, con sua Bolla del 19 Gennaio 1466, proibì, sotto pena della scomunica, di asportare Libri dalla Biblioteca Malatestiana. Si può credere che la catenella ad ogni Volume sia stata posta in seguito, per impedire sempre più, in questa guisa, che le sottrazioni si potessero rinnovare. Dei Libri portati via non si ha alcuna contezza, ad eccezione dei due Volumi a stampa, che furono tolti dalle Autorità francesi, e che non sono stati mai restituiti. Essi due Volumi contenevano, l'uno la Cosmografia di Tolomeo, con la data falsa d'impressione del 1462, pei tipi di Domenico de' Lapi di Bologna e l'altro i Commentarî - De Ortographia dictionum - di Giovanni Tortelli da Arezzo, splendido esemplare, in pergamena, della edizione pubblicata in Venezia da Nicolò Jenson nel 1471 (Vedi Pluteo XV, Cod. VI e Pluteo XXIII, Cod. I, lato sinistro) (5). I frati di S. Francesco di Cesena tennero conservata la Biblioteca Malatestiana fino all'epoca della prima soppressione delle corporazioni religiose, avvenuta ai tempi di Napoleone I, e passò poscia la Biblioteca stessa, in proprietà del Municipio. Molti scrittori ed editori si servirono dei Codici della Biblioteca Malatestiana, o per le loro Opere, o per correggere il testo di qualche Autore, allo scopo di farne nuova edizione, come, ad esempio, il P. Martino Del-Castillo, che con l'ajuto dei Codici della Biblioteca Malatestiana ridusse a miglior lezione i Sermoni di S. Pier Crisologo. L'edizione del P. Martino Del-Castillo venne fatta in Lyon nel 1676 pei tipi dei fratelli Anisson e Giovanni Poysuel. Così pure l'edizione delle Opere di Dionisio Areopagita, fatta in Parigi da Boulanger, nel 1644, fu migliorata sui Codici della Bibliotoca Malatestiana. Di tutti coloro però che si servirono dei Codici della Malatestiana sono pochissimi gli scrittori, che hanno ricordate le fonti, da cui attinsero e si fornirono delle loro cognizioni. È una ingratitudine troppo palese, mentre si vedono copiati dai nostri Codici molti brani importanti, ed infiorate le edizioni delle migliori correzioni fatte sul testo dei Codici stessi della Malatestiana. Per ordine del governo francese furono nel 1798 ridotti il Convento di S. Francesco e l'annessa Biblioteca Malatestiana ad uso di casermaggio per la milizia. Le Autorità municipali non volevano prestarsi a tale atto vandalico, ma alla fin fine dovettero piegare il capo, ed i Volumi e Plutei furono trasportati nell'Oratorio di S. Filippo, oggi soppresso. Fu chiuso l'Oratorio alla pubblica devozione, ma tre giorni dopo fu riaperto, ed i Libri con i Plutei furono allogati nell'Ospedale di S. Tobia, che era unito alla Chiesa Cattedrale. Nel 1812 furono ripristinati tanto i Plutei, quanto i Codici, al loro posto, ed in quella circostanza vennero, con molta pompa, nel 15 agosto, deposte in fondo alla Biblioteca Malatestiana le ceneri del Novello, che prima erano nella Chiesa del Convento di S. Francesco. Furono chiuse esse ceneri in una piccola e rozza urna di legno, entro una nicchia formata nel muro, sovra la quale, nell'esterno, fu collocata una croce di ferro, che prima era sul sepolcro di Malatesta Novello, nella Chiesa di S. Francesco. Entro 1'urna fu posta una pergamena, dettata in latino da Basilio Amati, savignanese (6). Nell'urna stessa, al di fuori, venne, in carattere color nero, segnata questa Iscrizione: MANES L'urna fu coperta con questa iscrizione lapidaria, che all'epoca della morte di Malatesta Novello fu posta sul suo sepolcro: D. M. S. Sotto questa lapide mortuaria, nello stesso marmo, vi sono le sigle M. N. (Malatesta Novellus) con frammezzo alle due sigle le tre teste (Vedi nel presente Volume pag. 45). Ora le ceneri di Malatesta non sono più in quell'urna, essendo state nel 1875 poste, insieme con la pergamena dettata da Basilio Amati, in un'altra urna, eseguita su disegno dell'epoca del secolo XV da Filippo Salvatori, intagliatore cesenate. La iscrizione, che era nella vecchia urna, fu rifatta nella nuova, e la lapide sepolcrale, che chiudeva le ceneri, venne collocata più in basso, in modo che presentemente l'urna rimane scoperta o si può da tutti vedere. Come di adornamento al lato inferiore della Lapide sepolcrale, sono stati posti, a carattere majuscolo, in color d'oro, i due seguenti versi, l'uno, storpiato in principio, coi quali si fa dire al Malatesta Novello: DUM MARTIS SIGNA SEQUEBAR Queste parole, sul labbro del Malatesta, mi fanno ricordare il seguente epitafio poetico, che all'epoca della morte di esso Principe fu scolpito sulla sua tomba: CONDITOR HEIC, HEU ! HEU ! PRINCEPS MALATESTA NOVELLUS Vicino al muro, presso la Lapide sepolcrale, venne collocata, nel 1865, nel pavimento, la seguente Iscrizione ad onore di Matteo Nuti da Fano, al cui genio si deve la costruzione del maestoso edificio della Biblioteca Malatestiana. Essa Epigrafe è in questi termini: MCCCCLII Questa Iscrizione, prima del 1865, era al lato destro della porta d'ingresso alla Malatestiana; ed in quell'epoca essendosi fatte, molte innovazioni, ne avvenne che la detta iscrizione fu collocata indecorosamente nel pavimento della Biblioteca stessa. Il 23 luglio 1802 il Ministero degli Interni con sua Lettera alla Municipalità di Cesena, diede ordine che il Comune "far dovesse a proprie spese le riparazioni occorrenti per ristabilire decentemente nella primiera sua sede la Biblioteca Malatestiana, ed impedire così il suo deperimento e conservare quel grandioso locale (8)". Era naturalmente l'edificio in tristissime condizioni, e perciò la Municipalità fu obbligata a rilevantissime spese per fare tutti quei miglioramenti, che erano necessarî, non soltanto per l'ambiente, quanto per ridurre in migliori condizioni i Codici e i Plutei, i quali senza dubbio, trasportandoli, erano stati danneggiati. Fatti i ristauri, fu segnata, nel 1804, nel muro interno della Biblioteca Malatestiana, sopra la porta d'ingresso, una iscrizione, che ricorda la licenza militare francese, il trasporto dei Codici e il loro ripristinamento nella Biblioteca Malatestiana, in detto anno, allorché sembrava che le armi napoleoniche vincitrici avessero assicurata la pace nelle italiane contrade. Ecco l'Iscrizione: BIBLIOTHECAM . MSS . CODICVM Malatesta Novello nacque in Brescia da illegittimi amori di Pandolfo con Antonia di Giacomino de Barignani di quella città. Venne legittimato da Martino V nel 1428. Fu guerriero e letterato di qualche grido a' suoi tempi, ma queste sue doti, se allora gli apportavano vanto non erano però sufficienti ad assicurare a Lui stesso un nome presso la posterità; il che raggiunse con assumere il titolo di fondatore della Biblioteca Malatestiana. Se un Principe erige librerie, dice uno scrittore, arreca senza dubbio giovamento agli amatori delle lettere e lustro a sé medesimo. La fondazione di alcune Biblioteche ha reso immortale il nome di alcuni Principi, che senza questo aiuto sarebbero stati certamente poco noti o mal noti. Il Clementini nel suo Raccolto Storico intorno alla città di Rimini (Parte 2.a, pag. 282) afferma che il Malatesta Novello, fra le parecchie cognizioni, che aveva, fu ancora intelligente della lingua greca. Per tradizione mantenutasi costante si vuole anche che il Novello, per amore del greco idioma, facesse comprare molti codici greci in Costantinopoli, e che mentre venivano trasportati in Italia, una fiera burrasca costringesse il comandante della nave a gettarli in mare. Si crede che il Malatesta coltivasse pure la poesia, specialmente latina. Basinio Parmense in fine del suo Poema, intitolato - Astronomicon - così, dopo di aver detto di Sigismondo Malatesta parla del Novello: Nec minus insigni sese germanus honore Nello stesso anno, in cui vennero deposte le ceneri del Novello nella Biblioteca Malatestiana, fu acquistato da Giuseppe Masini, allora Podestà di Cesena, un medaglione in bronzo, coniato da Vittore Pisani sopranominato il Pisanello. Esso medaglione fu messo dentro una cornice, e fu appeso con catenella d'ottone al muro, sotto la lapide sepolcrale, che contiene l'Iscrizione riportata in questo Proemio (Vedi pag. XXI). Il medaglione sta nel quadro in modo che si gira e si può vedere da ambedue le parti. Da un lato ha il medaglione il busto armato del Principe Malatesta Novello, con le seguenti parole: MALATESTA . NOVELLVS . CAESENAE . DOMINVS . DVX . EQVITVM . PRAESTANS; e dall'altro lato v'è l'effigie di un guerriero, che avendo legato il cavallo ad un tronco, postosi ginocchioni, con il capo chino, rende grazie al Nazareno di essere stato liberato da grave infortunio (9). Nella fronte della cornice v'è un filetto d'ottone, con una Iscrizione, di metallo della stessa lega, in questi termini: BIBLIOTHECAE . MALATESTIANAE . MVNICIPIVM . CAESENAE. Nel di dietro della cornice vedonsi, incise sul legno, queste parole: IOSEPH . MASINIVS . DOMO CAESENAS . REI . PVBLICAE . IN PATRIA . ADMINISTRANDAE . REGIA . AVCTQRITATE PRAEFECTUS . D. Altri quattro medaglioni sono nella Biblioteca Malatestiana, donati nel 1866 dall'Avv. Pacifico Fattori di Pesaro; ed a questo suo atto di generosità fu indotto dalla benevolenza del Prof. Robusto Mori, medico primario della città di Cesena, che in quell'anno copriva la carica di sopraintendente alle Biblioteche del Comune. Di essi medaglioni, l'uno è di Matteo Pasti, e rappresenta da una parte Isotta degli Atti, moglie di Sigismondo Malatesta, con questa Iscrizione: ISOTE . ARIMINENSI . FORMA . ET . VIRTVTE . ITALIAE . DECORI; e dall'altra parte un elefante con 1'iscrizione: MATHEI . DE . PASTIS . MCCCCXLVI. Il secondo medaglione è del Pisanello, con il ritratto parimenti di Sigismondo e d'Isotta, sua moglie, con questa Iscrizione da una parte - SIGISMVNDVS . PANDVLPHVS . DE . MALATESTIS . ARIMINI . FANI . D. - e dall'altra con queste parole: ISOTE . ARIMINENS . OPVS . PISANI . PICTORIS. Il terzo medaglione, senza indicazione di Autore, ha da una parte, come i due antecedenti, il Ritratto d'Isotta, con questa Iscrizione : D . ISOTTAE . ARIMINENSI, e dall'altra parte, un elefante, con la data, MCCCCXLVI; la quale corrispondenza di data con il primo dei qui indicati quattro medaglioni mi fa supporre che anche questo sia di conio di Matteo Pasti. Il quarto medaglione non ha nulla di comune con gli altri della Malatestiana avendo da una parte il ritratto di Virgilio Malvezzi di Bologna, con questa Iscrizione: - VIRGILIVS . MALVITIVS . BONON . PATRIAE . DECVS . ET . LIBERTATIS . CVSTOS - e dall'altra parte v'è una figura seduta, con spada in mano, con questa iscrizione MCCCCLXXVIIII . OPVS . SPERANDEI. Il Municipio cesenate, riconoscente per il dono degli accennati quattro medaglioni, decretò che al di sopra di essi fosse posta la seguente lapidaria iscrizione, che venne dettata da D. Luigi Cardinali di Pesaro, allora maestro nelle scuole ginnasiali di Cesena: BIBLIOTHECAE MALATESTIANAE Al lato sinistro dello stesso muro, in cui è 1'urna cineraria, trovasi un emblema, in marmo, della famiglia Malatesta; e vicino ad esso emblema si vede un quadro ad olio, in tela, con il ritratto del Novello, dipinto da Francesco Masini, pittore cesenate, il quale, come dice il Vasari, senza alcun maestro, ma fin da fanciullezza, guidato da straordinario istinto di natura, dando da sé medesimo opera al disegno ed alla pittura, ha dipinto quadri che sono stati molto lodati dagli intendenti dell'arte (10). Sotto il ritratto, nella stessa tela v'è, in carattere nero, questa Iscrizione MALATESTAE NOVELLI CAESENAE PRINCIPIS In più luoghi della Malatestiana v'è una lapide che ricorda il nome di Malatesta Novello, quale fondatore della Biblioteca. Essa lapide è la seguente: MAL. NOV. Questa Iscrizione si trova pura nel muro interno della Malatestiana, ai due lati della porta d'ingresso, e sotto all'una e all'altra lapide esiste ancora, al presente, una ferrata, da cui, ai tempi dei .frati di S. Francesco, osservavano questi se gli studiosi stavano al loro posto. La porta d'ingresso alla Biblioteca Malatestiana ha un ornato in marmo, di disegno grottesco, con questa iscrizione - MALAT. NOVEL. PAND. F. MALAT. NEP. DEDIT - ed ai lati di questa Iscrizione v'è da una parte la grata, è dall'altra le tre teste, ambedue emblemi della famiglia Malatesta. Sopra alla Iscrizione v'è la figura di un elefante, in piccole proporzioni con una fascia con queste parole - ELEPHAS. INDVS. CVLICES. NON. TIMET. - per alludere così ai Polentani, signori di Ravenna, coi quali erano i Malatesta in nimicizia. Al di sopra poi dell'ornato marmoreo della porta, v'è separatamente, un bassorilievo di marmo più fino, che contiene un altro elefante, in maggiori proporzioni, contornato dagli stemmi della famiglia Malatesta, con la stessa fascia e con la medesima Iscrizione. La porta d'ingresso è di buon intaglio, e venne fatta da certo Cristoforo di S. Giovanni in Persiceto nel 1454, come ne fanno testimonianza le seguenti parole, che in quella si leggono: 1454. ADÍ - 15 D'AGOSTO - XPOFARVS. DE. SCO. IOHE. I. PSIXEDO. F. Prima di chiudere questo mio Proemio stimo opportuno di accennare che si trovano giacenti in due tavole della Malatestiana, vicino al muro interno della porta d'ingresso, alcuni Libri corali, non annoverati comunemente però fra i Codici di essa Biblioteca. Sono gli indicati Libri corali in numero di otto, quattro per tavola; ed in quanto a sette furono regalati dal Card. Bessarione, sulla fine del secolo XV; ed un altro Volume, N° 1 d'ordine, è un Libro imperfetto, che è stato unito agli altri, or sono quindici anni. Di detti Libri corali sono da ammirarsi quelli segnati ai N 5°, 7° ed 8° (lato sinistro). Nella prima carta del Libro corale N° 5 v'è miniata l'Ascensione di Gesù Cristo in cielo. Nel verso della carta 12a dello stesso Libro v'è figurata la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli; e nel verso della carta 35a v'è una magnifica effigie del Padre Eterno contornato da Angeli. Inoltre nel medesimo Volume, nella carta 41a, v'è un frate, che celebra il sacrificio della Messa, ed è nell'atto di offrire l'ostia immacolata al divino Padre. Nel libro corale N° 7 v'è una bellissima miniatura che rappresenta l'Assunzione di Maria Vergine. È un lavoro squisitissimo, da paragonarsi ai più superbi lavori usciti dalla scuola del Beato Angelico. Non è noto di questa miniatura, al pari di quelle dei Codici della Biblioteca Malatestiana, il nome dell'artista; ma di ciò non dobbiamo poi muoverci a meraviglia, imperocché, come ci assicura un moderno scrittore francese, le più belle e le più interessanti miniature in Italia sono di soventi lavoro di artisti sconosciuti (11). Nel Libro corale, segnato al N° 8°, v'è la figura di S. Elisabetta, con la palma del martirio. I sette Libri corali, regalati al convento di S. Francesco dal Bessarione, portano, per ciascheduno, lo stemma di esso Cardinale. Anche nella Chiesa degli Osservanti di Cesena v'erano alcuni Volumi, ad uso del coro, con lo stesso stemma del Card. Bessarione. In uno di questi Libri corali v'erano figure di buon minio, ma non però vivaci in quanto alla loro forma ed al loro colorito, e v'era nel medesimo Libro, in caratteri gotici, la seguente dicitura dell'amanuense, la quale viene trascritta letteralmente: Ego fr. Johannes Luchensis ord. fratrū minorum ex provincia tusciae oriundus praesentis voluminis opera scripsi propria manu atq. notavi anno Dńi 1455 qua propter obscecro fratres meos in christo Jhesu, ut pro me peccatore sitis apud Deum piissimi intercessores. Intorno agli indicati Libri corali degli ex-Osservanti di Cesena non si può aggiungere parola, imperocché converrebbe averli sott'occhio per farne una qualche descrizione, ritrovando soltanto fra alcune mie vecchie carte il riportato cenno fatto dall'amanuense Giovanni da' Lucca, dell'Ordine dei Frati Minori. Detto ciò faccio punto, perché da me stesso ben m'avveggo di avere già con questa non breve prefazione abusato abbastanza della bontà dei miei Lettori. Cesena, 20 Giugno 1887 (1) Ecco la Bolla della concessione fatta da Niccolo V, la quale qui trascriviamo in nota, poiché ci sembra che abbia un interesse storico particolare sulla fondazione della Biblioteca Malatestiana di Cesena: (2) Non si conosce il nome di verun miniatore dei Codici fatti copiare da Malatesta Novello. Non è fuori di dubbio che qualche miniatura di essi Codici possa essere di D. Savino da Faenza, eccellentissimo nel dipingere sulla pergamena. Dopo la morte del Novello, fu D. Savino da Faenza Rettore della Chiesa di Carpineta, nel contado cesenate. Di Lui è nota una bellissima miniatura nel Duomo di Cesena. Questa miniatura, in principio del Libro corale N.° III, Pars tertia, rappresenta Gesù Cristo, quando i Giudei volevano lapidarlo, ed uscì dal Tempio. Nei quattro margini della medesima carta, in cui v'è detta miniatura, si vedono altre figure, di vario genere, fra le quali mi sono piaciute particolarmente quelle di S. Giovanni Battista, di S. Pietro, di S. Mauro II, vescovo di Cesena, e di S. Maria Maddalena. Nel margine superiore della stessa carta v'è un Gesù Nazareno con la croce. Nel margine destro si legge: D. SAVINVS . FAVENTINVS . F. (3) Malatesta Novello, oltre dieci Ducati lasciati a cinque Chiese di Cesena, fra le quali la Chiesa di S. Francesco, fece un legato particolare in favore dei Frati Conventuali per la manutenzione della fabbrica della Malatestiana e dei Libri, e per la manutenzione e costruzione della Chiesa. Assegnò per salario e mercede del Maestro degli studenti, che doveva insegnare nella Biblioteca, Lire trenta di moneta di Cesena, da consegnarsi e numerare al Custode della predetta Biblioteca, sotto la guarentigia di due cittadini con giuramento di constatare che la dichiarata somma di duecento Ducati venisse erogata nella Libreria, nei Libri, e nella costruzione e riparazione della Chiesa. Con queste espressioni del testamento di Malatesta Novello rimane incerta la disposizione del legato, essendo sempre, in facoltà dei frati di servirsi del legato stesso, o nell'uno, o nell'altro modo. (4) BONONII HIERONYMI, Apologia pro Plinio, Tarvisii, 1479, in fol. (5) Anche il Codice descritto nel Pluteo XXIX (Cod. XX), posto nella Biblioteca Malatestiana nel 1818, sembra che appartenesse, in epoca antecedente, alla Biblioteca stessa, essendo stato copiato per commissione di Malatesta Novello, e che venisse poscia portato via. Si deve al distinto letterato cesenate, D. Cesare Montalti, se in questo secolo è stato ricuperato. Vedi la descrizione di esso Codice nelle pagine 529-531 del presente Volume. Altro Codice, 1'Isotteo, fu lasciato alla Biblioteca Malatestiana da Giovanni Marco da Rimini, ma anche questo Codice è stato perduto (Vedi Pluteo XXIX, lato sinistro). (6) La Memoria di Basilio Amati, trascritta letteralmente, è la seguente: (7) Nella Lapide, in vece del dittongo OE della parola COELO, si legge il dittongo AE. (8) Lettera alla Vice-Prefettura di Cesena, in data 12 Agosto 1802, esistente nell'Archivio comunitativo cesenate. (9) Il medaglione fu fatto coniare da Malatesta Novello in memoria di avere questo Principe salvata la propria vita nel combattimento di Monte dell'Olmo (Pausula), nel 19 Agosto 1444 ove fu disfatto da Francesco Sforza l'esercito di Francesco Piccinino. (10) VASARI, Vite de' Pittori e Scultori, Vol. 8°, pag. 68. (11) LECOY DE LA MARCHE, Les manuscrits et la miniature, Paris, A. Quintin; in 8° pag. 278. |
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