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Catalogo aperto dei manoscritti Malatestiani |
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Carlo Dolcini La cultura premalatestiana e le origini della Biblioteca in Storia di Cesena, II.2, Il Medioevo (secoli XIV-XV), a cura di Augusto Vasina, Rimini, Ghigi, 1985, pp. 115-127 |
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1. Premessa Questo studio riguarda la chiesa e convento di S. Francesco (1) e la cattedrale di S. Giovanni Battista sul Garampo (2). Sono le due istituzioni religiose che rispecchiano situazioni e personaggi della cultura cesenate prima del ‘400. Non in maniera organica: possiamo disporre soltanto di scarse indicazioni. La chiesa dei Minori e l’antica cattedrale sono scomparse. Il convento di S. Francesco – dal ‘300 sede di uno Studium (università) – fu più volte rimaneggiato nel corso dei secoli. Non solo le vicende edilizie hanno un profilo denso di lacune; ancor più dispersa e intangibile è la tradizione culturale. Abbiamo reliquie, frammenti che ci rendono nota con lunghi intervalli qualche linea di storia di idee. Non sono inaccessibili ma non consentono una completa messa a fuoco. In questo studio si lascia da parte l’analisi delle fonti epigrafiche, in attesa di ulteriori contributi da parte di Augusto Campana, che ancora nel 1980 è tornato sul medesimo argomento (3). Non sarà necessario riprendere vicende e problemi già affrontati nel volume anteriore: una teologia cesenate del corpo mistico della Chiesa, espressa attraverso la più antica carta dell’archivio capitolare (1042) (4); un gruppo di maestri di diritto canonico – Giovanni Anguissola (Aguselli), Taddeo Anguissola e Taddeo da Pocaterra – di origine cesenate ma attivi presso l’Università di Padova nel periodo 1288-1309 (5). Parlare di cultura "premalatestiana" significa scegliere una convenzione e metterla alla prova. Sarebbe ingenuo pensare che quel fenomeno sia alla fine nel 1378, quando comincia il dominio malatestiano su Cesena. Ancora una volta si verifica la validità di un apparente paradosso: la fine di un’epoca non coincide con il principio di un’altra. Così avviene per il monumento letterario più considerevole dell’età premalatestiana: la cronaca cesenate in latino. Gli Annales Caesenates con la loro formazione a strati attraverso il contributo di notai e canonici della cattedrale furono terminati in un periodo non posteriore al 1362. Ma la tradizione del testo risale all’età malatestiana (6). Ancora, per quanto possa sembrare a prima vista paradossale, le origini della Biblioteca non derivano in modo immediato dal primato e dalla diffusione della cultura umanistica. Qui non voglio essere frainteso: non dubito che per le sue vicende artistiche e la progressiva sistemazione dei codici la Malatestiana sia divenuta una delle più ragguardevoli biblioteche dell’età umanistica, e oggi la meglio conservata. Malatesta Novello, che acquistò meriti immensi per il dono dei codici, entra in scena soltanto nel secondo atto della vicenda. Il primo progetto della Biblioteca si deve ai francescani raccolti nello Studium cesenate attorno allo studio di materie della tradizione scolastica: teologia, giurisprudenza, medicina, logica, matematica e filosofia naturale. Non si verificò una falsa partenza. Al fondo conventuale dei manoscritti fu aggiunta dal 1451ca. la serie, che divenne prevalente anche sotto l’aspetto numerico, dei codici preparati nello scrittorio malatestiano o acquistati per generosità del Signore di Cesena. Non vi fu uno scontro di opposte concezioni del mondo. Nella Biblioteca Malatestiana cultura medioevale e riscoperta dei classici potevano convivere e svilupparsi senza conflitti. 2. Gli " Annales Caesenates" Prima del periodo di formazione degli Annales, un documento ravennate restituisce qualche notizia per conoscere almeno una volta la dimensione culturale dell’episcopato cesenate. Nel chiostro dei canonici e cantori di Ravenna, Donato e Manzino, che rappresentano il clero della cattedrale, designano Rustico canonico cesenate per consegnare al vescovo Oddone i codici che erano appartenuti all’arcivescovo Ubaldo (7). L’atto di consegna è registrato insieme con i titoli dei manoscritti: Digestum Vetus, Codicem, decreta (il Decretum di Graziano o le quattro Compilationes antiquate), historiae, Sententias (i quattro libri di Pietro Lombardo; non si dice se la raccolta sia integrale), Ezechielem (un commento biblico). Il più complesso motivo di studio, collegato al capitolo della cattedrale, si rinviene negli Annales Caesenates. La cronaca latina sembra proprio essere situata tra "la cronachistica canonicale trecentesca e l’erudizione storiografica quattrocentesca " (8). La prima fase indica il periodo di formazione degli Annales. La seconda designa l’epoca dell’unico codice che abbia tramandato la cronaca: non è l’originale, ma una copia. Per quel che riguarda la scrittura, si nota la compresenza di tre mani; almeno una è stata identificata da Ortalli con quella dell’umanista forlivese Paolo Guarini (9). E’ merito dello stesso studioso aver tolto dall’oscurità le fonti degli Annales. Ci sono inserzioni della cronaca di Patrizio Ravennate (10) e si osserva la presenza di un continuatore anonimo per gli anni 1334-1362. Ancor più interessante è la scoperta della poligenesi del testo per il periodo anteriore. La sistemazione in un’unica opera fu compiuta nel 1334 da Francesco arciprete di San Tommaso (11). Confluirono insieme le cronache di due canonici, Riale (12) e Zelino da Luzzena (13), e due notai, Guido da Monteleone (14) e Pietro d’Aquarola (15). La dimensione culturale, che malgrado il guelfismo degli autori si fondava sulla difesa dell’autonomia cittadina, è descritta con particolari da Ortalli (16). Un’altra caratteristica, finora dimenticata, giova a inserire gli Annales Caesenates in un raggio più vasto. Chi registrava le notizie – un notaio, un canonico, un anonimo – non distingueva soltanto gli avvenimenti minutissimi dell’Emilia e Romagna ma divulgava in ambienti di ecclesiastici e notai vicende e problemi di rilevanza europea. La cultura e sensibilità dei cronisti cesenati si impegnava anche nel recupero testuale di documenti di notevole difficoltà e importanza per la mentalità medioevale: la sentenza del I Concilio di Lione (1245), con la quale Innocenzo IV aveva scomunicato e deposto Federico II (17); una lettera di Michele da Cesena a tutti i cristiani (1328), scritta per giustificare con argomenti di fede e ragione la povertà assoluta dei Francescani e condannare gli errori di papa Giovanni XXII (18); la sentenza con la quale Ludovico il Bavaro aveva deposto Giovanni XXII, ai 18 aprile 1328 nella piazza di San Pietro: un documento composito, scritto da Marsilio da Padova, Ubertino da Casale e forse da qualche esponente del ghibellinismo romano (19). Racconta l’anonimo cronista che gli era pervenuto, non richiesto ma per evento improvviso, un manoscritto che conteneva il processo e la sentenza di Ludovico, che si faceva chiamare imperatore, contro il papa. Non per approvarla (nella sentenza si afferma l’indipendenza dell’elezione imperiale e il diritto di deposizione papale da parte dell’imperatore) ma per trasmettere ai posteri una non lieve novità, aveva deciso di registrare il testo completo della sentenza del Bavaro (20). Questo è buon metodo storico. 3. Lo Studium di San Francesco e la Biblioteca Malatestiana: tra Scolastica e Umanesimo L’origine medioevale dell’Università di Cesena, soppressa con decreto del Direttorio di Milano nel 1800: ecco una della più tenaci opinioni degli scrittori di storia locale (21). Beninteso, c’è più di un motivo per mettere in dubbio la sua attendibilità. La genesi dell’istituzione universitaria è con verosimiglianza collegata con la formazione, concessa da Giulio II (1504), del Collegio Giuridico Cesenate (22). Le notizie anteriori al secolo XVI lasciano soltanto intendere l’esistenza di scuole di grammatica e retorica: nel 1324-26 insegnava in Cesena Giovanni del Virgilio, l’autore delle due Egloghe a Dante Alighieri (23); nella Descriptio Romandiole del cardinale Anglico (1371) è registrato il compenso annuale per due maestri di grammatica (24). E’ palese l’incongruenza della tradizione locale che fa risalire al Medioevo l’Università cesenate: anche quando i documenti esaminati sono autentici, è avvenuta, non so se per opportunità o inavvertenza, una confusione fra Universitas Studiorum e lo Studio dei Minori, presso il convento di San Francesco. Quest’ultimo, sì, di origine medioevale ma non assimilabile alla definizione usuale di Università (25). Era uno Studium provinciale, appartenente a un ordine mendicante (26). Qualche suo frammento di notizia si è salvato. Ignoto è l’esordio. Più di cent’anni dopo la fondazione della chiesa e convento di San Francesco una postilla di un codice bonaventuriano tramanda per la prima volta l’esistenza di un lettore, frater Iacobus de Caesena, nel periodo 1382-83 (27). Nel 1394 sono segnalati un lettore, frater Franciscus de Faventia, e un baccelliere, fr. Franciscus de Lendinaria (28). Se il curriculum dello Studium cesenate corrispondeva a quello delle altre scuole francescane, possiamo immaginare che il baccelliere avesse l’obbligo di leggere per tre anni le Sentenze di Pietro Lombardo e al quarto anno la Bibbia, mentre il lettore poteva disputare sul medesimo testo. Bisogna giungere al 1439 per ritrovare un altro baccelliere. Insieme con altri frati, che decidono di commissionare un’opera d’arte a Bartolomeo di Tommaso da Foligno, appare fr. Baptista de Saxoferrato, baccalarius (29). Circa nel 1455 (la congettura è del p. Celestino Piana) è presente nel convento cesenate come magister studentium, un grado accademico inferiore a quello di baccelliere, fr. Helfericus di Babenhausen (30). Questa è la quarta notizia dello Studium. Ma intanto era avvenuta una considerevole novità, per la quale l’impulso e l’intervento dei francescani cesenati sono stati in seguito non proprio dimenticati ma considerati in maniera troppo marginale: l’origine e formazione della Biblioteca Malatestiana. Quale fosse nel convento di San Francesco la sede utilizzata per la conservazione dei manoscritti, non sappiamo. Al 1 dicembre 1429 ‘Fredolus quodam Ser Chicini Fredoli de Fanctinis’, un cesenate con laurea in diritto, lascia tutti i suoi manoscritti giuridici alla libreria dei Frati Minori. Al 9 settembre 1431 è registrata la consegna dei codici; sfortunatamente, senza un loro inventario (31). Una raccolta era già avviata. Circa un decennio più tardi le sue dimensioni pongono problemi. Si manifesta per la prima volta la prospettiva di far costruire una nuova libreria. Ai 12 maggio 1445 Eugenio IV scrive al vescovo di Cesena, Antonio Malatesti, e lo impegna a prendere informazioni circa un legato testamentario (32). Antonio Gazoli di Cesena aveva fatto registrare nel testamento, che dopo la sua morte fosse costruita una cappella nella chiesa di San Francesco, per un valore di 500 lire bolognesi. I frati avevano domandato al papa il consenso di convertire la somma in danaro per la costruzione di una libreria che sarebbe stata necessaria per lo Studium del convento (33). Al fine di soddisfare la volontà di Antonio Gazoli, il guardiano ed i frati chiedono di poter assegnare agli esecutori del testamento una cappella con paramenti, libri, calici e altri oggetti per le cerimonie liturgiche, del valore di 500 lire. Uno dei frati sarà impegnato ogni giorno per celebrare l’ufficio divino. Ai 26 maggio 1450 una bolla di Niccolò V contiene la risposta a una petizione rivolta al pontefice da parte dei Minori di Cesena. Sante di Lorenzo "Scaccerius" aveva istituito come eredi universali la moglie Flora ed il figlio Battista. Se il figlio fosse premorto alla madre, la sua parte sarebbe stata divisa, per metà, tra un fratello del testatore, di nome Lorenzo, e i Francescani. Così era avvenuto e tuttavia i frati non disponevano ancora della quota dei beni a loro riservati. Si indica il motivo della loro sollecitudine. I Francescani si propongono di far costruire una libreria nel loro convento. Malatesta Novello, vicario temporale di Cesena, intende donare diversi manoscritti fino al valore di cinquecento fiorini. Molte spese, che si rendono necessarie, potranno essere sostenute se la parte, che il testatore aveva disposto per i Francescani, sarà utilizzata fino alla somma di duemila lire riminesi per la fabbrica della Biblioteca. Il pontefice considera che la libreria è veramente necessaria per il convento e dalla sua fondazione può derivare grande utilità. Non disponendo di sicure notizie, si rivolge alla discrezione del vescovo Antonio Malatesti perché provveda a far convertire la somma del legato pio per la costruzione della Biblioteca (34). Appare per la prima volta il nome di Malatesta Novello. Questo fatto, insieme con la scoperta che Matteo Nuti era presente in Cesena al 26 gennaio 1448 (35), ha indotto alla convinzione che l’inizio dei lavori per la Biblioteca sia avvenuto nel 1447(36). La mia impressione è diversa. Non ha valore di prova per determinare l’origine della Malatestiana la presenza di Matteo Nuti in Cesena come autore di un lodo arbitrale. In mancanza di altre informazioni, rimane puramente congetturale la sua attività come architetto della Malatestiana nel 1447. Non solo: tre anni dopo, nella bolla di Niccolò V la libreria dei Francescani è ricordata come progetto ancora da compiere, per il quale occorrono danari. Sembra allora verosimile che la fabbrica della Biblioteca non fosse avviata prima del 1450; il termine dei lavori è situato senza difficoltà nel 1452-54 (37). Il 1450 come anno d’inizio per la costruzione della Malatestiana coincide con il periodo della presenza in Rimini di Leon Battista Alberti (38). Recentemente, è sorta un’ipotesi che tien conto del rapporto fra elementi decorativi della Malatestiana e il De re edificatoria dell’Alberti, per attribuirgli la funzione di "ideatore" della Biblioteca(39). Se la data d’origine può essere spostata al 1450, come io credo, l’ipotesi è ancor di più proponibile. Non si va nemmeno ora oltre una congettura; ma sembra di aver fatto un passo avanti per conoscere motivi e momenti, in parte ancora oscuri, della fondazione della Malatestiana. Senza dubbio, ai frati risale l’impegno maggiore nel sostenere le spese per la fabbrica della Biblioteca. Furono proseguiti gli atti legali per dar corso alla convenzione del lascito di Sante Stracceri (40). Il giorno 11 settembre 1451 Marsilio da Cesena, sindaco e procuratore del convento di San Francesco, consegna al procuratore di Flora, vedova di Sante Stracceri ed erede per la metà, e al notaio Stefano Stefani una quietanza per 450 lire bolognesi ricevute come quota ereditaria per i Francescani e riservate e applicate per mezzo del prevosto di Cesena alla costruzione della Biblioteca (41). Nella bolla di Niccolò V (1450) il progetto della libreria è attribuito ai Francescani, la donazione dei codici a Malatesta Novello. In questa suddivisione di programmi e prospettive risiede il punto di origine della Malatestiana. Non il suo ulteriore sviluppo. Dopo il 1450 l’attività di Malatesta Novello diviene prevalente nel dotare Studium francescano e libreria (42) e nell’affidarla al Comune (43). Quando si legge che "i Francescani pensavano forse di modificare ed ampliare semplicemente un corpo di fabbrica preesistente, che costituiva il prolungamento del refettorio (al piano terreno) e del dormitorio (al piano superiore)… Ma l’interessamento del Signore, sensibilissimo al problema della cultura letteraria ed appassionato collezionista di bei codici, dovette ad un certo punto far sentire la necessità di organizzare l’ambiente secondo criteri moderni e di dargli una forma degna di un luogo di Studio" (44), si consente volentieri sul piano generale di valutazione. Soltanto, fa difficoltà la cronologia (1445-47 per Pasini e gli altri autori) che sembra preferibile spostare in avanti, verso il 1450-52 (45). In questo periodo Malatesta Novello faceva "ornare" la Biblioteca (46). Il lavoro nel suo scrittorio era già incominciato (47). La successione degli interventi – prima i Francescani, poi con sempre maggiore intensità il Signore di Cesena – non fu complicata da fratture o incomprensioni reciproche. Come l’ambiente è gotico-rinascimentale, così la sistemazione dei codici rappresenta il punto di convergenza dei due diversi, ma non inconciliabili, mondi culturali. Ne sono espressione concreta il fondo conventuale (48) e quello malatestiano (49). Convivono insieme nei plutei codici con opere della tradizione scolastica e con argomenti di ascendenza umanistica. La dimensione libraria della Malatestiana conferma in modo visibile una tesi di Paul Oskar Kristeller: scolastica aristotelica e tradizione umanistica si svilupparono l’una accanto all’altra attraverso il Rinascimento (50). In Cesena la cultura premalatestiana, tramandata dai Francescani, non è disgiunta dalle origini della Biblioteca: anzi, ne rappresenta una base e un fondamento. (1) C. Dolcini, La storia religiosa nei secoli XII-XIV, "Storia di Cesena", II 1, Rimini 1983, pp. 267-272. (2) Id, La storia religiosa fino al secolo XI, ibid., p. 29. (3) E’ ancora suggestivo il ricordo di una relazione svolta da Augusto Campana nel corso del XXX Convegno della Società di Studi Romagnoli (Cesena, 1 novembre 1979). (4) Dolcini, La storia religiosa fino al secolo XI, "Storia di Cesena", II 1, pp. 63-69, 303-308. (5) Dolcini, La storia religiosa nei secoli XII-XIV, ibid., p. 265, nota 23. Su Taddeo da Pocaterra cfr. J. Von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des Kanonischen Rechtes, II, Stuttgart 1887, rist. anast. Graz 1956, p. 175. (6) G. ortalli. Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, SR, XXIV (1973), pp. 349-387; Id., Gli Annales Caesenates tra la cronachistica canonicale trecentesca e l’erudizione storiografica quattrocentesca, "Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano", LXXXVI (1976-77), pp. 279-396. Vedi anche: Repertorium Fontium Historiae Medii Aevi, III, Fontes¸ C, Roma 1970, p. 305. Tentativi di edizione, non giunta a compimento, furono provati da Nazzareno Trovanelli (BCC, Mss. Trovanelli 18.51: Annales Caesenates. Varianti fra ediz. Muratori e codice Bucci, cc. 16; Id., "Il Cittadino", XXIII, 1911, nr. 38 del 17 settembre), Emilio Lovarini e Lino Sighinolfi (Le fonti degli "Annales Caesenates", AMR, VII, 1941-42, pp. 233-36). Può essere interessante rammentare che agli studi del Lovarini ha collaborato il giovane Renato Serra: "(1901, alla madre) Ti dissi già che ora mi trovo spesso col prof. Lovarini, cui aiuto in un suo lavoro per la pubblicazione di certe cronache antiche cesenati" (Epistolario di Renato Serra, a cura di L. Ambrosiani, G. De Robertis, A. Grilli, Firenze 1953 (2), pp. 9, 17). Gli Annales editi da L. A. Muratori (RIS, XIV, 1729, coll. 1089-1186), sono tramandati in un codice di proprietà della famiglia Locatelli di Cesena, poi confluito nella libreria di Lord Philipps e infine approdato per intervento di Carlo Piancastelli nella Biblioteca Comunale di Forlì . (7) Amadesi¸ III, App., p. 171 (da un codice di atti registrati nella curia arcivescovile di Ravenna: AAR, cassa R. lettera N, nr.7); Lanzoni, Cronotassi, ad annum; Burchi, Cron., p. 173. (8) Mi sembra pertinente la ripresa del titolo del miglior lavoro sugli Annales (Ortalli, 1976-7). (9) Ortalli, Gli Annales Caesenates, pp. 337-338. (10) A. Vasina, Lineamenti culturali dell’Emilia-Romagna. Antiquaria, erudizione, storiografica dal XIV al XVIII secolo, Ravenna 1978, pp. 17-41 (cap. 1. Questioni di storiografia tardomedievale. La "Cronica" di Patrizio Ravennate); Ortalli, Gli Annales Caesenates, pp. 342-355. (11) Ann. Caes., col. 1089 A-B: "Et si non omnes tamen quedam et plures novitates in civitate Cesene et alijs civitatibus Romandiole provintie ac etiam extra dictam provintiam nonnullis partibus actenus facte, levate que sparse erant de Cronica antiqua canonice Cesene ac venerande memorie domini Rialis olim cesenatis canonicus (sic) et ser Petri de Aquarola notarius (sic) et aliorum prudentum virorum memorijs et notatis, ex soluta procuratione domini Franciscij archipresbiterj plebis sancti Thome et canonici cesenatis, ab anno domini MCCCIII (sic per MCCCXXXIIII) indicione IJ tempore domini Johannis XXII pape, in hoc volumine sunt redicte…"; Ortalli, Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, pp. 373-74, 378-79. (12) Sul canonico Riale si dispone di notizie relative al periodo 1300-1339: Ortalli, Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, pp. 374-75. (13) Per il canonico Zelino, testimoniato attraverso fonti del periodo 1311-1334 cfr. Ortalli, pp. 377-78. (14) Sul notaio Guido da Monleone (che ritroviamo in atti del periodo fra 1305, quando roga la definizione di pace fra Cesena e Cervia, Annales Caesenates, col. 1126B-C, e 1340), cfr. Ortalli, Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, pp. 376-77. Aggiungo qui altre notizie e informazioni per Guido: scrive e pubblica al servizio del capitolo della cattedrale (ACC, pergamena del 1315 settembre 1, perduta, ed. in E. Bucci. Memorie ecclesiastiche de la città di Cesena, ms. sec. XVIII, BCC 164.45, c. 56) e al servizio del tesoriere pontificio in Romagna (1328 ottobre 13, cfr. Tarlazzi, II, pp. 195-96, doc. nr.CXXI). E’ presente alla pubblicazione delle lettere apostoliche contro Ludovico il Bavaro (1323 novembre 30, cfr. Anecdota mediae atque infimae aetatis res Caesenatum illustrantia Pii VI iussu e secretioribus Apostolice Sedis Tabulariis eruta ac temporum ordine disposta, ms. 3.185, Biblioteca Piana, Cesena, cc. 190r-191v). la sua morte deve essere avvenuta prima del gennaio 1340: cfr. la pergamena del 1340 gennaio 26, Archivio ROIR (ora ASC), Cesena; un regesto a cura di P. Pecchiai è pubblicato in I benefattori dell’ospedale e delle istituzioni assistenziali di Cesena, p. 21. nella seconda linea della pergamena si trova: "Providus et discretus vir ser Guido NO.. [Na…, Pecchiai] [quon]dam Miccholi de Monleon comitatus Arimini et tunc habitator civitatis Cesene contrata Castri" (come Guido Miccoli è ricordato da P. Turchi, Note cronologiche sulla beneficenza pubblica in Cesena ad illustrazione delle lapidi fatte collocare dalla Congregazione di Carità sotto il portico dell’ospedale nel 1892, Cesena 1892, p. 10). Non so donde si possa concludere che "nel secolo XIII fiorì un Guido Fantini da Monteleone Notaro" (E. Berardi, Cenni storici di Roncofreddo, Sogliano, Borghi e dintorni, Gatteo 1894, p. 54). Le notizie raccolte da Guido da Monleone e confluite negli Annales riguardano il periodo 1288-1334. (15) Sul notaio Pietro d’Aquarola cfr. Ortalli, Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, pp. 375-76. Le sue notizie storiche raccolte negli Annales vanno dal 1301 al 1332. (16) Ortalli, Aspetti e motivi di cronachistica romagnola, pp. 379-80, con l’osservazione che il recupero e riordino delle cronache canonicali e notarili coincide con l’anno 1334, che segna l’origine della dominazione su Cesena. Gli Annales dovrebbero rappresentare un estremo tentativo di opporsi alla perdita di autonomia e identità per Cesena. (17) Ann. Caes., coll. 1098 B-1101A. Per la tradizione manoscritta della sentenza papale e il suo significato ecclesiologico cfr. S. Kuttner, Decretalistica, "Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte", Kan. Abt., XXVI (1937), pp. 436-70; Id., Die Konstitutionen des ersten allgemeinen Konzils vom Lyon, "Studia et documenta historiae et iuris", VI (1940), pp. 70-131; P.J. Kessler, Untersuchungen über die Novellen -Gestezgebung papst Innocenz’ IV., I-III, "Zeitschrift der Savigny- Stiftung für Rechtsgeschichte", Kan. Abt., XXXI (1942), pp. 142-320; XXXII (1943), pp. 300-383; XXXIII (1944), pp. 56-128; Id., Wiener-Novellen. Supplementum Novellisticum I, "Studia Gratiana", XII (1967), pp. 91-110; M. Bertram, Aus Kanonistische Handschriften der Periode 1234 bis 1298, "Proceedings of the Fourth International Congress of Medieval Canon Law", Toronto, 21-25 August 1972, ed. by S. Kuttner, Città del Vaticano 1976, pp. 35-6 (App. 1. Una collezione originale delle collezioni di Innocenzo IV; App. 2. Ulteriori testimonianze per la genesi della sua legislazione). (18) Ann. Caes., coll. 1147E-1148B. Autore della notizia su fra Michelino è Guido da Monleone, che malgrado il suo dissenso ricorda il fondamento dell’ideologia del ministro generale francescano: Cristo non aveva proprietà, e allora nemmeno il sommo pontefice che non può esercitare il potere temporale dal momento che è vicario di Cristo. Per ulteriori analisi cfr. Dolcini, Il pensiero politico di Michele da Cesena,1328-1338, Faenza 1977, pp. 70-71; Id., La storia religiosa nei secoli XII-XIV, "Storia di Cesena", II 1, pp. 271-72. Per la tradizione della lettera di Michele ai francescani, in due redazioni (Pisa, 1 e 9 luglio 1328) cfr. Dolcini, Il pensiero politico di Michele da Cesena, pp. 11-12 e nota 8. (19) M.G.H., Constitutiones, 6/1, ed. J. Schwalm, Hannover 1914-27, pp.344-350, nr. 436. Sarà necessario studiare questo ulteriore ramo della tradizione in rapporto con i testimoni già conosciuti: 1. Firenze, Bibl. Laurenziana, Pluteo 17, 29, f. 18; 2. Roma, Bibl. Vallicelliana, Cod. R. 26, f. 310; Paris, Bibliothèque Nationale, Ms. Lat. 5154, f. 42 ; Chronicon Siculum, in Rosarius Gregorius, Bibliotheca Scriptorum qui res in Sicilia sub Aragonum regno retulere, II, Panormi 1792, pp. 226 ss. Cfr. C. Dolcini, Marsilio e Ockham. Il diploma imperiale Gloriosus Deus, la memoria politica Quondam scriptura, il Defensor minor, Bologna 1981, pp. 9-51. (20) Ann. Caes., col. 1166 A-B. (21) A partire da Scipione Chiaramonti (1641) e Giovan Battista Braschi (1738). Cfr. E. Alessio, L’università di Cesena. Cenni storici, Cesena 1880; D. Bazzocchi, Domenico Malatesta Novello e le lettere in Cesena nel secolo XV con documenti inediti, Cesena 1919; A. Zavatti, L’universitàdi Cesena. Nuovi documenti per la sua storia, Cesena 1934; S. Sozzi, Breve storia della città di Cesena, Cesena 19732. (22) F. Ceccaroni, Il Collegio Cesenate ai primordi dell’Università (1504-1524), RAS, 10 (1984), pp. 17-20 (esame di documenti conservati in ASC, Congregazione di Studio, bb. 845-47, aa. 1504-1800). (23) Dolcini, Comune e Signoria, "Storia di Cesena", II/1, p. 340. (24) In attesa della nuova ediz. a cura di L. Mascanzoni (Soc. di Studi Romagnoli), rimando alla mia appendice di documenti, "Storia di Cesena", II/1, p. 340. (25) Per un orientamento generale cfr. Le origini dell’Università, a cura di G. Arnaldi, Bologna 1976. (26) Cfr. Le Scuole degli Ordini Mendicanti (secoli XIII-XVI), Convegno del Centro di Studi sulla Spiritualità Medievale, XVII, Todi 11-14 ott. 1976, Todi 1978. (27) Biblioteca Malatestiana, D. XV. 2 (S. Bonaventura, Super secundum et tertium Sententiarum, f. 293r): "Hic studuit frater Iacobus de Caesena ordinis fratrum Minorum, termpore quo hic fuit lector, anno scilicet Christi a nativitate 1382", cfr. A. Domeniconi, Schede per la Malatesiana, ms. BCC, Materiale Domeniconi, Cassetta C; C. Piana, Chartularium Studii Bononiensis S. Francisci (saec. XIII-XVI) (Analecta Franciscana, t. XI), Ad Claras Aquas-Florentiae 1970, p. 26, nota 5. (28) C. Cenci, Fra Francesco da Lendinara, "Archivium Franciscanum Historicum", LV (1962), p. 119; Piana, Chartularium, p. 26. (29) ASC, Corporazioni Rel. Soppresse, 678, 1. Cfr. A. Zanoli, Un altare di Bartolomeo di Tommaso a Cesena, "Paragone Arte ", CCXXXI (1969), pp. 63-76. (30) Piana, Chartularium, p. 26 e nota 8. (31) ASC, Vol. miscellaneo 1429-1446) (Atti di Francesco Zanolini), ff. 11v-12v. (32) Bullarium Franciscanum..., collegit et edidit Fr. U. Hüntemann, O.F.M., Lector iubilatus, n.s., t. 1 (1431-1455), ad Claras Aquas (Quaracchi) 1929, pp. 444-45, nr. 911 (dal Reg. Lat., t. 416, f. 271v) (cfr. M. Bihl, "Archivum Franciscanum Historicum", XXII, 1929, pp. 558-562). (33) Si è perduta traccia della petizione dei Francescani cesenati a Eugenio IV. Degna di nota è l’affermazione del papa: "Qua libraria domus ipsa plurimum indigere dignoscitur". (34) Bullarium Franciscanum..., pp. 703-4, nr. 1365 (dal Reg. Vat. T. 403,f . 102). (35) C. Grigioni, Matteo Nuti. Notizie bibliografiche, "La Romagna", VI (1909), p. 364. (36) A. Campana, Biblioteche della Provincia di Forlì. I. Cesena, "Tesori delle Biblioteche d’Italia. Emilia e Romagna", a cura di D. Fava, Milano 1932, p. 86; Id., Origine, formazione e vicende della Malatestiana, "Accademie e Biblioteche d’Italia", XXI (1953), p. 5; A. Domeniconi, La Biblioteca Malatestiana (Quaderni della Biblioteca Malatestiana, 1) Cesena 1960, 19822, p. 9. Vedi anche, per fare un esempio, gli autori citati nella nota 39. (37) Campana, Biblioteche della provincia di Forlì, p. 86. (38) G. Pavan, Leon Battista Alberti a Rimini. Considerazioni e aggiunte, SR, XXVI (1975), pp. 381-393. (39) G. Conti, La Biblioteca Malatestiana di Cesena e l’orizzonte culturale albertiano, RAS, VIII (1983), pp. 13-34. Segnala e sviluppa l’ipotesi di ulteriori riflessioni P.G. Pasini, I Malatesti e l’arte, Milano 1983, p. 110. (40) Egli aveva esercitato la professione di sarto, ricercato anche da Malatesta Novello. Cfr. I benefattori dell’Ospedale e delle Istituzioni Assistenziali di Cesena, p. 42; (1443 maggio 13): "L’atto dice che Malatesta Novello de’ Malatesti, salvo il canone livellario spettante ai canonici della cattedrale, vende a Santi fu Lorenzo, sarto, una bottega in contrada Talamelli per lire 450 di bolognini; il compratore versa lire 200 mentre il rimanente va a scomputo di un debito che Malatesta ha col sarto" (il regesto è di Pio Pecchiai). (41) Archivio ROIR, Cesena (ora ASC), pergamena del 1451 sett. 11, che contiene in copia semplice la bolla di Niccolò V (1450 maggio 26) per la fabbrica della Biblioteca e la quietanza rilasciata dal procuratore dei Francescani a Flora, vedova di Sante Stracceri: notaio Stefano fu ser Maxio Stefani. Un altro rogito (1452 marzo 28) per l’eredità di Flora è conservato in ASC, Atti di Stefano Mazzoni, 1442, fasc. III, f. 26rv. (42) Bullarium Franciscanum…, pp. 885-86, nr. 1789 (dal Reg. Vat. 494, ff. 17v-18v): Niccolò V accoglie una petizione di Malatesta Novello che intendeva elargire beni ad un valore di 300 fiorini d’oro alla Biblioteca ed ai magistri e doctores dello Studium francescano (1454). Che abbia influito su Malatesta Novello anche la consapevolezza che l’applicazione del lascito di Sante Stracceri alla Biblioteca (cfr. nota34, 41), si era ridotta nel 1451 da due mila lire riminesi a 450 bolognini? Può essere, ma non si dispone di prove sicure per dare una risposta positiva. Al 3 gennaio Stefano Mazzoni, 1468-1476, cc. nn. nn. (rogito di Antonio Stefani). (43) Domeniconi, La Biblioteca Malatestiana, pp. 19-20. (44) Pasini, I Malatesti e l’arte, pp. 109-110. (45) Per i motivi esposti sopra: cfr. nota 37e contesto. (46) Flavio Biondo, Italia Illustrata, in De Roma triumphante…, Basilea 1559, p. 344. (47) Domeniconi, Ser Giovanni da Epinale, copista di Malatesta Novello, SR, X (1959), pp. 278-79; Id., Lo scrittorio malatestiano, BCC, dattiloscritto (ancora inedito!). (48) Campana, Biblioteche della provincia di Forlì, p. 89: "Materiale di consistenza e provenienza disparatissime, che vagava da frate a frate, di convento in convento: materiale scritturale, teologico, in pochissima parte storico "; Id, Origine, formazione e vicende della Malatestiana, p. 11: "Il fondo conventuale, probabilmente formato nel suo complesso già nel Trecento, è costituito in parte da codici dei secoli XIII e XIV, sebbene non privo di manoscritti più antichi; vi prevalgono naturalmente codici di esegesi biblica, di teologia e filosofia, assai meno vi ha parte il diritto. Si presenta come il più arduo a chi cerchi di illuminarne la formazione, pure vi ho potuto intravedere alcuni nuclei di provenienza del massimo interesse culturale, dei quali non si era mai parlato fino ad oggi, ad esempio un gruppo di codici di probabile origine inglese, e un gruppo di manoscritti filosofici appartenuti a una importante collezione privata di un medico veronese della prima metà del Quattrocento"; Domeniconi, La Biblioteca Malatestiana, pp. 34-5: "Verso la metà del Quattrocento i monaci possedevano già, per loro stessa dichiarazione, una cinquantina di manoscritti, e dobbiamo ritenere che a questa consistenza, dopo l’intervento malatestiano, si sia fermata la loro raccolta". Cfr., malgrado lacune ed errori, R. Zazzeri, Sui codici e libri a stampa della Biblioteca Malatestiana di Cesena. Ricerche e osservazioni, Cesena 1887 (con l’intervento, non firmato e polemico, in "Nuova Antologia", nr. XCVI, 15 novembre 1887 e la recensione pubblicata in "Civiltà Cattolica", s. XIII, vol. X, Quaderno 911, 2 giugno 1888, p. 607). Un sereno giudizio sull’opera e l’autore è espresso da Campana, Biblioteche della provincia di Forlì, p. 104. Per la biografia di Zazzeri vedi anche S. Sozzi, Gli inizi del movimento socialista a Cesena (1866-1879), Forlì 1969. Ora per un numero notevole di codici l’inventario di Zazzeri è superato da D. Frioli, Cesena. Biblioteca Malatestiana, "Catalogo di Manoscritti Filosofici nelle Biblioteche Italiane", vol. IV, Firenze 1982, pp. 1-190. (49) Campana, Biblioteca della provincia di Forlì, p. 99: "La notevole cura esteriore dei libri sembrerebbe mostrare in Malatesta Novello prima un bibliofilo che uno studioso; la curata scelta dei testi lo dimostra invece più studioso che bibliofilo. Cura largamente anche i codici patristici, ma soprattutto i classici; con notevole scarsezza, parmi, di poeti. E i classici danno il più appariscente carattere della raccolta"; Domeniconi, Lo scrittorio malatestiano. Dopo il fondo malatestiano riveste notevole valore la raccolta di manoscritti donati nel 1474 dal medico riminese Giovanni di Marco: cfr. G. Baader, Die Bibliothek des Giovanni Marco da Rimini. Eine Quelle zur medizinschen Bildung im Humanismus, "Studia codicologica", CXXIV (1977), pp. 43-97. Attualmente è al lavoro una équipe per l’analisi dei codici malatestiani, sotto la direzione di E. Casamassima: cfr. Indagine codicologica e archeologica sui manoscritti malatestiani di Cesena. Incontro di studio: Cesena, 22-23 gennaio 1983, "Informazioni", VI/5 (1983, pp. 18 (a cura dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna). (50) P.O. Kristeller, Il Petrarca, l’Umanesimo e la Scolastica, "Lettere italiane", VII (1955), pp. 367-83. Per gli studi compiuti dal Kristeller nella Malatestiana cfr. il suo Iter Italicum, 1 Italy, Agrigento to Novara, London-Leiden, pp. 43-8. |
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