Open Catalogue of the Malatestiana Manuscripts
 

downloading the zipped file
Konstantinus Houlis

La legatura del Malatestiano D.XXVII.1 della Biblioteca Malatestiana di Cesena


in Libraria Domini. I manoscritti della Biblioteca Malatestiana: testi e decorazioni, a cura di a cura di Fabrizio Lollini e Piero Lucchi, Bologna, Grafis, 1995, pp. 401-407 (1)

Il codice D.XVII.1 della Biblioteca Malatestiana di Cesena è dotato di una legatura di eccezionale fattura, che oltre ad essere molto bella, è anche particolarmente interessante dal punto di vista storico e filologico. Essa presenta tutte la caratteristiche di una legatura eseguita secondo le regole della tecnica bizantina, ma è da escludere che si tratti della prima (2). Il fatto che le note manoscritte nel margine superiore e la numerazione dei fascicoli nel margine inferiore dei fogli risultino tagliate costituisce la conferma di una successiva rifilatura dei fogli, avvenuta dopo la prima confezione del codice. Motivi prettamente tecnici impediscono la rifilatura dei fogli sul margine superiore ed inferiore quando il volume non viene totalmente staccato dalla legatura. Inoltre, essa è stata più volte restaurata (3) con interventi non radicali che hanno interessato il dorso, la cucitura, i capitelli e i fermagli, senza peraltro alterare la sua fisionomia.

Esamineremo le varie componenti della legatura e distingueremo gli interventi di restauro che essa ha subito nel corso dei secoli.

La cucitura

Da un'osservazione accurata, effettuata all'interno dei fascicoli, risulta che la cucitura è irregolare, in quanto i primi e gli ultimi fascicoli sono cuciti su 7 tracce grecate (distanze dal piede in mm. fra i ff. 16-17: 22, 53, 102, 150, 200, 248, 278), mentre il resto dei fascicoli del codice è cucito su 4 tracce grecate (distanze dal piede fra i ff. 198-199: 25, 102, 200, 279). Probabilmente queste ultime tracce sono originali, mentre quelle situate alle distanze 53, 150 e 248 sono state praticate successivamente. Il filo della cucitura dei primi e degli ultimi fascicoli è diverso da quello utilizzato per la cucitura del resto del volume. Anche l'esame dei nodi, realizzati per unire le diverse gugliate del filo di cucitura, indica un'irregolarità notevole soprattutto nei fascicoli della seconda metà del codice. Si notano infatti molti nodi effettuati su fascicoli contigui (fasc. 38, 41, 45, 46, 47, 51, 52, 54, 57), mentre il resto del volume presenta una frequenza di nodi abbastanza regolare (fasc. 4, 12, 22, 30, 32).
Nel corso di un intervento di restauro sono stati applicati in corrispondenza delle tracce grecate sul dorso dei fascicoli (distanze dal piede: 53, 102, 150, 200, 248) dei nervi in spago piuttosto sottile, i quali sono serviti per cucire i primi e gli ultimi fascicoli (evidentemente staccati nell'epoca in cui è avvenuto l'intervento) con una cucitura su nervo singolo. Questi nervi, in seguito, sono stati fissati al dorso con colla di origine animale, la cui presenza si riscontra all'interno dei fascicoli in corrispondenza dei grecaggi. Il dorso del volume è rimasto comunque liscio e leggermente arrotondato.

Le assi

Le assi in legno sono delle stesse dimensioni dei fascicoli (mm. 308x189), presentano la caratteristica scanalatura di sezione triangolare sui tre labbri esterni (4) e una accentuata smussatura sul labbro interno (5). Il sistema adottato per l'aggancio delle assi sul corpo del volume non è osservabile, a causa delle nuove controguardie in pergamena incollate sui contropiatti.

I capitelli

I capitelli attuali, non originali, sono l'uno diverso dall'altro (il che dimostra che la loro esecuzione è avvenuta in tempi differenti durante interventi di restauro). Il capitello di piede, risalente all'intervento più antico, è cucito a mano con fili colorati (colori utilizzati: giallo, verde, rosso) ed è abbastanza rovinato. Si estende soltanto al dorso e non si prolunga sulle due assi, come di norma avviene per i capitelli di fattura bizantina (6). Il capitello di testa è di recente manifattura, è cucito a macchina e semplicemente incollato sul dorso.
Le cuffie realizzate in pelle nuova non hanno mantenuto l'aspetto originale.

I segnacoli

Allo studio approfondito di Anna Pontani (7) a proposito dei segnacoli osservati sui fogli del codice D.XXVII.1, vorrei aggiungere le segnature di tre codici patmiaci che ho avuto occasione di esaminare recentemente, e che presentano lo stesso tipo di segnacoli. Si tratta dei manoscritti: Patm. gr. 174 (secoli XI-XII), dotato di una legatura bizantina molto interessante ma sicuramente non coeva alla scrittura del testo; Patm. gr. 220 (a. 1223) e Patm. gr. 480 (codice musicale, secoli XIV-XV). Per i segnacoli dei mss. 174 e 220 è stata utilizzata sia pelle di color porpora che dorata (come, per es., per il ms. Vaticano greco 81) (8).
Desta meraviglia, ed è comunque fenomeno ancora da approfondire, l'uso di pelle dorata per i segnacoli, in quanto la doratura, quale elemento decorativo delle legature, non risulta essere mai stata adottata dai bizantini. Compare infatti soltanto nel periodo post-bizantino (9).

I tagli

I tre tagli del volume sono decorati ciascuno con un doppio cerchio ad inchiostro (10), che reca all'interno delle scritte in greco: il nome dell'autore "ΔΗΜΟΣθΕΝΗΣ" sul taglio di piede, il nome "ΔΟΥΚΑΣ" sul taglio di testa e il nome "O ΓΑΛΕΩΤΙOΣ" sul taglio davanti; i nomi di "Doukas" e "Galeotios", entrambi possessori del codice, ritengo siano dovuti a mani diverse, mentre i cerchi hanno tutti aspetto simile.

La coesistenza dei nomi dei possessori sui tagli del volume

Secondo la nota manoscritta sul f. II, Ioannis Galeotios è stato l'ultimo possessore del codice prima che esso fosse venduto a Nicolò Martinozzi nel 1431 a Costantinopoli. Doukas, uno dei possessori del volume prima di Galeotios, ne commissionò probabilmente la legatura attuale. Durante l'esecuzione di questa legatura sono stati rifilati almeno i tagli di testa e di piede; infatti, come è stato già accennato, alcune note manoscritte nel margine superiore e qualche numerazione dei fascicoli nel margine inferiore dei fogli risultano tagliate. Doukas ha potuto così scrivere il suo nome (11) sul taglio di testa e il nome dell'autore, secondo l'abitudine (12), su quello di piede. Galeotios, acquistando il codice, non ha commissionato una nuova legatura, ma ha fatto soltanto rifilare il volume sul taglio davanti (ed è questo il motivo per cui i segnacoli risultano tagliati), per poter scrivere il suo nome, inserendolo in un motivo decorativo curiosamente identico a quello del taglio di testa e di piede. Debbo precisare che la rifilatura del taglio davanti non richiede necessariamente lo smontaggio del volume.
Oppure – seconda, più plausibile ipotesi – i tre tagli sono stati rifilati e in seguito decorati durante l'esecuzione di questa legatura, commissionata da Doukas. Quest'ultimo ha vergato il proprio nome e quello dell'autore rispettivamente sul taglio di testa e di piede, e ha lasciato vuoto il cerchio decorativo sul taglio davanti (13). Galeotios, quindi, acquistando il volume, ebbe la possibilità di scrivere il proprio nome, lasciando però anche il nome del precedente possessore.
Non da escludere una terza ipotesi, secondo la quale la legatura attuale del codice D.XXVII.1 sarebbe stata eseguita prima che il volume fosse acquistato da Doukas. I due cerchi sui tagli (di testa e quello davanti) sarebbero rimasti vuoti, perché nessuno dei possessori anteriori a Doukas aveva scritto il proprio nome. L'uso da parte del possessore di apporre il proprio nome su uno dei tagli del volume non è frequente. Per esempio, manca il nome di Isidoro di Kiev sui tagli dei mss. Vaticani Greci 174, 776, 831 ed altri (cfr. infra n. 38), di cui egli fu possessore. In questi casi i disegni realizzati sui tagli svolgono un ruolo solo decorativo.

La coperta

La pelle color marrone della coperta è di eccezionale qualità e in ottimo stato di conservazione. Soltanto il dorso ha subito degli interventi di restauro in corrispondenza della linea di cerniera. Il restauratore, seguendo le regole di un restauro imitativo, oltre a rinforzare la pelle, ha tentato anche di riprodurre la decorazione nei punti danneggiati. Si notano delle linee impresse a secco, a imitazione dei triplici filetti, e un ferro con cerchi concentrici, impresso al punto di congiunzione dei filetti che formano la cornice esterna, diverso da quello utilizzato nei rispettivi punti del complesso decorativo. Le ribattiture e gli angoli della coperta all'interno dei piatti sono nascosti dalle nuove controguardie incollate sui contropiatti.

La decorazione della coperta

I due piatti della legatura sono decorati a secco con lo stesso schema, secondo la tipologia bizantina. Esternamente una doppia cornice formata da triplici filetti circonda il campo centrale. Esso viene diviso in quattro rettangoli con le loro diagonali, risultanti da una croce e una croce di S. Andrea sovrapposte, ottenute con triplici filetti (14). Nel piatto anteriore la cornice esterna è composta da due ferri rettangolari con motivi fitomorfi (Tav. I, n. 1, 2) impressi ripetutamente. Nella cornice esterna del piatto posteriore invece, sono impressi due ferri singoli alternati, uno rotondo raffigurante un uccello, e un altro a cerchi concentrici (Tav. I, n. 5, 8). Gli spazi vuoti dei triangoli centrali dei due piatti sono decorati con ferri singoli (Tav. I, n. 3, 4, 5, 6, 7, 8). Sui due piatti della legatura sono presenti in tutto 8 ferri con motivi differenti. I ferri n. 1, 2, 3 si notano solo sul piatto anteriore, mentre il ferro n. 7 solo su quello posteriore.





Elenco dei ferri (Tav. I)

n. 1. Ferro rettangolare, motivo fitomorfo, 34 x 21 mm.
n. 2. Ferro rettangolare, motivo fitomorfo, 33 x 18 mm.
n. 3. Ferro rotondo, aquila bicipite, diam.: 14 mm.
n. 4. Rosone a 8 petali, diam.: 14 mm (15).
n. 5. Ferro rotondo, animale con la zampa sinistra alzata, diam.: 16,5 mm (16).
n. 6. Ferro rotondo, uccello di tre quarti con le ali spiegate, diam.: 13 mm.
n. 7. Ferro rettangolare con angoli arrotondati, uccello con un ramo in bocca, 11,5 x 11 mm (17).
n. 8. Cerchi concentrici, diam.: 7 mm.

I fermagli

Il codice inizialmente era munito di quattro fermagli: due posti in prossimità del taglio davanti, uno in testa e uno al piede del volume. Dei fermagli di testa e di piede rimangono soltanto i tre fori utilizzati per fissare le bindelle nello spessore dell'asse, disposti a triangolo. Due dei tre fori dei fermagli del taglio davanti sono stati utilizzati per fissare le bindelle dei nuovi fermagli (che sono eseguiti ad imitazione di quelli bizantini) con le parti metalliche (puntali e tenoni) probabilmente originali. Sulla guardia posteriore rimangono impresse le tracce delle estremità delle bindelle antecedenti, che erano integre e non tagliate (18).

Le borchie

Sul piatto anteriore sono presenti 4 borchie angolari a forma di mandorla (19) (33x20 mm.) e una centrale a forma di fiore (diam.: 21 mm). Sul piatto posteriore sono presenti quattro borchie angolari a forma di giglio (20) (30x20 mm.) e una centrale a forma di fiore, identica a quella del piatto anteriore, ma sensibilmente consumata (diam.: 16 mm.).
Come tutti i codici della Malatestiana, il volume ha la catena, fissata con chiodi in ferro e una borchia che ha la forma di un quadrifoglio, nello spessore del piatto posteriore, in prossimità del taglio di piede. Sul piatto posteriore si trovano sei chiodi di bronzo che servivano per fissare la targhetta con il titolo del manoscritto, oggi scomparsa.

Studio comparativo degli elementi strutturali e decorativi

La legatura del Demostene malatestiano è di ottima qualità, molto probabilmente eseguita in una bottega costantinopolitana. Ecco gli indizi che contribuiscono a fondare questa opinione.
Le borchie angolari a forma di mandorla si osservano pure nella legatura del ms. 629 della Biblioteca Nazionale di Atene, di provenienza costantinopolitana (21).
La legatura del codice malatestiano presenta affinità decorative con la legatura dei codici: ms. Vat. gr. 740, di fattura sicuramente costantinopolitana (22), ms. M 46 sup. (= gr. 512) della Biblioteca Ambrosiana (23) e ms. Auct.E.1.6 della Bodleian Library di Oxford (24).
Lo schema generale adottato per la decorazione delle legature di questi codici è leggermente differente da quello impiegato nella legatura del codice malatestiano.
Il ms. Vaticano Greco 740 è databile al secolo XIII, ma la sua legatura di modesta qualità, pur sempre di fattura bizantina, non è coeva alla scrittura del volume (25). Per la decorazione della coperta sono stati adoperati 6 ferri differenti, 4 dei quali sono identici ai ferri 1, 2, 3, 8 (Tav. I) del codice malatestiano. Per quanto riguarda le caratteristiche strutturali, la legatura del Vaticano presenta delle differenze fondamentali. Le assi non sono scanalate, sono sprovviste di borchie e munite di un solo fermaglio sul taglio davanti.
Sulla legatura ms. M 46 sup. sono presenti 8 ferri differenti, di cui 4 sono identici ai ferri 1, 2, 6, 8 (Tav. I) della legatura del codice malatestiano (26). Tra i ferri adoperati per la decorazione della legatura appare anche il monogramma dei Paleologhi, conosciuto dagli studi di B. van Regemorter e di J. Irigoin (27).
Il codice è stato restaurato recentemente (28) e ha perso gran parte degli elementi strutturali d'origine. È impossibile quindi effettuare un esame tecnico per verificare eventuali altre caratteristiche comuni con la legatura del codice D.XXVII.1 di Cesena.
Del resto, l'insieme dei ferri utilizzati per la decorazione dell'Ambrosiano e del Malatestiano è del tutto differente da quello utilizzato nel gruppo di legature con il monogramma dei Paleologhi, individuato e studiato da Irigoin (29).
Ugualmente differenti si presentano i sei ferri utilizzati nella decorazione della legatura del ms. Marciano Greco V 13 (= 1221), che di recente è stato accertato recare lo stesso monogramma iscritto in un cerchio (30).
Il codice di Oxford, ms. Auct.E.1.6, fu in parte scritto e completamente restaurato dal noto copista Georgios Baiophoros (31). La legatura del codice oxoniense è stata eseguita da lui intorno al 1435. Per la decorazione della coperta sono stati adoperati 3 ferri, dei quali 2 sono identici ai ferri n. 4 e 5 (Tav. I) (32) presenti sulla legatura del codice D.XXVII.1 della Malatestiana.
L'insieme dei motivi decorativi presenti sulla legatura del codice di Oxford è però del tutto differente dai ferri adoperati per la decorazione delle legature eseguite per o da Georgios Baiophoros nel monastero Prodromu-Petras a Costantinopoli nei primi decenni del XV sec. (33). A questo gruppo appartengono le legature dei mss. Vat. gr. 19 (a. 1425), Vat. gr. 84 (a. 1425), Vat. Chis. gr. R VI 41 (a. 1424), Leninopol. GPB 58 (a. 1424) e Vind. Suppl. gr. 1 (s. XIV). Per la decorazione delle legature dei codici vaticani e di quello viennese (34) sono stati adoperati 10 ferri con motivi differenti. Ho considerato opportuno presentare l'elenco completo dei ferri utilizzati in queste legature, per mostrare la differenza fra il gruppo di ferri adoperati nella legatura del codice D.XXVII.1 della Malatestiana e il gruppo di ferri utilizzati nelle legature di Baiophoros:
ms. Vat. gr. 19: Tav. II, n. 5, 8, 10.
ms. Vat. gr. 84: Tav. II, n. 1, 2, 3, 5, 6, 8, 9, 10.
ms. Vat. Chis. gr. R VI 41: Tav. Il, n. 1, 2, 3, 4, 5, 8, 10.
ms. Vind. Suppl. gr. I: Tav. Il, n. 5, 7, 8, 10.





Elenco dei ferri (Tav. II)

Quattro ferri sono rettangolari:
n. 1. Motivo fitomorfo ad interlacci, 27 x 13 mm.
n. 2. Motivo fitomorfo stilizzato, 28,5 x 11 mm.
n. 3. Aquila bicipite con cuore fitomorfo, 26 x 12,5 mm (35).
n. 4. Reticolato, 23 x 15,5 mm.
Tre ferri sono iscritti in un rombo:
n. 5. Aquila bicipite, diag.: 25 mm (36).
n. 6. Giglio, diag.: 26 mm.
n. 7. Leone che regge una spada, diag.: 28 mm (37).
Tre ferri sono circolari:
n. 8. Uccello che si becca le zampe, diam.: 13 mm (38).
n. 9. Motivo non definibile, diam.: 12,5 mm.
n. 10. Due cerchietti concentrici, diam.: 7 mm.
Gran parte di questi ferri sono riconoscibili sulle legature dei seguenti codici della Biblioteca Ambrosiana (39):
ms. L 74 sup. (s. XV): Tav. II, n. 1, 2, 3, 5, 10.
ms. C 82 sup. (a. 1426): Tav. II, n. 1, 2, 3, 5, 10.
ms. P 121 sup. (a. 1421): Tav. II, n. I, 2, 4, 10.
ms. E 117 sup. (s. XV): Tav. II, n. 1, 2, 4, 8, 9, 10 (40),
e sulle legature dei seguenti codici della Biblioteca Vaticana:
ms. Vat. gr. 54 (s. XV): Tav. II, n. 7, 8, 9, 10
ms. Vat. Ottob. lat. 1984 (a. 1422): Tav. II, n. 1, 2, 3, 7, 8, 9, 10. Sulla legatura del ms. gr. 433 (a. 1422), appartenente alla biblioteca del monastero di S. Giovanni Teologo all'isola di Patmos (41), compaiono i ferri di Tav. II n. 8, 9, 10.
È necessario un esame dettagliato di queste legature, per accertare se provengono dallo stesso luogo, in cui si fecero le legature dei codici di Baiophoros, e per ampliare l'elenco dei ferri utilizzati. Da un primo esame dei motivi decorativi non risultano comunque presenti in queste legature i ferri adoperati nella legatura del codice di Oxford. Alcune caratteristiche strutturali delle legature di Georgios Baiophoros si presentano però comuni alla legatura del codice di Oxford, come ad esempio l'assenza della scanalatura sulle assi lignee e la presenza di un solo fermaglio (mss. Vat. gr. 19 e Vind. Suppl. gr. 1).
La legatura del codice D.XXVII.1 della Biblioteca Malatestiana di Cesena assume quindi un ruolo particolarmente interessante in quanto si situa, in base ai motivi decorativi presenti sulla coperta, fra la/e bottega/e, di cui si servivano membri della corte paleologa; ad essa si avvicina tramite le affinità decorative con il ms. M 46 sup. dell'Ambrosiana e l'ambiente di Georgios Baiophoros, al quale si collega solo per mezzo del codice di Oxford, ms. Auct. E.1.6. Per il momento i due luoghi rimangono separati; dobbiamo aspettare che vengano alla luce ulteriori indizi per rintracciare meglio il periodo e l'atelier nel quale la legatura del Demostene malatestiano stata eseguita.



(1) Debbo esprimere la mia riconoscenza nei confronti di Anna Pontani, che mi ha fornito l'occasione di studiare la legatura descritta nelle pagine che seguono e mi ha aiutato, con i suoi suggerimenti, a completare le informazioni necessarie alla stesura del presente lavoro.

(2) Si definisce come "prima" la legatura che stata eseguita subito o poco dopo la scrittura del testo. Per il momento non sono noti casi di manoscritti rimasti per lungo tempo senza legatura, quindi si può parlare anche di legatura "coeva alla scrittura del testo", oppure semplicemente di legatura "originale". La "prima" legatura si può datare in base alla datazione del testo. Qualora vari indizi mettano in dubbio la sua "originalità", la datazione del testo costituisce solo un terminus post quem per la legatura. Occorre, in questi casi, ricercare altri elementi (filigrane dei fogli di guardia, note che riguardano la legatura, esame della composizione decorativa ecc.) in grado di fornire informazioni e indizi per precisare il momento dell'esecuzione della legatura del codice. Nell'indagine strutturale e conservativa sui codici malatestiani di Cesena, realizzata da A. M. ADORISIO - E. CASAMASSIMA - C. FEDERICI - L. ROSSI - G. GUASTI, pubblicata (in parte) nella rivista mensile "Informazioni. Opinioni, notizie, libri, ricerche" dell'Istituto per i beni artistici, culturali, naturali della regione Emilia-Romagna, a. V, marzo 1982, 12, è detto pertanto in modo impreciso che il codice D.XXVII.1 ha conservato la legatura originale.

(3) Il dossier relativo al restauro, conservato nella Biblioteca Malatestiana, documenta tre interventi eseguiti in epoca moderna; uno è avvenuto nel Settecento e due nel ventesimo secolo.

(4) Il tipo di scanalatura corrisponde a quello descritto nel volume di C. FEDERICI - K. HOULIS, Legature bizantine vaticane, Roma 1988, 28, fig. 20, 3A.

(5) FEDERICI - HOULIS, 28, fig. 19, 4.

(6) B. van REGEMORTER, La reliure des manuscrits grecs, "Scriptorium", VIII, 1954, 9; J. IRIGOIN, La reliure byzantine, in E. BARAS - J. IRIGOIN - J. VEŹIN, La reliure médiévale: Trois conférences d'initiation, Paris 1978, 28.

(7) Cfr. supra l'intervento di A. FONTANI.

(8) Ibidem.

(9) B. van REGEMORTER, 11.

(10) Oltre ai cerchi si notano, appena visibili, delle linee verticali giallastre, molto inclinate in prossimità degli angoli esterni dei fogli.

(11) Entro il cerchio della decorazione dei tagli si trova anche il nome di Mamuna, erudito bizantino del XV sec., possessore del ms. Vind. Theol. gr. 260 (cfr. A. CATALDI PALAU, La biblioteca di Marco Mamuna, in Scritture, libri e testi nelle aree provinciali di Bisanzio. Atti del Seminario di Erice 18 - 25 settembre 1988, Spoleto 1992, 527).

(12) B. van REGEMORTER, La reliure byzantine (Avant-propos par J. Irigoin), "Revue Belge d'Archéologie et d'Histoire de l'Art", 36, 1967, 126: "à tracer le titre de l'ouvrage à l'encre sur la tranche inférieure en général, rarement sur la gouttière ou sur la tranche supérieure".

(13) Cerchi vuoti si notano sui tagli dei mss. Vat. gr. 508 (s. XII-XIII), Vat. gr. 1333 (a. 1310-1320), Vat. gr. 1585 (a. 1490), Vat. gr. 1616 (s. XII ex.), Vat. gr. 2564 (s. X) e Bruxellensis 11343 (s. XV). I tagli dei mss. Vat. gr. 1333 e 1585 sono riprodotti da FEDERICI-HOULIS, 152, XVII C e D. Il taglio davanti del Bruxellensis riprodotto da van REGEMORTER, La reliure byzantine, Pl. III, d. Le datazioni di questi codici, come di tutti gli altri che cito, sono desunte dai rispettivi cataloghi.

(14) FEDERICI-HOULIS, 66, fig. 37, 6.

(15) van REGEMORTER, La reliure byzantine, Pl. XIX, 11b.

(16) Ibidem, Pl. XIX, 12.

(17) Un ferro molto simile si trova sulla legatura del ms. Vat. gr. 508 (s. XII-XIII): cfr. FEDERICI-HOULIS, 48.

(18) FEDERICI-HOULIS, 40, fig. 35 n. 6.

(19) B. ATSALOS, Sur quelques termes relatifs à la reliure des manuscrits grecs, in Studia codicologica, ed. K. Treu (Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur, 124), Berlin 1977, 28-30: "amigdalia"; van REGEMORTER, Pl. VI, 1, 2, 3, 4.

(20) van REGEMORTER, La reliure byzantine, Pl. VI, 8, 9, 10, 11; FEDERICI-HOULIS, 40 e 154, Tav. XXXIX A.

(21) J. IRIGOIN, Un groupe de reliures byzantines au monogramme des Paléologues, "Revue Française d'Histoire du Livre", 36, 1982, 273-285, fig. 1.

(22) P. HOFFMANN, Une nouvelle reliure byzantine au monogramme des Paléologues (Ambrosianus M 46 sup. = gr. 512), "Scriptorium", XXXIX, 1985, 277.

(23) HOFFMANN, databile al XII-XIII sec.; cfr. G. PRATO, La produzione libraria in area greco-orientale nel periodo del regno latino di Costantinopoli (1204-1261), "Scrittura e Civiltà", 5, 1981, 135 e 143-144 (Tav. 14 a, b).

(24) I. HUTTER in Corpus der byzantinischen Miniaturenhandschriften, B. 3/1, Oxford, Bodleian Library III, Stuttgart 1982, Textband, 112-114; Taf. Nr. 294 (il codice mi è stato segnalato da A. Pontani).

(25) FEDERICI-HOULIS, 83.

(26) Le dimensioni dei ferri n. 1, 2 e 6 presentano una leggera variazione nelle misure in confronto con i ferri 1, 1 bis e 5 dell'Ambrosiano: cfr. HOFFMANN, 277.

(27) van REGEMORTER, La reliure byzantine, Pl. XIX, 18; IRIGOIN, 279, Fig. 3, 4. La presenza di questo monogramma ha indirizzato P. Hoffmann a esprimere identificazioni dei presunti possessori del codice e a formulare un'ipotesi di datazione della legatura eseguita, a suo parere, negli anni 1261-1350 (cfr. HOFFMANN, 277).

(28) HOFFMANN, 276.

(29) J. IRIGOIN. Sono citati da Irigoin i seguenti codici, le legature dei quali presentano il monogramma iscritto in un cerchio: Atene, B. N. gr. 629 (12 aprile 1383), Istanbul, Biblioteca del Serraglio (Topkapi) ms. 2 (s. XIV in.), Meteore, Trasf. 2 (a. 1383-1384), Paris, B.N. gr. 67 (s. XIV), Paris, B.N. gr. 2461 (a. 1330-1360), Vat. Barber. gr. 577 (s. X). Altri due codici presentano sulla legatura il monogramma iscritto in un rettangolo: Atene, B. N. gr. 2469 (met s. XIV), Istanbul, Biblioteca del Serraglio (Topkapi) ms. 28 (prima del 1383). Due legature di lusso in tessuto hanno il monogramma circolare ricamato: Grottaferrata, ms. Z.δ.1 (prima del 1425), Escorial, gr. X.IV.17 (s.XII; ma la legatura di quest'ultimo databile alla seconda metà del s. XV: cfr: H. BUCHTHAL, A Greek New Testament Manuscript in the Escorial Library, in Byzanz und der Westen, Wien 1984, 85). Da un esame effettuato sulle legature dell'Athen. gr. 629, Vat. Barber. gr. 577, Athen. gr. 2469 risulta molto difficile stabilire se esistano ferri comuni fra il gruppo di legature con il monogramma circolare e quello di legature con il monogramma rettangolare. La legatura dell'Athen. gr. 2469 è molto logorata e i ferri, altrettanto consumati, sono quasi illeggibili.

(30) L'identificazione della legatura del Marcianus gr. V 13, che è conservata a parte e presenta sul contropiatto posteriore una nota manoscritta con la data 1383 (term. ante quem per la legatura), dovuta alla cortese collaborazione di Gabriele Mazzucco (Venezia).

(31) E. GAMILLSCHEG, Zur Rekonstruktion einer Konstantinopolitaner Bibliothek, "Rivista internazionale di studi bizantini e slavi", 1, 1981, 285; cfr. anche HUTTER, supra n. 23.

(32) La conferma che i ferri sono uguali a quelli del Malatestiano anche per le dimensioni si deve al cortese riscontro di N. G. Wilson.

(33) E. GAMILLSCHEG, Die Handschriftenliste des Johames Chortasmenos im Oxon. Aed. Chr. 56, "Codices manuscripti", 7, 1981, 53.

(34) Una riproduzione fotografica del piatto anteriore è stata pubblicata da O. MAZAL, Europäische Einbandkunst, Graz, 1970, Abb. 66.

(35) C. FEDERICI - K. HOULIS - P. QUILICI, I "ferri" impressi sulle coperte delle legature. Proposta di codificazione, "Bollettino dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro", 40, 1986, 67.

(36) FEDERICI - HOULIS - QUILICI, 71; van REGEMORTER, La reliure des manuscrits, Pl. 13, b; GAMILLSCHEG (cfr. n. 32), 53.

(37) GAMILLSCHEG (cfr. n. 32), 53. FEDERICI-HOULISQUILICI, 67.

(38) La definizione di questo ferro si deve a G. MERCATI, Scritti d'Isidoro il cardinale Ruteno, Città del Vaticano 1926, ("Studi e Testi", 46), 111-115. GAMILLSCHEG, 53. van REGEMORTER, La reliure des manuscrits, Pl. 13, b. L'autrice riferisce di aver osservato questo ferro, "oiseau se penchant", sulle legature dei mss. Ambr. C 82 sup. e L 74 sup. Gamillscheg ha osservato questo ferro sulla legatura del ms. Basil. A. VII. 1 (s. XII), restaurato da Baiophoros nei primi decenni del XV secolo, cfr. E. GAMILLSCHEG, Zur Geschichte einer Gregor-von-Nazianz-Handschrift (Basil. A. VII. 1 = gr. 34), "Codices manuscripti", 5, 1979, 113 n. 16a.

(39) Debbo i frottis di queste legature, attualmente inaccessibili per la chiusura dell'Ambrosiana, ad Anna Pontani, che li eseguì circa dieci anni fa.

(40) Si veda a proposito A. PONTANI, La biblioteca di Manuele Sofianòs, in Paleografia e Codicologia Greca. Atti del II Colloquio Internazionale (Berlino -Wolfenbüttel, 17-21 ottobre 1983), a cura di D. HARLFINGER e G. PRATO, Alessandria 1991, ("Biblioteca di Scrittura e Civiltà", 3), 551-569.

(41) Due legature di codici appartenenti alla biblioteca del Monastero presentano, tra gli altri ferri adoperati per la decorazione della coperta, un ferro (molto logorato) simile al ferro n. 7 della Tav. II. Si tratta delle legature dei mss. gr. 395 (s. XIV) e gr. 667 (s. XVI).


   
Copyright © 2002 Istituzione Biblioteca Malatestiana. All rights reserved.
Info: malatestiana@sbn.provincia.ra.it.
The text and images can be reproduced only for personal,
didactic and scholarly use, provided that the source be cited.
Use for commercial gain or profit is strictly prohibited.