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Catalogo aperto dei manoscritti Malatestiani |
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Antonio Domeniconi I custodi della Biblioteca Malatestiana di Cesena dalle origini alla metą del Seicento "Studi romagnoli, 14 (1963), pp. 385-396 |
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Una delle più peculiari caratteristiche della celebre libreria, che Malatesta Novello fondò nel 1452 nel convento di San Francesco di Cesena, è notoriamente il controllo oculato e costante che il Comune, per volontà del fondatore, esercitò sull'istituto sin dalle sue origini, così da farlo apparire più come una fondazione pubblica che come un istituzione privata. Oltre a sostenere le spese per il suo mantenimento e la manutenzione, a tenere le chiavi, a vigilare sul patrimonio librario (del quale venivano redatti inventari che si conservavano fra i documenti comunali), ad esercitare un severissimo controllo sul prestito dei volumi, il Comune di Cesena ebbe sin dalle origini anche il privilegio della nomina e della eventuale destituzione dei custodi della libreria, i quali venivano pagati dalla cassa comunale e alla medesima dovevano dare idonea cauzione "de bene et diligenter custodiendo et salvando dictos libros" (1). Questo complesso di provvedimenti giuridici ed amministrativi riferentisi ai custodi della Malatestiana rende cosi possibile la ricostruzione pressoché integrale della serie dei custodi dalle origini al 1671, quando, per una deprecabile vertenza fra Convento e Comune, i rapporti fra i due enti in relazione al funzionamento della biblioteca si interrompono per oltre un secolo. La serie si apre con frate Francesco di Bartolomeo da Figline, una figura per altro verso di primo piano nella storia della Malatestiana per i molteplici aspetti che la illuminano. I documenti che lo riguardano abbracciano un arco di quasi trentacinque anni, dal 13 ottobre 1439, quando lo troviamo per la prima volta in un elenco di frati del convento (2), all'aprile 1472, quando compare per l'ultima volta nei registri della Depositeria comunale (3) quale titolare della provvigione decretatagli dal Consiglio comunale come custode della libreria. Si può dunque supporre che egli sia morto in quel torno di tempo o poco dopo. Di lui sappiamo inoltre che il 10 marzo 1450, con bolla di Niccolo V (4), veniva nominato preposto della chiesa di S. Bartolomeo di Tipano (presso Cesena), che era famigliare in casa di Malatesta Novello, del quale era cappellano, come risulta, tra l'altro, da un documento del 9 ottobre 1456 (5) e da un altro dell'undici febbraio 1462 (6), che fu anche rettore della chiesa di S. Severo, in quanto come tale ricordato in due documenti, uno del 3 marzo 1468 (7) e un secondo del 13 maggio 1469 (8). Di maggior interesse è il fatto che egli fosse anche buon copista e che nella sua attività come tale ci abbia lasciato 5 codici, quattro dei quali eseguiti per Malatesta Novello (codd. mal. D.VI.4; D.VI.5; S.VI.4 e S.XXV.5) e uno (S.XXIV.5) per il famoso maestro Giovanni di Marco da Rimini, che dopo essere stato medico condotto a Cesena (9) e poi medico privato prima di Malatesta Novello e in seguito di Sisto IV a Roma, morì lasciando tutto il suo prezioso patrimonio librario alla Biblioteca Malatestiana, dove tuttora in gran parte si conserva. L'attività di copista di frate Francesco da Figline è documentata fra il 1451 (data del suo primo codice datato e firmato, il S.XXIV.5) e il 1457, quando scrive e data il S.XXV.5. Ma è da supporre che la sua attività scrittoria sia continuata anche oltre questa data. L'ultimo suo codice potrebbe essere il D.VI.5, non datato e non firmato, perché terminato da altra mano. Poiché il suo primo codice datato (il S.XXIV.5) è quello scritto per Giovanni di Marco, si può anche ragionevolmente supporre che per il medico riminese egli abbia iniziato la sua attività di amanuense e che poi, visto il buon risultato, egli sia stato ingaggiato da Malatesta Novello. Frate Francesco da Figline fu anche buon amico di un altro ben noto copista di Malatesta Novello, Ser Giovanni da Epinal, del quale, quando venne a morte nel 1467, egli fu esecutore testamentario (10). Ma l'aspetto che più ci interessa, agli effetti della ricerca che stiamo conducendo, è la sua figura come custode della libreria di Malatesta Novello. Benché manchi in proposito una precisa documentazione, possiamo senz'altro supporre che egli sia stato il primo della lunga serie, sia per i legami che lo univano a Malatesta Novello, sia per la sua qualità di buon amanuense, iniziata già anteriormente alla fondazione della biblioteca. In realtà il primo documento che lo qualifica custode della libreria è del marzo 1461 (11). Quel giorno, infatti, per espressa disposizione di Malatesta Novello, gli Anziani del Consiglio comunale fanno una visita ufficiale a quella che allora era ancora chiamata, oltre che "libraria Sancti Francisci", anche "libraria domini", allo scopo di constatare la consistenza del patrimonio librario e fare redigere un inventario, come pure disposto dal magnifico signore (12). A riceverli vi è appunto frate Francesco da Figline, il quale fa loro constatare il numero dei libri esistenti nei banchi: 72 nella fila di destra e 82 in quella di sinistra. La visita si ripete il 2 maggio dello stesso anno (13), alla presenza anche del podestà. Anche questa volta li riceve frate Francesco il quale, come specifica il documento, "regit et gubernat libros predictos", e che, alla loro osservazione sulla mancanza di un volume, spiega come esso si trovi presso il magnifico signore per la correzione. Altra visita, con le modalità delle precedenti, è documentata in data 5 settembre 1461 (14). Che l'attività di frate Francesco da Figline come custode della libreria sia continuata oltre questa data e fino alla sua morte è documentato dal Liber expensarum della Depositeria comunale dell'anno 1472 (anteriormente a questa data tali registri sono mancanti), nel quale, fra le spese straordinarie, è registrato per i mesi di gennaio-aprile un compenso mensile di una lira al nostro frate Francesco "pro custodia librarie Sancti Francisci", quale provvigione deliberata dal Consiglio (15). Questa provvigione di 12 lire annue (assai modesta, se si considera che, ad esempio, il custode del pubblico orologio, come risulta dal medesimo Liber expensarum, percepiva 18 lire all'anno) rimarrà pressoché immutata per un lunghissimo periodo di anni, esattamente fino all'ottobre 1660, quando essa verrà addirittura ridotta, sia pure in misura lieve, e portata a 18 soldi e 2 denari (16). Nel maggio del 1472 frate Francesco da Figline, come già accennato, non risulta più nei libri del Depositario come custode della libreria. Dobbiamo quindi supporre che egli sia morto in quel torno di tempo o che una grave infermità abbia reso necessaria la sua sostituzione. Al suo posto figura, dal maggio 1472 al gennaio 1476, un non meglio specificato frate Girolamo (17). Potrebbe essere quel "frater Hieronimus Jacobi de Cesena", che troviamo in un elenco di frati contenuto nel già citato documento (un atto di procura) del 13 maggio 1469 (18) e, successivamente, in un altro atto di procura del 26 novembre 1471 (19), sempre relativo al convento di S. Francesco. La sostituzione di frate Girolamo, non sappiamo se per decesso, infermità o trasferimento, avvenne nel febbraio del 1476. Da questo mese all'ottobre 1478 subentra al suo posto un frate Antonio da Sesano, del quale pure ci mancano ulteriori indicazioni (20). A questo punto abbiamo nella documentazione una breve lacuna, che si estende dall'ottobre 1478 (data dell'ultimo mandato ad Antonio da Sesano) fino a tutto febbraio 1480, quando nei libri del Depositario ricompare registrata (dal marzo 1480 al settembre 1483) la spesa per la custodia della libreria (21). Senonché il documento si limita ad indicare tale spesa e il suo ammontare (le solite 12 lire annue), senza indicare il nome del custode. Dobbiamo quindi supporre o che si trattasse dell'anonimo successore di Antonio da Sesano (la cui documentazione, come accennato, si arresta all'ottobre 1478), o che fosse lo stesso Antonio da Sesano, il cui incarico si era prolungato sino a quel termine (settembre 1483), o magari oltre, in quanto dal settembre 1483 troviamo nella documentazione una seconda breve lacuna, esattamente fino al giugno del successivo anno 1484. Comunque siano andate le cose ci deve essere stato in questi ultimi anni, nella custodia della biblioteca, una situazione poco chiara, che si riflette nella mancata sistemazione dell'imponente raccolta di opere che il già ricordato medico riminese Giovanni di Marco nel 1474 aveva lasciato alla libreria di S. Francesco (22). Era ormai trascorso un decennio da quando i 119 volumi, consegnati dalla vedova ad un incaricato del Comune e del convento, erano entrati a far parte del patrimonio della biblioteca, ma la loro materiale sistemazione nella libreria era ancora di là da venire. Non è escluso che proprio a questa decennale incuria sia da attribuirsi gran parte della dispersione della raccolta, che oggi (sebbene una precisa indagine in proposito manchi tuttora) è ben lontana dalla consistenza originale. Le particolari condizioni politiche del tempo possono in parte spiegare questo stato di cose (23). Sta di fatto che in data 14 giugno 1484 il Consiglio comunale delibera di eleggere un nuovo custode (la delibera non fa nomi, ma si vedrà in breve chi sarà il nuovo eletto) e di far svolgere, per mezzo del consigliere Ser Giovanni degli Abbati, una inchiesta sui libri di Giovanni di Marco, facendoli sistemare definitivamente nella libreria (24). Il 20 agosto dello stesso anno una nuova delibera dà mandato di consegnare le chiavi della libreria "alicui probo et bono sacerdoti dicti conventus" (sempre senza far nomi) "qui diligenter curet et custodiet dictam bibliotecam ne libri in ea existentes dilapidentur ab aliquo" (25). Si stabilisce inoltre che la consegna delle chiavi avvenga "data tamen idonea cautione de bene et diligenter custodiendo et salvando dictos libros". La ricerca di questo nuovo fidato custode non dovette essere tanto facile né breve. Infatti solo dal gennaio dell'anno seguente (1485) il Liber expensarum ricomincia a registrare la spesa per il nuovo custode, del quale ora veniamo a conoscere il nome: frate maestro Franceschino di Marco da Cesena. Poiché questo frate è una personalità di un certo rilievo nella storia della biblioteca e presenta aspetti di interesse anche al di fuori della nostra ricerca, non sarà inutile soffermarsi un po' sulla sua figura. La prima notizia che di lui abbiamo risale al 13 maggio 1469, quando lo troviamo nell'elenco dei frati del convento riportato nell'atto di procura già da noi citato (26). Il 26 novembre 1471 viene egli stesso nominato dai frati di S. Francesco procuratore con l'incarico di recarsi a Venezia a riscuotere un credito che il convento (o meglio la libreria) aveva nei confronti della repubblica veneta in seguito a un lascito testamentario di Malatesta Novello (27). Il 21 luglio 1474 era stato lo stesso frate Franceschino da Cesena a ricevere in consegna, dalla vedova di Giovanni di Marco, i 119 volumi, che il medico riminese, come già altrove accennato, aveva lasciato alla libreria di S. Francesco (28). La sua nomina a custode della biblioteca deve essere posta quindi in relazione alla precaria situazione di questa raccolta, di cui abbiamo trovato eco nelle discussioni consiliari del 14 giugno e 20 agosto più sopra ricordate. A frate Franceschino va forse attribuita anche la paternità di una cosiddetta Laudatoria oracio, un lungo panegirico in lode di Malatesta Novello, scritto quando il signore era ancora in vita e probabilmente proprio in seguito alla fondazione della biblioteca, della quale nella detta orazione si parla a lungo e in termini entusiastici. Non è neppure escluso che l'operetta (oggi conservata nella Biblioteca Malatestiana, cod. mal. S.XXIX.5) sia autografa. E poiché la stessa mano è chiaramente riconoscibile in una ventina di altri codici della Malatestiana, è altrettanto probabile che il nostro frate Franceschino fosse un buon amanuense, cui è dovuta buona parte del patrimonio librario malatestiano (29). Come già accennato, il Liber expensarum della Depositeria comunale registra l'inizio della carica di frate Franceschino come custode della libreria al primo gennaio 1485, con la solita provvigione di 12 lire annue (30). I pagamenti proseguono regolari fino alla fine di giugno 1489, con una novità dal punto di vista amministrativo: il passaggio cioè della spesa dalla parte straordinaria delle uscite a quella ordinaria: segno che ormai l'amministrazione comunale considerava il mantenimento della libreria come un onere fisso e normale (31). Dal luglio 1489 abbiamo una nuova lacuna fino alla fine di novembre dell'anno seguente. Che ciò non fosse dovuto a una semplice sostituzione di frate Franceschino, ma ad una sua grave infermità, seguita poi dal suo decesso, è dimostrato da un documento di estremo interesse, che oltre tutto consente di trarre importanti notizie accessorie sulla personalità del frate e sullo stato della biblioteca in questo periodo. Si tratta di un inventario, redatto il 20 agosto 1489 dal notaio Novello Borelli (32), nel quale vengono elencati gli oggetti e i libri rinvenuti nello studio del defunto frate Franceschino. Essendo stato egli pagato, come abbiam visto, fino al 30 giugno di quell'anno, ciò dimostra in primo luogo che la sua morte deve essere avvenuta tra gli inizi di luglio e la seconda metà di agosto. L'interesse del documento è dato inoltre dall'elenco degli oggetti e dei libri rinvenuti nel suo studio e che rivelano una personalità complessa di raccoglitore di oggetti d'arte e anticaglie, di studioso di scienze naturali e d'alchimia, di bibliofilo e umanista e, forse, anche di cultore dell'arte medica. Il titolo di magister, preposto generalmente al suo nome, può infatti indurre anche a questa ipotesi, rinforzata dal rinvenimento di numerose opere di medicina fra il suo inventario. Con la scomparsa di frate Franceschino ha inizio a quanto pare un nuovo periodo di incertezza nella custodia della libreria. I libri della Depositeria registrano infatti un nuovo custode, un non meglio identificato frate Severo, tra il dicembre 1490 e il settembre 1491 (33)" dopo di che si ha una nuova e piuttosto lunga lacuna, fino al novembre 1495. La documentazione esistente non consente di stabilire se la lacuna sia reale (cioè se ci sia stata in questo periodo una nuova vacanza nella custodia) o se invece essa sia soltanto nella documentazione. Non è infatti da escludersi che la custodia di frate Severo si sia prolungata oltre il settembre 1491, e magari fino all'ottobre del 1495. La serie riprende al primo novembre 1495 con un frate Evangelista sulla cui identità non è stato possibile raccogliere ulteriori informazioni (34). Di lui si sa soltanto che la sua custodia fu di breve durata: non più di tre mesi. Infatti, a prescindere dai Libri expensarum, che lo registrano fino a tutto gennaio 1496 (35), una delibera del Consiglio comunale del primo febbraio 1496, presa dopo una accesa discussione, ci dà notizia della sua avvenuta destituzione da parte del Consiglio per la poca cura dimostrata nel suo ufficio, essendo tra l'altro venuti a mancare due libri e trovandosi tutto l'edificio della libreria in stato di grave deperimento (36). Al posto di frate Evangelista veniva nominato, con il medesimo provvedimento, un non meglio identificato frate Utino, qualificato nei documenti che lo riguardano con il titolo di magister, al quale fu concesso di reggere la biblioteca per un lungo periodo (quasi 21 anni). Risulta infatti che egli morì il primo gennaio 1518, e la sua provvigione viene infatti regolarmente registrata fino al 31 dicembre 1517 (37). Alla scomparsa di frate Utino prendeva il suo posto frate Antonio da Padova, la cui reggenza doveva tuttavia essere di assai breve durata. Preso possesso del suo incarico il primo gennaio 1518, egli vi rimase per pochi mesi appena, come risulta dal Liber expensarum del Comune, che registra la spesa fino a tutto febbraio di quell'anno (38), e dal fatto che già in data 21 maggio veniva nominato dal Consiglio un nuovo custode (39). Il documento specifica che la nomina avveniva per decesso del nostro Antonio da Padova. V'è quindi da supporre che la sua morte sia intervenuta verso la metà di maggio. Con la nomina del nuovo custode, Antonio Rodosio detto Alemanno, ha inizio un nuovo periodo, relativamente lungo, di stabilità nella custodia. La documentazione amministrativa al suo nome è infatti quasi ininterrotta dal 21 maggio 1518 al maggio 1529, quando, in un giorno non precisato di questo mese, anche Antonio Alemanno veniva a morte (40). Gli succedeva dal primo giugno di quell'anno un non meglio identificato frate Paolino, il cui nome resterà legato alla biblioteca quale custode per un lunghissimo periodo di anni (esattamente fino al febbraio 1570), tolta una interruzione non esattamente identificabile, ma comunque posteriore al giugno 1533 e durata fino a tutto settembre 1545 (41). Il mandato per la custodia di frate Paolino è infatti documentato a tutto il maggio del 1533, poi vi è nei Libri expensarum una lunga interruzione fino al 1547. Ma un documento del 23 settembre 1545 registra nuovamente la sua nomina, in quanto il custode in carica, certo maestro Cristoforo, "vadit ad guardianatum Lonzani" (42). Questo non meglio identificato maestro Cristoforo deve essere dunque stato custode da una data non documentata ma comunque posteriore al maggio 1533 fino a circa tutto settembre 1545. La custodia di frate Paolino, sia pure con l'interruzione di maestro Cristoforo, ebbe, come si è visto, la durata di oltre 40 anni. Essendo documentato il pagamento della provvigione dovutagli fino a tutto il febbraio 1570, è da supporre che egli sia morto in quel torno di tempo. Dal marzo 1570 egli risulta comunque sostituito con un frate Agostino, che tenne l'incarico fino alla fine del 1578 (43)" dopo di che la documentazione amministrativa si interrompe per un intero anno. Riprende nel gennaio 1580 con un non meglio specificato frate Francesco, il cui pagamento è documentato fino a tutto dicembre 1582 (44). Già in data 28 settembre 1582, però, il Consiglio comunale lo aveva sostituito con certo frate Cornelio, che risulta in carica sino alla fine del 1591 (45). Dal primo gennaio 1592 frate Cornelio viene sostituito (non sappiamo se per decesso o altro motivo) dal maestro Pio Fantaguzzi, il cui incarico è documentato ininterrottamente per i successivi 18 anni, e precisamente fino alla fine di febbraio del 1610 (46). Una lacuna di sette anni nella documentazione non consente di stabilire se il servizio del Fantaguzzi sia effettivamente cessato nel febbraio 1610 o meno, né se quello del suo successore, il maestro Valerio Lonardelli, la cui documentazione ha inizio col primo gennaio 1617, si sia invece iniziato magari prima di questa data. Di certo risulta che il servizio del Lonardelli ebbe termine una ventina di d'anni dopo questa data, e precisamente nel settembre 1636 (47). Dopo una breve custodia di un certo maestro Agostino Lazzarini, durata esattamente dall'ottobre 1636 al febbraio 1637 (48), nell'aprile dello stesso anno 1637 l'incarico veniva affidato al maestro Pietro Foschi che lo teneva fino alla fine di agosto del 1652 (49). Gli subentrava nel settembre 1652 il maestro Michelangelo Tonti, il cui incarico è documentato fino a tutto l'aprile del 1671 (50). Risulta tuttavia che fin dal 1664 padre Tonti è infermo e impossibilitato a uscire dalla sua camera (51). L'infermità si prolungò per circa un decennio perché in data 1674 egli risultava ancora in vita (52). Tuttavia in data 16 luglio di quello stesso anno era già morto (53). Con l'infermità di padre Michelangelo Tonti, e precisamente con i primi mesi del 1671, ha inizio nei rapporti fra il Comune e il convento un periodo di forte contrasto, che non manca di ripercuotersi sulla documentazione relativa ai custodi. Dai documenti esistenti in proposito (54) si rileva che, non si capisce bene per quale movente, in questo periodo sorge fra convento e Comune una forte divergenza in relazione al diritto di tenere le chiavi della biblioteca. È probabile che tale divergenza covasse da tempo sotto la cenere e che essa sia esplosa apertamente quando, per la prolungata infermità di maestro Tonti, il Comune avrà tentato di procedere alla nomina di un nuovo custode, incontrando l'ostilità di qualcuno, forse dello stesso Tonti. Da una questione di forma la divergenza deve essersi allargata a una questione di sostanza. E l'amministrazione comunale, messa davanti al rifiuto dei frati di riconoscere la sua autorità sulla biblioteca, deve aver reagito, in un primo tempo, con un provvedimento strettamente amministrativo, interrompendo cioè i pagamenti per la custodia della libreria. Sta di fatto che, dal maggio 1671, i Libri expensarum del Depositario non registrano più alcun pagamento per il custode. Tuttavia, a dimostrazione del fatto che la controversia era ancora in sospeso, per molti anni ancora, e precisamente fino al 1711, la posizione della biblioteca come spesa per la custodia appare ancora negli indici di repertorio apposti all'inizio di ogni Liber expensarum. Ma poi all'interno, alla carta indicata nell'indice stesso, nulla risulta (55). Dal 1712 in avanti il nome della biblioteca scompare anche dal repertorio e con ciò si perde ogni traccia dei rapporti amministrativi tra Comune e convento (56). Si interrompe così la preziosa serie documentaria che fino ad ora aveva consentito di seguire quasi senza interruzione questo importante aspetto della storia della Malatestiana. Dovrà arrivare l'invasione francese e con essa l'instaurazione di un nuovo ordine politico e amministrativo, perché il Comune, con la nomina del nuovo bibliotecario, il laico Serafino Zanotti, incaricato della custodia in data 30 nevoso dell'anno VI, vale a dire 19 gennaio 1798 (57), riassumesse in pieno sull'istituto quei diritti, che già il suo fondatore gli aveva attribuiti. |
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(1) Cesena, Archivio Storico Municipale (che d'ora in avanti si indicherà semplicemente con la sigla AS), vol. 56, cc. 30v-31r. (2) AS, Congr. Rel., vol. 678, anno 1439, c. 2v. Trattasi di una convenzione fra il convento e il pittore Bartolomeo di Tommaso da Foligno per l'esecuzione di una pala d'altare . (3) AS, vol. 1552, c. 135r. (4) Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 403, c. 103r-v. (5) Archivio Notarile Mandamentale di Cesena, Atti di Antonio Stefani 1464-68, s. n. (6) Archivio Notarile Mandamentale di Cesena, Atti di Antonio Zanolini 1460, c. 228r. (7) Archivio Notarile Mandamentale di Cesena, Atti di Antonio Zanolini 1462, 60, c. 28r. (8) Archivio Notarile Mandamentale di Cesena, Atti di Gaspare Marzi 1467-71, cc- 33r-v. (9) AS, vol. 43, c. 16r. La notizia si riferisce all'anno 1433. (10) Si veda in proposito A. DOMENICONI, Ser Giovanni da Epinal copista di Malatesta Novello, in "Studi Romagnoli", X (1959), pp. 261-282. (11) AS, vol. 47, c. 42v. (12) AS, vol. 47, c. 25v. (13) AS, vol. 47, c. 52v. (14) AS, vol. 47, c. 65v. (15) AS, vol. 1552, c. 135r. (16) AS, vol. 1614, c. 58v. (17) AS, vol. 1553, c. 146r; vol. 1502, c. 113v. (18) Cesena, Archivio Notarile Mandamentale, Atti di G. Marzi 1467-71, cc. 33r-v. (19) Forlì, Archivio di Stato, S. Francesco di Cesena, Pergamene, n. 11. (20) AS, vol. 1502, c. 113v. (21) AS, vol. 1505, f. 50r. (22) In L. TONINI, Appendice di documenti al V volume della Storia di Rimini, Rimini 1882, pp. 262-269. (23) Si veda in proposito A. DOMENICONI, La Malatestiana, Udine 1960, pp. 49 ss. (24) AS, vol. 56, parte II, c. 16v. (25) AS, vol. 56, parte II, cc. 30v-31r. (26) Cfr. nota 18. (27) Forlì, Archivio di Stato, S. Francesco di Cesena, Pergamene, n. 11. (28) Cfr. TONINI, op. cit., p. 262, dove è detto che l'inventario per la consegna viene fatto "ad instantiam et peticionem... fratris Francisci quondam Marci de Cesena". (29) Sulla questione relativa alla figura di frate Franceschino ed alla sua eventuale qualifica di autore della Laudatorio oracio ed amanuense malatestiano mi propongo di approfondire la ricerca (di cui qui accenno solo i primi risultati) in altra sede. (30) AS, vol. 1512, c. 60r. (31) AS, voll. 1515, c. 49r e 1516, c. 69r. (32) Cesena, Archivio Notarile Mandamentale, Atti di Novello Borelli 1489, s. n. (33) AS, vol. 1516, c. 69r. (34) AS, vol. 1521, c. 11v. (35) AS. vol. 1522, c. 3r-v. (36) AS, vol. 60, cc. 14v ss. (37) AS, voll. 1528, c. 29v; 1529, c. 53v; 1558. c. 11r; 1562, c. 172r-v. (38) AS, vol. 1562, c. 172v. (39) AS. vol. 64, V, s. n. (40) AS, vol. 1562, c. 172v; 1564, cc. 172r ss. c. 173r; 1530, c. 29r; 1532, c. 7v. (41) AS, vol. 1564, c. 173r; 1665, c. 63v ss.; 1535. c. 93v; 1571, c. 120r ss.; 1573, c. 46r ss.; 1665, c. 63v ss.; 1535, cc. 84v e 97r; 1536, c. 145r. (42) AS, vol. 69, v, s. n. In tale occasione veniva redatto (19 ottobre 1545) un nuovo inventario dei libri per la consegna a frate Paolino (cfr. Archivio Notarile Mandamentale, Atti di Pietro Ancarani 1545, cc. 274r-262v). (43) AS, vol. 1535, c. 86r, 91r, 98v, 108v, 109v, 119v, 130r-v, 134v, 142v, 146v, 148v, 149r; 1536, c. 145r; 1537, c. 86v, 48r; 1538, c. 81v; 1665, c. 63v; 1573, c. 47v. (44) AS, vol. 1539, c. 51v. (45) AS, vol. 95, I, c. 39v; 1574, c. II, V, 1577, c. 2r, 44v, 52r, 62r; 1578, c. 6v, 28r, 31r, 40r, 56v; 1579, c. 32r; 1668, c. 25r s.; 1580, c. 24r. (46) AS, vol. 1581, c. 13v; 1582, c. 7v; 1583, c. 18v; 1584, c. 10v; 1585, c. 4v; 1586, c. 5v; 1587, c. 6v; 1588, c. 6v; 1589, c. 17v; 1590, c. 9v; 1591, c. 15v; 1592, c. 30v; 1593, c. 11v; 1594, c. 6v; 1596, c. IV. (47) AS, vol. 1599, c. 9v; 1600, cc. 9v e 83v; 1601, c. 26v; 1602, c. 25v; 1603, c. 18v; 1604, c. 11v; 1605, c. 19v. Nella continuità della custodia di padre Lonardelli vi è un punto oscuro, in quanto da una notizia inserita in un codice della Malatestiana (il S.IX.4, ultima carta) risulterebbe custode per il 1625 frate Bernardino Manzoni, il noto autore della Cronologia stampata a Pisa nel 1643. Poiché tuttavia la documentazione dei Libri expensarum non lascia dubbi sulla continuità della custodia Lonardelli dal 1617 al 1636, dobbiamo supporre che il Manzoni abbia tenuto l'incarico solo ad interim per un'assenza temporanea del Lonardelli. (48) AS, vol. 505, s.n. (49) AS, vol. 1607, c. 61v; 1608, cc. 16v e 80v; 1609, cc. 57v ss.; 1610, cc. 54v ss.; 1610 bis, cc. 52v ss; 1611, c. 53v. (50) AS, vol. 1611, cc. 53v ss; 1612, c. 50v; 1613, c. 60v; 1614, c. 58v; 1615, c. 58v; 1616, c. 58v; 1617, c. 61v; 1618, c. 60v. (51) AS, Congr. Rel., vol. 674, c. 18r. (52) AS, Congr. Rel., vol. 674, c. 30r. (53) AS, Congr. Rel., vol. 674, c. 31v. (54) AS, vol. 505, s.n. (anno 1671). (55) AS, voll. 1619-1626. (56) AS, voll. 1627 ss. (57) AS, vol. 2369, cc. 37v-38r. |
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