Open Catalogue of the Malatestiana Manuscripts
 

downloading the zipped file Stefano Caroti

La Biblioteca Malatestiana tra ritorno all'antico e rinnovamento della cultura filosofica e scientifica


in Il dono di Malatesta Novello. Atti del convegno, Cesena, 21-23 marzo 2003, a cura di Loretta Righetti e Daniela Savoia, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2006, pp. 91-117

Le perplessità iniziali – di cui avevo messo a parte gli amici cesenati – ad accettare l’invito a partecipare a questo Convegno sono facilmente comprensibili, se si pensa alle tre grandi imprese che si sono sviluppate intorno alla Malatestiana: il progetto di indagine sistematica a livello codicologico e paleografico iniziato da Emanuele Casamassima (1) in un momento di entusiasmo per la ricerca, che assumeva anche contorni di decisa novità; la ripresa di studi favorita dalla redazione della Storia di Cesena (2); i lavori se non tutti promossi, certo stimolati, dalla preparazione del Convegno del 1989 (3), cui presenziarono studiosi come Giuseppe Billanovich e Augusto Campana. Per non dire, appunto, delle ricerche, a monte, di Augusto Campana, non tutte pubblicate e, a valle, di quelle che si sono concretizzate nel volume dedicato alla biblioteca di Giovanni di Marco, curato da Anna Manfron (4).

In un primo momento, forse per reazione alla mie perplessità e timori, ho pensato di dedicare la mia attenzione alla biblioteca conventuale, immaginando anche un titolo quale "La biblioteca nel manoscritto", al fine di sottolineare una certa superiorità nell’uso dei libri da parte dei frati – di alcuni, almeno, anzi di una minoranza esigua nel numero quanto importante per ‘qualità’ –, che disseminavano i loro codici nelle loro peregrinazioni presso gli Studi e i conventi di tutta Europa. Una concezione del libro, dunque, molto lontana da quella del codice incatenato; cui si accompagna anche una concezione profondamente diversa della funzionalità dello spazio – margini, interlinee, carte di guardia – da riempire con note e grafici di supporto al testo, o comunque di completamento e approfondimento del contenuto, senza alcun bisogno di immagini accattivanti (5).

Ma il "revisionismo", spesso, non è che un fenomeno à la mode, che può celare una mancanza di prospettive nuove rispetto ai documenti da interpretare, a tal punto da indurre nella tentazione di ritenere che è sufficiente cambiare di segno le interpretazioni correnti per dire qualcosa di interessante.

In questo caso, poi – dico nel caso della Biblioteca Malatestiana –, non si potrebbe parlare di revisionismo, dal momento che l’interagire tra gusti del principe ed esigenze del Convento di S. Francesco non ha bisogno di particolari sottolineature, ma è messo nel giusto risalto dagli storici delle vicende della Biblioteca (6).

Al di là della contingenza delle origini della Biblioteca, tale revisionismo potrebbe riguardare qualcosa di più generale come l’interpretazione dei rapporti tra cultura tardomedievale, nella quale la teologia sembrerebbe prevalere sulla riflessione morale e civile, e la ripresa umanistica dei valori classici e laici, più attenti al contributo dell’uomo alla storia (7). In questo senso potrebbero essere interpretate alcune notazioni di Augusto Campana, citate da Carlo Dolcini, nelle quali il grande studioso tracciava le linee di ricerca da intraprendere per una conoscenza più approfondita del fondo conventuale – linee di ricerca che molto verisimilmente coincidevano con una serie di lavori messi in cantiere – e dava un conciso giudizio sui gusti di Malatesta Novello come promotore della raccolta libraria (8).

Ma anche in questo caso è difficile parlare di revisionismo, dal momento che lo stesso Dolcini concludeva il suo capitolo sulla cultura premalatestiana ricordando la tesi di fondo di P. O. Kristeller (9), per il quale non si prospetta alcuna cesura tra Medioevo e Rinascimento, contrariamente a quanto sostenuto da altri autorevoli studiosi come Eugenio Garin e, sia pure con alcune importanti differenze, da Cesare Vasoli. A quest’ultimo studioso si deve, poi, una generale riconsiderazione del problema, che costituisce un superamento delle polemiche, con un’apertura sulla complessità degli elementi che caratterizzano la cultura filosofica e scientifica quattrocentesca, che non mancherà di stimolare ricerche particolari e edizioni di testi (10).

Se il "revisionismo" programmatico e relativo alle grandi interpretazioni di fondo non è esente dai rischi cui sopra si accennava, è peraltro indubbio che le ricerche basate su documenti, anche se si tratta di rivisitazioni di materiale già conosciuto, portano comunque ad una riconsiderazione dei risultati acquisiti, casomai anche solo per confermare o correggere un’ipotesi. Ed è dunque a questo "revisionismo" sano, se così ci si può esprimere, che dovrebbero tendere tutti gli studi che pretendono di dire qualcosa, se non di nuovo, che è cosa veramente difficile, almeno di utile ad una maggiore conoscenza di un autore, di un’opera, di un periodo storico.

In questa direzione mi sembra che ci sia ancora da lavorare, proprio per quanto riguarda la cultura italiana del secolo XV, e in modo particolare di quella di origine e destinazione universitaria, caratterizzata da un ripensamento, nel senso di un approfondimento e potenziamento, dell’aristotelismo, anche sulla scia dei risultati già acquisiti ad Oxford e a Parigi (11), cultura che ha avuto la sfortuna di essere in qualche modo schiacciata tra le grandi figure della scolastica due-trecentesca e le sventure, almeno postume, dell’aristotelismo Cinque-seicentesco, quando quel tentativo di rinnovamento era comunque ormai fallito; per non dire, da una parte, delle note invettive di alcuni umanisti contro la barbarie del linguaggio proprio di quella filosofia (le quisquilie suisethicae (12)), e, dall’altra, degli improbabili recuperi di alcuni testi per cercare di ridurre al minimo l’originalità delle ‘novità’ della cultura filosofica e scientifica del Rinascimento .

Molto resta da fare in questa direzione, e probabilmente le biblioteche e gli archivi possono ancora riservare delle sorprese. La Biblioteca Malatestiana non delude neppure su questo piano, anche tenendo conto esclusivamente del fondo malatestiano. Uno dei codici meno studiati, e ricordati quasi esclusivamente per essere uno di quelli copiati in grafia gotica (13) – quasi una conferma della sua estraneità alla riforma della cultura umanistica, se la storia procedesse per schemi (14) –, il ms. (S.IX.5) (15) contiene i commenti al De anima e alla Physica, accompagnati da altri esercizi scolastici – le questiones De sensu agente, De sensibilibus communibus e De intellectu – di Gaetano da Thiene, maestro a Padova dagli anni venti, e forse ancora vivo mentre veniva preparata la copia del suo commento (Gaetano muore, come Malatesta Novello, nel 1465). Trattandosi di un manoscritto destinato ad una raccolta di prestigio, l’articolazione interna agli scritti e, più in generale, quella del codice nel suo complesso, è scandita in modo nitido da interventi del miniatore e, per quanto riguarda le unità minori, da quello del rubricator (16).

Se non ci si può certo stupire di trovare anche in un codice che contiene scritti di indubbia origine e destinazione universitaria un corredo decorativo tipico degli altri manoscritti della raccolta malatestiana, meno scontata è la presenza di una certa cura, almeno nella prima carta, in un codice scritto da uno studente fiammingo mentre si trovava a studiare a Padova e recante la data 1462. Si tratta del codice Ashb. 100 (175-107) della Biblioteca Laurenziana di Firenze (provenienza Gianfilippi), contenente anch’esso i commenti di Gaetano da Thiene al De anima e alla Physica (17), un codice, dunque, destinato ad un pubblico universitario, probabilmente della città, ma redatto con garbo e con una scrittura posata: insomma, non un esemplare di studio. La presenza di una decorazione, ancorché non sontuosa come nel codice malatestiano, può essere spiegata almeno in due modi: il manoscritto è destinato ad un magister, che lo avrebbe usato per preparare le sue lezioni; oppure ad un doctor, che, dopo aver ottenuto i gradi, avrebbe voluto avere nella biblioteca privata i testi della propria formazione, prevedibilmente funzionali anche alla professione. Sono ovviamente delle ipotesi – ma credo che molte di più e diverse sia comunque difficile avanzarne –, che comunque vogliono richiamare l’attenzione su questo elemento che credo interessante, proprio per il tema specifico affrontato in questo intervento: la presenza di un manoscritto di scuola nella biblioteca privata di un magister o di un doctor, con evidenti funzioni di consultazione, non senza qualche pretesa di ostentazione, riscontrabile nella accuratezza della preparazione e nella presenza di decorazioni (18).

La stessa cura nella distinzione dei libri del De anima e nelle divisioni interne ai singoli libri attraverso letterine rubricate è attestata dal codice S. Marco 62 della Biblioteca Medicea Laurenziana, proveniente dalla biblioteca del Convento di S. Marco, che presenta nella prima carta uno stemma eraso, probabilmente di Lorenzo da Bisticci (19).

Non desterà certo meraviglia se una particolare cura nella presentazione del testo – tanto da attirare la "barbara" attenzione dei collezionisti di miniature – caratterizza i quattro codici che l’autore stesso, Gaetano da Thiene, donò alla Biblioteca del Santo a Padova nel 1461 (20).

Il tipo di codici contenenti gli scritti di Gaetano cui si è fatto finora riferimento potrebbero suggerire una circolazione limitata dei medesimi, più ricercati per la conservazione, e quindi per l’esibizione, che per l’uso. A prescindere dal fatto che forse gli esemplari più interessanti da questo punto di vista, quelli, cioè, sui quali si sono presumibilmente cimentate generazioni di studenti, sono forse perduti, non mancano tuttavia testimoni, anche di una certa autorevolezza, dell’effettivo utilizzo dei commenti di Gaetano nelle aule universitarie. Due codici conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana, appartenuti a Francesco della Rovere, generale dei Francescani e quindi papa con il nome di Sisto IV, conservano tracce evidenti di una lettura intensa, soprattutto il Vat. Lat. 2143, contenente le Recollecte super Physicam (21).

Che la raccolta tramandataci dal codice malatestiano costituisca un tipico prodotto della e per la scuola è mostrato anche dalla tradizione delle opere in esso contenute. Oltre a quello già ricordato, un altro esemplare conservato nel fondo Ashburnham della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze contiene i due commenti al De anima e alla Physica, il ms. Ashb. 99 (174-106) proveniente dalla biblioteca Saibante e quindi passato in quella Gianfilippi (22).

Il commento al De anima insieme alle tre questiones presenti nel codice malatestiano è contenuto anche nel ms. Lat. VI 74a della Biblioteca Marciana, cui è pervenuto dalla Biblioteca del convento di S. Giovanni di Verdara, al quale era stato legato da Giovanni Marcanova, sulla cui raccolta libraria tornerò più avanti. Questo codice non contiene il commento alla Physica, ma tramanda una copia del De intensione et remissione di Jacopo da Forlì (23); il commento alla Physica di Gaetano da Thiene era comunque presente nella biblioteca del Marcanova, in un codice, il Marciano lat. VI 71 che può essere considerato particolarmente rappresentativo di quella cultura quattrocentesca di cui ci stiamo occupando: contiene, infatti, oltre ai commenti dello stesso Gaetano a William Heytesbury e Ralph Strode, il De proportionibus di Alberto di Sassonia, e altri scritti di Simone da Lendinara (commento ai Sophismata di Heytesbury) e Angelo da Fossombrone (commento al De tribus predicamentis) (24).

Un codice della Biblioteca Universitaria di Bologna (ms. 2567/1332), infine, contenente il commento alla Physica di Gaetano è legato in qualche modo a Cesena, come risulta dall’annotazione di Tommaso degli Albizi, domenicano fiorentino, che lo ricevette in dono dalla vedova di Petrus Burdini de Cesena nel 1506 (25).

Le opere contenute in questo manoscritto malatestiano S. IX. 5 conobbero anche la fortuna della stampa, a conferma di una diffusione evidentemente non indifferente. Le tre questiones vengono pubblicate insieme al commento di Giovanni di Jandun al De substantia orbis di Averroè nel 1481 a Venezia da Antonius de Strata de Cremona (26), che pubblica nello stesso anno anche il commento al De anima (27), confermando, almeno in parte, la scelta degli scritti di Gaetano operata nel codice malatestiano. Il successo di tale operazione è confermato dodici anni dopo da Bonetus Locatellus, uno degli editori più attenti agli scritti più significativi della corrente di pensiero di cui ci stiamo occupando, che ripropone le tre questiones insieme al commento al De anima e al commento di Giovanni di Jandun allo scritto di Averroè (28). Il commento al De anima, da solo era stato già stampato per la prima volta nel 1475 (29); nel 1486 escono a Vicenza per i tipi di Henricus de Sancto Ursio il commento al De anima e la questio De sensu agente, ancora accompagnati dal commento di Giovanni di Jandun al De substantia orbis (30).

Anche il commento alla Physica viene più volte ristampato, dopo la prima edizione di Treviso del 1477 (31), fino a quella di Venezia del 1500 (32), dopo aver suscitato l’interesse anche di due stampatori che abbiamo già incontrato, Henricus de Santo Ursio a Vicenza (33) e Bonetus Locatellus a Venezia (34).

Nella Biblioteca Malatestiana il ms. S. IX. 5 non è l’unico testimone di una cultura che già nel primo decennio del secolo successivo può essere considerata per molti aspetti perdente (35). Uno dei pensatori più importanti, forse quello che ha dato maggior impulso a quel ripensamento della cultura aristotelica, che qui ci interessa particolarmente, è senza dubbio Paolo Veneto, presente a Cesena con il suo commento agli Analitici secondi di Aristotele, un codice iniziato da uno dei copisti di Malatesta, Matthias Kuler, che probabilmente interruppe la copia alla morte del Principe (cod. S.X.4) (36). Anche quest’opera ebbe un successo editoriale notevole, superiore a quello degli scritti di Gaetano da Thiene, con cinque ristampe veneziane dopo la prima del 1475 (37).

Allo stesso Matthias Kuler si deve la trascrizione di opere di Walter Burley conservate in due manoscritti malatestiani, i commenti all’Ars vetus e ai Topica del S.X.2 (38) e il commento alla Physica del S.IX.3 (39), che ebbe una larghissima diffusione, coronata dall’edizione del 1501 a Venezia "per Simonem de Luere iussu domini Andree Torresani de Asula" (40). Quest’ultimo codice conserva le tracce anche di un’utilizzazione effettiva, di una lettura attenta del contenuto. Queste tracce si trovano nei margini e costituiscono un intervento ben più significativo, ai fini della nostra ricerca, dell’apparato illustrativo o comunque di ‘decoro’. A c. 56r (III libro), all’altezza del testo "quidam enim de modernis philosophantibus dicunt quod nec motus nec mutatio est res secundum se totam distinctam a rebus permanentibus" è individuato nel margine uno dei sostenitori più significativie conosciuti di questa posizione, "Ocham", cui si trova un rimando marginale anche a c. 150v, margine esterno (V libro).

Ancora a c. 84r (IV libro) il lettore individua in Egidio Romano il sostenitore della posizione criticata nel testo, senza che in esso ne venga fatta menzione; poco più avanti, a c. 85r, margine interno, si richiama con la nota "responsio Egidii" l’introduzione di argomenti in favore della tesi prima criticata.

A c. 199v, margine esterno (VII libro), l’anonimo lettore da un nome agli expositores cui ci si riferisce nel testo ("notandum secundum expositores hic quod forma et figura…"): si tratterebbe di Tommaso d’Aquino e di Egidio Romano.

Queste indicazioni sono particolarmente preziose, perché costituiscono un ausilio insostituibile (non quanto la conoscenza dei testi, è ovvio) per identificare le molte fonti introdotte dal fatidico quidam, un’abitudine molto diffusa nel secolo XV, quando le poisizioni a confronto erano particolarmente numerose. In alcuni casi, tuttavia, i nomi che compaiono nel margine sono semplici note in cui si richiamano indicazioni già fornite nel testo, come i richiami a Tommaso d’Aquino ed Enrico di Gand dei margini interno ed esterno di c. 221r (VIII libro).

Non mancano, infine, richiami in margine relativi agli argomenti trattati nel testo, anche se si tratta solo di due annotazioni, entrambe relative agli enti successivi (cc. 170r e 171r, margine esterno, VI libro) (41).

Anche in questo caso, come già osservato per il codice contenente gli scritti di Gaetano da Thiene, le partizioni interne ai singoli libri – e quelle alle singole opere nel caso del codice contenente i commenti all’Ars vetus e ai Topici di Aristotele – sono segnalate con lettere iniziali miniate, mentre le divisioni interne sono scandite da lettere rubricate.

Nel passaggio da esemplare di studio a cimelio, quegli elementi funzionali allo statim invenire, esigenza tipica di un momento in cui le prospettive di ricerca sembravano allargarsi smisuratamente (mi riferisco all’entrata nel mondo latino delle opere di Aristotele, accompagnate da commenti e scritti che venivano ritenuti comunque facenti parte di un unico sistema del mondo), diventano piuttosto occasioni di piacevole intermezzo. Ma anche in questo caso non è del tutto spento il ricordo dell’uso funzionale dello spazio: nel codice contenente il commento alla Physica nei margini sono indicate le conclusiones, probationes e dubia in cui si articola il commento. Non solo: nei margini, sempre del commento alla Physica di Walter Buley, è indicata la divisione del testo aristotelico sulla base di quella corrispondente al commento di Averroè, un sistema di divisione ampiamente praticato, soprattutto a partire dal secolo XIV, quando si trovano spesso rimandi del tipo "textus commenti", seguito dall’indicazione numerica del Commento di Averroè. Da segnalare, in una delle rare annotazioni del manoscritto, quella a c. 18r, margine interno, dove sono introdotti i lemmi del testo di Aristotele, sottolineati, con l’indicazione relativa al commento di Averroè.

Ancora nel codice S.IX.3 troviamo nei margini alcuni lemmi introdotti da "aliter", con segni di richiamo all’interno del testo, che potrebbero far pensare ad una collazione; potrebbe, tuttavia, trattarsi di proposte di correzione per congettura, come nel caso dell’annotazione di c. 29v, margine esterno, dove si suggerisce "de numero et quidditate" (preceduto da "aliter") al posto di "denutatio quidditatis" del testo.

I commenti alle opere logiche di Walter Burley conservatici dal codice S.X.2 sono annotati con molta parsimonia: oltre all’indice di c. 118r-v, troviamo degli elenchi delle questiones discusse all’interno dei commenti ai libri IV-VII dei Topici (42). Trattandosi di un intervento selettivo e di un’indicizzazione molto particolare – si estrapolano infatti solo i titula delle questiones all’interno del commento di Burley – è lecito ipotizzare una lettura approfondita almeno di questa parte del manoscritto.

Tre codici che contengono alcuni degli scritti che maggiormente hanno ispirato quel ripensamento all’interno dell’aristotelismo di cui ci stiamo interessando, influenzando anche in modo significativo il contributo italiano, provengono dalla raccolta di Giovanni di Marco, medico di Malatesta e forse anche ispiratore di alcune scelte per quanto riguarda la sua raccolta libraria, come vedremo meglio più avanti. Mi riferisco ai manoscritti S.X.5 (43), contenente gli Insolubilia e i Sophismata di William Heytesbury – scritti commentati dallo stesso Gaetano da Thiene, che conobbero anche la fortuna della stampa, segno indubitabile di un successo tra gli studenti dell’Università di Padova –, S.IX.6 (44), contenente il Liber calculationum di Richard Swineshead – uno dei testi più significativi del rinnovamento dell’aristotelismo prima ad Oxford ed a Parigi quindi in Italia, con un certo ritardo a partire dalla fine del 300, e a cui contribuirono pensatori come Biagio Pelacani (45) e il già ricordato Paolo Veneto – e il S.VIII.5 (46), che ci tramanda il commento di Giovanni Buridano alla Physica e reca ancora le tracce di quello al De generatione et corruptione.

Il manoscritto contenente il De causa Dei di Thomas Bradwardine (D.XVIII.5) (47) non proviene dallo scriptorium organizzato da Malatesta, ma è un codice molto importante per la diffusione del pensiero oxoniense a Parigi nel secolo XIV. Il codice contenente il Dialogus di Ockham (D XIX 2) (48), al contrario, è copiato per il principe, ma non assume un particolare rilievo per la nostra ricerca. Un esemplare della Summa logicae sempre di Guglielmo Ockham è conservato nel ms. S.X.6 (49).

Gli eventuali ulteriori complementi utili a documentare l’origine e il diffondersi della corrente di pensiero che ci interessa sembra non vadano, poi, cercati nel fondo preesistente alla raccolta libraria riunita da Malatesta, e cioè nella biblioteca conventuale dei francescani, il cui Studio, peraltro non molto attivo per quanto è dato conoscere (50), era interessato più alla teologia che alla logica e alla fisica. Eppure la scelta di alcuni dei codici fatti copiare per la nuova libraria tradisce gusti e competenze che difficilmente si possono attribuire a Malatesta stesso.

Non è quindi del tutto improbabile che le decisioni per arricchire la biblioteca non fossero tutte sulle spalle del principe, che avrebbe potuto ricorrere sia a fra’ Francesco da Figline sia ad altri studiosi del suo entourage, un’ipotesi già avanzata da Pier Giovanni Fabbri nel suo intervento per il volume su Giovanni di Marco (51).

A questo proposito un codice appartenuto a Giovanni di Marco, e quindi pervenuto alla Biblioteca a seguito del lascito del medico operante nella vicina Rimini, a prescindere, quindi, sia dal fondo conventuale, sia dalle scelte del principe, ci può suggerire motivi di riflessione di una certa utilità, forse, per meglio comprendere le dinamiche alla base della scelta dei codici, e, quindi, anche, la complessità di una cultura che vedrebbe convivere – ma i codici probabilmente permetterebbero anche una minore circospezione – specialismi scolastici e amore per l’antichità classica .

Il manoscritto è il Pluteo S. XXIV, 5, contenente la Historia naturalis di Plinio, seguito dalla Vita Plinii di Suetonio, proveniente dal lascito di Giovanni di Marco, e scritta su sua istanza da Francesco da Figline – uno dei copisti e il primo bibliotecario di Malatesta Novello –, come ricorda l’explicit del 1451 (52).

I rapporti tra frate Francesco, che sarebbe di lì a poco diventato, oltre che copista, anche bibliotecario di Malatesta Novello e Giovanni di Marco sono poi confermati dalla loro presenza in qualità di testimoni alla redazione delle ultime volontà di Antonio Griffoli nove anni dopo (53).

Gli interventi come copista dello scriptorium di Malatesta di Francesco da Figline sono, con l’eccezione del Pluteo S. XXV, 5 (Manilio e Quinto Sereno), limitati a testi di carattere religioso (scritturistico e storia sacra), in linea forse con la sua formazione di tipo teologico, di cui, tuttavia, nulla fino ad oggi è dato sapere (54). Niente farebbe sospettare, comunque, un suo intervento nella scelta degli autori che ho sopra ricordato da acquisire alla libraria. Diverso è il discorso per Giovanni di Marco, addottoratosi in medicina a Padova, dove verisimilmente era venuto in contatto con quegli autori – ad eccezione forse di Gaetano da Thiene –, il cui magistero è successivo all’ottenimento dei gradi da parte di Giovanni di Marco (55).

Questa ipotesi è confermata, poi, da alcuni codici presenti nella propria raccolta libraria, che dopo la sua morte andò ad arricchire quella custodita nel convento di S.Francesco a Cesena, cui lui stesso l’aveva destinata, ad alcuni dei quali, peraltro, si è già fatto cenno. Tra i codici di Giovanni di Marco, oltre a quelli già ricordati, di particolare interesse per documentare quella corrente di cultura filosofica e scientifica di cui ci stiamo occupando troviamo: a) "Calculatorem suiscept" (56), presente in due esemplari (57); b) "Questiones burlei" (58), che probabilmente sono quelle sulla Physica, dal momento che poco più sotto nell’inventario del marzo 1474 troviamo i commenti sulle opere logiche; c)"Burleum super predicamentis" (59); d) "Loicam magistri Venatoris" (60); e) "Sofismata Tisberii" (61); f) il commento di Buridano alla Metaphysica (62) e g) al De sensu et sensato, all’interno di un codice che contiene anche uno scritto di logica di John Wyclif (63); h) il commento di Marsilio di Inghen al De generatione et corruptione (64). Nell’inventario redatto nel luglio del 1474 troviamo registrato un autore assente in quello del Marzo, e cioè la Logica di William Ferabrich "cum quibusdam aliis tractatis" (65).

Si tratta di opere che non potevano costituire un valido ausilio nell’esercizio della professione, ma che evidentemente mantenevano un certo interesse, dopo gli anni della prima formazione alle Arti. Se ce ne fosse bisogno, Giovanni di Marco ci da una conferma della loro scarsa, per non dire nulla, utilità a scopi strettamente professionali: pochi mesi prima della morte, partendo per Roma, chiamato a curare Sisto IV, il medico porta con sé gli strumenti del mestiere, che rimangono per qualche tempo presso il concittadino e collega Nicolò del Dito (66), all’origine della sua convocazione romana, e nessuno di quelli sopra menzionati si trova tra questi.

Quei codici, dunque, costituiscono una preziosa testimonianza di un capitolo della storia della cultura filosofica italiana bisognosa ancora dei dovuti approfondimenti. E dell’ampiezza del fenomeno sono un documento inequivocabile, oltre agli scritti di filosofi e medici degli Studi patavino, bolognese e pavese, anche le biblioteche. Oltre alla Malatestiana e alla raccolta di Giovanni di Marco, che confluì nella Malatestiana, potremmo interrogare altre biblioteche di istituzioni o di privati (soprattutto medici (67)), alla ricerca di conferme degli indizi fornitici dalla raccolta di Malatesta Novello.

Tra le ultime un termine di confronto particolarmente pertinente è costituito dalla raccolta libraria di Giovanni Marcanova, professore di medicina presso lo Studio bolognese – che legò i propri manoscritti alla biblioteca degli Eremitani di S. Giovanni di Verdara di Padova, la maggior parte dei quali, di quelli superstiti s’intende, sono conservati alla Marciana di Venezia –, amante delle antichità romane e in stretto contatto con uno dei personaggi più emblematici della rinascita della passione per l’antichità, Ciriaco d’Ancona, che nella sua visita della città di Rimini ebbe come guida proprio Giovanni di Marco (68).

Tra i codici superstiti di Marcanova (69) si segnalano la Summa totius logicae et philosophie naturalis di John Dumbleton (70) e le Questiones super Metaphysicam di Giovanni Buridano (71); ma numerosi sono anche i contributi dei pensatori italiani a questo rinnovamento dell’aristotelismo e, più in generale, della cultura scolastica: Biagio Pelacani da Parma con il suo De intensione et remissione formarum (72) e il suo commento al De proportionibus di Thomas Bradwardine (73); Paolo Veneto con i commenti al De anima (74), agli Analitica Posteriora (75) e la Summa totius philosophie naturalis (76); Iacopo da Forlì con il suo De intensione et remissione (77); Pietro da Mantova con la sua Logica (78); Gaetano da Thiene con i commenti ad Heytesbury (79), alla Physica (80), al De coelo (81) e al De anima (82); Nicoletto Vernia con alcune questiones (83). Si tratta di una biblioteca molto ricca e particolarmente aggiornata sui contributi più significativi di quella corrente di rinnovamento del pensiero filosofico di cui abbiamo individuato un nucleo anche nella biblioteca Malatestiana.

La presenza di autori e scritti che qui ci interessano nella biblioteca di Giovanni Marcanova era tuttavia molto più consistente: stando all’inventario redatto post mortem, che contiene una descrizione sommaria dei libri, talvolta anche con storpiature del nome degli autori (84), il che rende più difficile l’identificazione. Il numero dei commenti di Walter Burley alla Physica potrebbe far pensare addirittura ad un fenomeno di collezionismo: nell’inventario ne sono infatti registrati ben 6 esemplari (85) e forse sette, se a tale commento si riferisce un’altra indicazione generica (86). Il pensatore inglese compare nell’inventario anche con due codici contenenti commenti alle opere logiche (Super perihermeneias e Predicamenta) (87). Molti sono i testi inglesi presenti nella biblioteca: il De proportionibus di Thomas Bradwardine (88), forse in duplice copia, se il "Liber perspective" dell’inventario deve essere inteso piuttosto come "Liber proportionum" (89); il Liber calculationum di Richard Swineshead (90); i Sophismata di William Heytesbury (91), di cui nella biblioteca sono presenti altri scritti, se gli "Opuscola magistri Thisberti de Anglia" dell’inventario pubblicato da Sighinolfi possono essere riportati a quello che spesso viene chiamato Hentisberus, o semplicemnete Tisberus (92); le Consequentie di Ralph Strode (93). Anche gli autori francesi, o comunque riconducibili allo Studio parigino sono ben rappresentati: la parte del leone è fatta da Alberto di Sassonia, di cui sono registrati alcuni commenti (Physica e De celo) (94), ma anche due scritti originali come la Logica e i Sophismata (95); segue Marsilio di Inghen con il commento alla Physica e un non meglio identificabile Tractatus expositionum (forse exponibilium, una parte del commento alle Summulae di Pietro Hispano) (96); Giovanni Buridano è presente con le Summule logicales, se a lui può essere ascritta la "Summa logica Johannis Bridacii" dell’inventario (97). Anche il numero degli autori italiani è maggiore rispetto a quello desumibile sulla base dei codici superstiti: Biagio Pelacani è presente con il suo commento alla Physica e con degli scritti riassunti genericamente con "Liber regularum et questionum" (98); di Paolo Veneto sono registrati nell’inventario (non si tiene conto come per tutti gli altri delle opere già ricordate tra i codici superstiti di Giovanni) due esemplari della Logica (senza specificazioni) e i Sophismata (99); di Paolo della Pergola un esemplare dei Dubia (100); di Apollinare Offredi i commenti agli Analitica posteriora e al De anima (101); di Gaetano da Thiene due esemplari del commento al De anima (102). Alcune indicazioni dell’inventario sono troppo generiche per poter tentare un’attribuzione, ma possono essere considerate con molta probabilità elementi di quel rinnovamento della cultura che stiamo seguendo: il De solubilibus (103), che potrebbe far pensare gli Insolubilia di Heytesbury); il De sensu composito et diviso (104), di cui circolavano copie di William Heytesbury; la Tabula sophismatum (105), forse l’indicazione della prima carta di un codice contenente una raccolta di sophismata; gli anonimi De instanti e De intensione et remissione (106) .

Al fine di mantenere anche per quanto riguarda una biblioteca non privata una certa omogeneità nel confronto, potremmo rivolgere la nostra attenzione alla Biblioteca del convento di S. Marco di Firenze, nella quale i pochi codici che possono essere riportati a quel tentativo di riforma degli studi filosofici e scientifici, pervengono alla Biblioteca per canali analoghi a quelli della Malatestiana, e cioè per dono di Cosimo e attraverso il legato di un medico, Lorenzo da Bisticci, fratello del più noto Vespasiano, e anche da un frate domenicano, Pier Paolo Bracciolini, fratello del più famoso Poggio. I manoscritti sono i seguenti: due codici contenenti la Summa logice (107) di William Ockham; i commenti di Walter Burley alla Physica (108) e ad alcuni scritti di logica (109) ( e v. anche il n. 55 per il De puritate artis logice); i Sophismata di William Heytesbury, in un codice conservato, proveniente da Cosimo e copiato a Firenze nel 1405 (110), dello stesso autore sono presenti delle non meglio precisate "questiones in logica", in un codice che conteneva anche il Tractatus suppositionum (una parte della Summa) di Giovanni Buridano (111); il commento agli Analytica Posteriora (112) di Paolo Veneto; il commento alla Physica (113) di Gaetano da Thiene, del quale è presente anche il commento al De anima (114) e quello alle Consequentie di Ralph Strode, in un codice conservato che contiene altri scritti del maestro inglese (115); due i commenti alla Physica di Alberto di Sassonia, uno dei quali ci è pervenuto e reca una delle note studiate da Luciano Gargan (116).

In entrambi i casi, quelli della Biblioteca Malatestiana e della Biblioteca di S. Marco, il ruolo del principe è assai limitato, al contrario di quello dei due medici, Giovanni di Marco e, in posizione più marginale per quanto riguarda S. Marco a Firenze, Lorenzo da Bisticci. Ed è quindi nelle biblioteche specialistiche dei medici che bisogna ricercare le tracce di quel tentativo di rinnovamento della cultura filosofica e scientifica.

Anche in questo caso, per mantenere una certa pertinenza nella comparazione, si prenderanno a campione due raccolte che appartengono a due aree diverse, quella padano-veneta e quella fiorentina. La biblioteca di Nicolò Laoniceno, forse per un breve periodo professore presso lo Studio patavino (117), studiata da Daniela Mugnai Carrara possiede un cospicuo nucleo di scritti francesi, inglesi, ma soprattutto italiani, alcuni anche in edizione a stampa. Tra i primi sono da annoverare il commento di Alberto di Sassonia al De coelo (118) e il Liber calculationum (119) di Richard Swineshead. Per quanto riguarda il contributo italiano a questa corrente di pensiero: la Logica magna di Paolo Veneto a stampa (120); le Questiones de primo et ultimo instanti (121) di Domenico (Mengo) Bianchelli da Faenza, presente anche con il commento alla Logica di Paolo Veneto (122); ancora un commento alla stessa opera di un autore di cui non sono fornite indicazioni (123); il commento di Gaetano da Thiene al De coelo (124) e al De anima (125) il commento di Apollinare Offredi al De anima (126); Nicoletto Vernia con la Questio de gravibus et levibus (127); di Jacopo da Forlì sono presenti commenti esclusivamente di carattere medico (128).

Anche la biblioteca di Antonio Benivieni (129), medico e umanista, possessore, oltre che di un notevole numero di classici anche del De architectura di Leon Battista Alberti, può essere considerata come emblematica del tipo di rinnovamento culturale testimoniato da alcuni esemplari della raccolta di libri voluta da Malatesta Novello; nell’inventario della sua biblioteca sono registrati infatti alcuni degli autori più significativi della cultura universitaria oxoniense, come William Heytesbury, Richard Swineshed, Ralph Strode e Thomas Malevelt (130), Giovanni Buridano (131), Pietro da Mantova (132) e Paolo Veneto (133). In uno dei codici pervenuteci, conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nel fondo Conventi Soppressi, il ms. I.VIII, 29, ci è tramandato uno scritto di una delle figure più significative del rinnovamento culturale filosofico e scientifico di cui stiamo seguendo le tracce, Giovanni Marliani, professore a Pavia (134).

Che la formazione del medico prevedesse un curriculum logico e di filosofia naturale che comprendeva gli autori oxoniensi e parigini, e, in un secondo momento, i commenti a questi scritti o contributi originali di autori italiani, è confermato anche da biblioteche di personaggi meno "importanti", come ad esempio Filippo di Cenni d’Aiuto, l’inventario dei cui libri è conservato nell’Archivio di Stato di Firenze, tra i registri degli Ufficiali dei Pupilli (135). Tra i suoi libri figurano il commento di Walter Burley alla Physica in duplice copia (136); le Regule solvendi sophismata di William Heytesbury in duplice copia (137); il commento al De generatione et corruptione (138) di Biagio Pelacani da Parma; il commento agli Analytica posteriora di Paolo Veneto in duplice copia (139), del quale sono presenti anche i Sophismata (140); il commento al De anima (141) di Gaetano da Thiene.

Alcuni autori inglesi (Walter Burley, William Swineshead, e probabilmente Thomas Bradwardine) (142) e italiani (Jacopo da Forlì e Pietro da Mantova) (143) anche tra i libri posseduti da maestro Agostino Santucci da Urbino, ma attivo a Firenze, dove muore nel 1468.

Ancor più significativa è la testimonianza che ci viene offerta dalle ultime volontà di Nicolò Cesi da Mignagola, medico, proprio perché tale documento risale ai primi anni del secolo XV, e precisamente al 1407, e costitusce quindi una precoce, preziosa, attestazione della diffusione di scritti parigini e oxoniensi in Italia: il commento agli Analitica Posteriora di Alberto di Sassonia, la Logica dello stesso e i Sophismata di Richard Kilvington (144).

Un’indagine tra gli inventari quattrocenteschi delle biblioteche conventuali o di quelle di privati senza formazione universitaria potrebbe darci una ulteriore, importante, conferma (il condizionale è d’obbligo) della fortuna di questo tipo di cultura (145). Nonostante il rinnovato interesse per la storia delle biblioteche, ancora molto lavoro resta da fare sulle fonti documentarie. I risultati delle ricerche, comunque, sembrano incoraggianti: mi riferisco in modo particolare alla situazione della Biblioteca del Convento domenicano di S. Agostino di Padova, studiata da Luciano Gargan. La pubblicazione dei tre inventari della Biblioteca (1390, 1459, 1498) permette di cogliere un incremento notevole, proprio nell’ultimo dei tre inventari, di materiale che caratterizza quella corrente di pensiero di cui cerchiamo di seguire le tracce (146).

Un caso particolarmente fortunato è quello del Friuli, indagato da Giorgio Scalon. La presenza della Summa logicae di Ockham nel convento di S. Domenico di Cividale (inv. Del 1440) (147) e nel convento francescano , sempre di Cividale (inv. Del 1423) (148), non può essere considerata una traccia significativa, al contrario della copia attestata dall’inventario del 1402 del convento domenicano di S. Pietro Martire di Udine, dal momento che dello stesso Ockham sono presenti delle non meglio specificate Questiones, e un testo indicato come Logica Alberti, da identificarsi verosimilmente con Alberto di Sassonia, un volume che, al momento della redazione dell’inventario, è in prestito a frate Bartolomeo da Udine, ricordato in altri documenti come "magister in artibus" (149). Tra le biblioteche conventuali del Friuli il caso più interessante è quello del convento francescano di S. Antonio a Gemona, nel cui inventario del 1451 sono ricordati, oltre alla Summa logicae di William Ockham e il De puritate artis logicae di Walter Burley, alcuni altri scritti di logica di origine inglese come le Consequentiae di Richard Feribrigge, la Logica di Ralph Strode e il Breve introductorium di Richard Brinkley, nonché le Quaestiones super libros Physicorum di William Ockham (150).

Sempre tenendo conto dei risultati delle ricerche di G. Scalon è particolarmente degno di interesse l’inventario della biblioteca di Giovanni da Amaro, maestro di scuola, che tra i propri libri, oltre ai ferri del mestiere, riserva un piccolo spazio anche per i Sophismata di Paolo Veneto, di cui possiede anche il commento sul secondo libro della Physica, e per la Questio de velocitate di Giovanni da Casale (151).

Una notevole quantità di documenti relativi alle biblioteche milanesi del secolo XV è contenuta nel volume recentemente pubblicato da Monica Pedralli (152); tra le biblioteche registrate di particolare interesse quella di Giovanni Matteo Ferrari da Gradi (o Grado?) (153) e Ambrogio Griffi (154), mentre le altre raccolte recensite non sembrano risentire di quel rinnovamento negli studi filosofici e scientifici di cui cerchiamo qui di trovare alcune tracce (155).

Per rendere meno generica la nostra indagine sulla fortuna del rinnovamento filosofico e scientifico nella cultura universitaria del secolo XV, si potrebbe tentare di precisare meglio la geografia della diffusione dei libri che possono essere ricondotti a questa cultura, sempre ovviamente sulla base dei documenti che abbiamo utilizzato fino a questo momento. Una maggiore precisione, per quanto è possibile sulla base di questo tipo di analisi, potrebbe anche aiutare a meglio situare la raccolta libraria di Malatesta Novello e a comprendere, più in generale, anche gli indirizzi del pensiero filosofico italiano nel secolo successivo (156).

E’ indubbio che da questo punto di vista la dislocazione degli Studi assume un ruolo essenziale, essendo i testi di cui ci occupiamo di origine e destinazione universitaria. Gli Studi delle due grandi città del Nord, Milano e Venezia, e cioè rispettivamente Pavia e Padova, cui ovviamente si deve aggiungere Bologna, sono senz’altro i centri più importanti dell’elaborazione e della diffusione di questa cultura. Pavia conosce un momento di grazia con la presenza di Giovanni Marliani (157); anche in questo caso una biblioteca, quella di Ambrogio Griffi, che studiò a Pavia e fu medico apprezzato alla corte sforzesca (e curò anche Francesco della Rovere, generale dei Francescani e quindi pontefice), conferma l’importanza degli autori inglesi nella formazione universitaria nell’Italia del secolo XV (158). Le raccolte librarie di istituzioni e di privati dell’Italia del Nord e del Nord-Est confermano una certa diffusione (159), ma qualsiasi giudizio su altre parti dell’Italia è prematuro, anche perché le ricerche relative alla diffusione dei codici in queste zone sono state meno capillari rispetto alle prime (160).

Uno studio anche esclusivamente basato sulle raccolte librarie di istituzioni e di privati deve, poi, tenere conto non solo degli Studi cittadini, ma anche di quelli conventuali (161). Anche in questo caso Cesena può essere assunta come un caso paradigmatico, dal momento che la libraria di Malatesta Novello sembra essere, almeno nella collocazione dei suoi codici, un prolungamento di quella di S. Francesco. In città non sedi di Studio, come ad esempio a Firenze, le biblioteche conventuali sono l’unico elemento di cui disponiamo per un tale tipo di ricerca. E, anche in questo caso, i dati sono di notevole interesse. Tra i manoscritti superstiti del convento della SS. Annunziata di Firenze troviamo un commento alla Physica di Walter Burley, copiato nella città nel giugno del 1465 (162); alcuni commenti all’Ars vetus sempre di Burley, cominciati a copiare a Bologna e terminati a Firenze, dove lo studente si era nel frattempo trasferito (163); la Summa naturalium di Paolo Veneto, accompagnata dal De potentiis anime di Walter Burley, copiati da Lorenzo Guiducci da Corna (164), che ricoprì anche la carica di priore del Capitolo di S. Lorenzo, nel 1464. Già nel 1374 uno studente tedesco presso il convento eremitano di S. Spirito copiava la Petutilis logica di Alberto di Sassonia (165).

L’importanza della mobilità degli studenti per la diffusione di libri e idee è sicuramente inferiore a quella dei magistri, a tal punto che un elemento da non sottovalutare è costituito anche dalle scelte dei vari Studi nel condurre i professori. Così dovrà essere tenuta nel debito conto anche la delibera degli Ufficiali dello Studio fiorentino a Pisa di invitare a leggere nel 1480 Nicoletto Vernia, già apprezzato professore a Padova (166).

Mi sono forse allontanato troppo da Cesena e dalla Malatestiana, che comunque non può e non deve essere considerata un pretesto, ma un elemento particolarmente significativo ai fini di un discorso più ampio sulla cultura filosofica e scienfitica nell’Italia del secolo XV. E’ sufficiente, per rendersene conto, un confronto con la raccolta dei Duchi della vicina e rivale Urbino per far risaltare l’importanza della libraria di Malatesta: i libri collezionati da Federico sono forse più rispondenti ad un progetto unitario e sistematico, ma proprio per questo ci danno informazioni esclusivamente sui gusti del principe, senza che nessun altro indizio possa insinuarvisi, come è invece avvenuto, fortunatamente per la storia della cultura, a Cesena.



(1) E. Casamassima-C. Guasti, La Biblioteca Malatestiana: le scritture e i copisti, "Scrittura e civiltà", 16 (1992), pp. 229-264.

(2) Qui interessano soprattutto i contributi di C. Dolcini, La cultura premalatestiana e le origini della biblioteca e di G. Ortalli, Malatestiana e dintorni. La cultura cesenate tra Malatesta Novello e il Valentino entrambi nel vol. II, 2 (secoli XIV-XV) della Storia di Cesena, a cura di A. Vasina, Bruno Ghigi Editore, Rimini 1985, pp. 115-127 e 129-165.

(3) "Libraria Domini". I manoscritti della Biblioteca Malatestiana: testi e decorazioni, a cura di F. Lollini e P. Lucchi, Grafis, Bologna 1995 ("IBC Regione Emilia Romagna. Assessorato alla Cultura. Soprintendenza per i beni librari e documentari. Immagini e documenti").

(4) La biblioteca di un medico del Quattrocento. I codici di Giovanni ndi Marco da Rimini nella Biblioteca Malatestiana, a cura di A. Manfron, Umberto Allemandi & C., Torino 1998. Non si può, a questo punto, non sottolineare l’importanza del progetto "Biblioteca aperta", un’iniziativa di fondamentale importanza per la Biblioteca Malatestiana e la tradizione dei tesori in essa conservati.

(5) M.B. Parkes, The influence of the concepts of "ordinatio" and "compilatio" on the development of the book, in Medieval learning and literature: essays presented to R.W. Hunt, ed. by J.J.G. Alexander and M.T. Gibson, Clarendon, Oxford 1976, pp. 115-140, (ora anche in Scribes, Scripts and Readers. Studies in the Communication, Presentation and Dissemination of Medieval Texts, The Hambledon Press, London and Rio Grande 1991, pp. 35-70); Id., Books and aids to scholarship of the Oxford Friars, in Manuscripts at Oxford an exhibition in memory of Richard William Hunt (1908-1979), Keeper of Western Manuscripts at the Bodleian Library Oxford 1945-1975, on themes selected and described by some of his friends, ed. By A.C. de la Mare and B.C. Barker-Benfield, Bodleian Library, Oxford 1980, pp. 57-60; R.H. Rouse-M.A. Rouse, "Statim invenire". Schools, Preachers, and New Attitudes to the Page, in Renaissance and Renewal in the Twelfth Century, ed. R.L. Benson, G. Constable, C.D. Lanham, Clarendon Press, Oxford 1982, pp. 201-225.

(6) Valga per tutti quanto scrive C. Dolcini nel capitolo, La cultura premalatestiana e le origini della biblioteca, in Storia di Cesena, II, 2, pp. 115-127.

(7) Non sorprenderà l’uso del catalogo di una biblioteca per un’indagine di questo tipo, che comunque deve tenere conto anche di molti altri elementi; mi limito qui a citare un esempio significativo: l’impatto della Riforma sull’organizzazione degli studi può essere colto in maniera significativa attraverso l’analisi del catalogo della biblioteca dell’Università di Wittemberg del 1536, dove, nonostante la ripresa dell’aristotelismo promossa da Filippo Melantone, la presenza di testi tardomedievali (mi riferisco alla corrente logico-fisica che si sviluppa a Oxford e a Parigi, per poi passare in Italia) è limitata ad alcuni scritti di Occam e alla Quadratura di Paolo Veneto, v. S. Kusukawa, A Wittemberg University Library Catalogue of 1536, Medieval and Renaissance Texts and Studies, Binghamton-New York 1995 ("MRTS, 142"), pp. 38, 41, nn. 250 2 269b. Oltre ai cataloghi delle biblioteche, di istituzioni e private, particolare importanza rivestono i testamenti, le liste di prestito (sulle quali si veda ora M.H. Jullièn de Pommerol, Le prêt des livres à la fin du Moyen Âge (XIIIe-XIVe siècles), in Du copiste au collectionneur. Melanges d’histoire des textes et des bibliothèques en l’honneur d’André Fernet, textes réunis par D. Nebbiai-Dalla Guarda, J.-F. Genest, Brepols, Turnhout 1998 ("Bibliologia, 18"), pp. 339-374).

(8) Per quanto riguarda il fondo conventuale: "materiale di consistenza e provenienza disparatissime, che vagava da frate a frate, di convento in convento: materiale scritturale, teologico, in pochissima parte storico", Biblioteche della provincia di Forlì, p. 89; "Il fondo conventuale, probabilmente formato nel suo complesso già nel Trecento, è costituito in parte da codici dei secoli XIII e XIV, sebbene non privo di manoscritti più antichi; vi prevalgono naturalmente codici di esegesi biblica, di teologia e filosofia, assai meno vi ha parte il diritto. Si presenta come il più arduo a chi cerchi di illuminare la formazione, pure vi ho potuto intravedere alcuni nuclei di provenienza del massimo interesse culturale, dei quali non si era mai parlato fino ad oggi, ad esempio un gruppo di codici di probabile origine inglese, e un gruppo di manoscritti filosofici appartenuti a una importante collezione privata di un medico veronese della prima metà del Quattrocento", A. Campana, Origine, formazione e vicende della Malatestiana, p. 11. Per quanto riguarda il fondo malatestiano: "La notevole cura esteriore dei libri sembrerebbe mostrare in Malatesta Novello prima un bibliofilo che uno studioso; la curata scelta dei testi lo dimostra invece più studioso che bibliofilo. Cura largamente anche i codici patristici, ma soprattutto i classici; con notevole scarsezza, parmi, di poeti. E i classici danno il più appariscente carattere della raccolta", Biblioteche della provincia di Forlì, p. 99. Cfr. C. Dolcini, La cultura premalatestiana, p. 126 nn. 48 e 49.

(9) "La dimensione libraria della Malatestiana conferma in modo visibile una testi di Paul Oskar Kristeller: scolastica aristotelica e tradizione umanistica si svilupparono l’una accanto all’altra attraverso il Rinascimento. In Cesena la cultura premalatestiana, tramandata dai Francescani, non è disgiunta dalle origini della Biblioteca: anzi, ne rappresenta una base e un fondamento", Dolcini, La cultura premalatestiana, p. 127.

(10) Mi riferisco al volume C. Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, a cura di P.C. Pissavino, Bruno Mondadori, Milano 2002, il capitolo VI: La tradizione scolastica e le novità umanistiche filosofiche del tardo Trecento e del Quattrocento, pp. 113-132. Un contributo fondamentale in questa direzione Cesare Vasoli lo aveva dato già nel nel 1966: La cultura dei secoli XIV-XVI, in Atti del primo convegno internazionale di ricognizione delle fonti per la storia della scienza italiana: i secoli XIV-XVI. Pisa, Domus Galilaeana 14-16 Settembre 1966, a cura di C. Maccagni, G. Barbèra, Firenze 1967, pp. 31-105 (comprensive degli interventi e delle discussioni) .V. anche D.A. Lines, Aristotle’s "Ethics" in the Italian Renaissance (ca 1300-1650). The Universities and the Problem of Moral Education, Brill, Leiden-Boston-Köln 2002 ("Education and Society in the Middle Ages and Renaissance, 13"), pp. 1-25.

(11) Si vedano su questo tema almeno English logic in Italy in the 14th and 15th Centuries. Acts of the 5th European Symposium on medieval logic and semantics, Rome, 10-14 November 1980, ed. by A. Maierù, Bibliopolis, Napoli 1982 ("History of logic, 1"); G. Federici Vescovini, À propos de la diffusion des oeuvres de Jean Buridan en Italie du XIVe au XVIe siècle, in The logic of John Buridan. Acts of the 3rd European Symposium on Medieval Logic and Semantics, Copenhagen 16.-21. November 1975, ed. by J. Pinborg, Museum Tusculanum, Copenhagen 1976 ("Opuscula Graecolatina, 9"), pp. 21-45; E.D. Sylla, Transmission of the new physics of the fourteenth century from England to the continent, in La nouvelle Physique du XIVe siècle, études éditées par S. Caroti et P. Souffrin, Olschki, Firenze 1997 ("Biblioteca di Nuncius. Studi e testi, 24"), pp.65-110.

(12) L'intervento dal quale non si può prescindere su questo tema è senza dubbio quello di Eugenio Garin, La cultura fiorentina nella seconda metà del Trecento e i "barbari britanni", "Rassegna della letteratura italiana", LXIV (1960), pp. 185-195, ripubblicato quindi in E. Garin, L'età nuova, Morano, Napoli 1969, pp. 141-166. Si vedano inoltre alcuni interventi di Cesare Vasoli: La dialettica e la retorica dell'Umanesimo. "Invenzione" e "Metodo" nella cultura del XV e XVI secolo, Feltrinelli, Milano 1968; Intorno al Petrarca ed ai logici "moderni", in Antiqui und Moderni. Traditionsbewusstein und Fortschrittbewusstein im späten Mittelalter, hrsg. Von A. Zimmermann, W. De Gruyter, Berlin-New York 1974("Miscellanea Medievalia, 9"), pp. 142-154; La "crisi" linguistica trecentesca, tra "nominalismo" e coscienza critica del "verbum", in Conciliarismo, stati nazionali, inizio dell'Umanesimo. Atti del XXV Convegno storico internazionale. Todi, 9-12 ottobre 1988, Centro italiano di studi sull'Alto Medioevo, Spoleto 1990 ("Atti dei Convegni dell'Accademia Tudertina e del Centro di studi sulla spiritualità medievale, N.S., 2"), pp. 247-263.

(13) A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, pp. 56-57 e 91.

(14) I codici a lui attribuiti dalla de la Mare sono, comunque, tutti di tipo scolastico e teologico. Oltre ai Problemata con il commento di Pietro d’Abano (S.VI.2 e 3), si devono a questo copista (denominato dalla de la Mare copista del D.XVII.1), la seconda parte della Summa de creaturis (De homine) di Alberto Magno (S.IX.1), il Centiloquium dello Pseudo-Tolomeo, commentato da Haly (S.XXVII.1), il De adventu Messie di Rabbi Samuel, i commenti di Nicolò da Lira al Vecchio Testamento (D.VI.2 e 5) ed i tre codici che contengono i Quodlibeta di Enrico di Gand (D.XVI4, 5 e D.XVII.1); v. la n. precedente con il rimando alla de la Mare.

(15) V la descrizione a cura di D. Frioli nel Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, 4: Cesena, Fabriano, Firenze, Grottaferrata, Parma, Olschki, Firenze 1982 ("Unione Accademica Nazionale. Corpus Philosophorum Medii Aevii, Subsidia IV"), pp. 155-157. V. anche S. Belardinello, Sulla biblioteca di Gaetano da Thiene, lettore allo Studio e canonico della cattedrale di Padova, in Viridarrium floridum. Studi di storia veneta offerti dagli allievi a Paolo Sambin,a cura di M.C. Billanovich, G. Cracco, A. Rigon, Antenore, Padova 1984 ("Medioevo e Umanesimo, 54"), pp. 337-353, e in particolare p. 338 n. 7, dove sono indicati alcuni codici contenenti opere di Gaetano.

(16) Maggiore attenzione è riservata all’articolazione interna delle Recollecte super Physicam, delle quali le iniziali miniate segnano in modo sistematico la scansione interna.

(17) I codici Ashburnhamianidella R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana, Roma, 1891 ("Indici e Cataloghi, VIII, 3"), p. 117. L’explicit: "Finitus et completus ac etiam inceptus per manus Cornelii filii Wilhelmi de Mera nec non de Zuntbeverlandia anno domini MCCCC62 in domo Indoci sutoris apud scolam Medicorum Padue".

(18) Un’analisi sistematica in questa direzione potrebbe fornirci dei dati interessanti. Mi limito qui a segnalare il ms. 924 della Biblioteca Universitaria di Padova, che contiene, oltre all’Expositio super de intensione et remissione sempre di Gaetano da Thiene (cc. 46v-50r "Explicit expositio supra de intensione et remissione formarum compilata per famosissimum artium et medicine doctorem Caietanum de hatenis scripta per me fratrem Bellinum de Padua 1468"), il De intensione et remissione formarum di Jacopo da Forlì (cc. 1r-46r, "Explicit questio de intensione et remissione formarum secundum famosissimum artium et medicine doctorem magistrum Jacobum de Forlivio qui 1414 pridie ydus februarii ab hac vita ad superiora migravit. Scripta vero per me fratrem Bellinum de Padua 1468") e le Calculationes di Swineshead.

(19) B. L. Ullman, P. Stadter, The Public Library of Renaissance Florence. Niccolò Niccoli, Cosimo de’Medici and the Library of San Marco, Antenore, Padova 1972 ("Medioevo e Umanesimo, 10"), pp. 191-192, n. 595. Le lettere miniate, in corrispondenza con il cambio di libro si trovano alle cc. 9v e 63r. Dopo la tabula delle questiones presenti nel commento si legge: "Versus de diversis oppinionibus philosophorum de anima, scilicet que sit./ Ignem Democritus athomos facit atque calorem/ut semper moveat sperice dixit esse figure/Idem Leucipio Pthagoreque placet"; nella carta successiva (c. 104r) una nota: "Infrascripte sunt oppiniones de anima abstrate a primo de anima", cui segue la presentazione della posizione di Democrito. Nel cod. 553 della Biblioteca Angelica la lettera iniziale è miniata e, secondo il Narducci, contiene un’immagine molto simile a quella pubblicata negli elogi del Tomasini (Padova 1644, p. 33)v. E. Narducci, Catalogus codicum manu scriptorum praeter graecos et orientales in Bibliotheca Angelica, olim coenobii Sancti Augustini de Urbe, Typis Ludovici Cecchini, Roma 1893, p. 242. Il commento alla Physica è contenuto nel ms. 554, v. Narducci, Catalogus, p. 242.

(20) Si tratta dei mss. 360-363 Scaff. XVI, descritti in G. Abate, G. Luisetto, Codici e manoscritti della Biblioteca Antoniana. Col catalogo delle miniature a cura di F. Avril, F. d’Arcais e G. Mariani Canova, Neri Pozza, Vicenza 1975 ("Fonti e studi per la storia del Santo a Padova. Fonti, 1"), I, pp. 310-312. Il commento alla Physica è accompagnato dai commenti ai logici inglesi Heytesbury, Strode e Ferabrich, quello ai Metereologica dal De reactione e dal De intensione et remissione, mentre quelli al De anima e al De coelo sembrano dalla descrizione del catalogo essere stati trascritti da soli.

(21) L’attribuzione della mano è di Anneliese Maier, esperta conoscitrice di questa sezione del fondo Vaticano latino: "marginibus varia in Caietani commentarium super libro Physicorum apposita sunt eaque, ni fallimur, maiore ex parte manu Francisci de Ruvere futuri Sixti P.P. IV: supplementa, divisiones, glossae et commenta, annotationes criticae, notabilia, nomina auctorum de quibus agitur in textu (etiam nomina que in ipso textu non indicantur), emendationes", Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Codices Manu Scripti Recensiti…Codices Vaticani Latini, cod. 2118-2192, rec. A. Maier, In Bibliotheca Vaticana 1961, pp. 55-57. Il ms. Vat. Lat. 2187 contiene il commento al De anima e fu acquistato da Francesco della Rovere nel 1444, mentre era magister theologiae "in felici universitate Patavina", v. Bibliothecae Apostolicae Vaticanae, pp. 209-210. Il ms. è copiato nel 1443 (c. 120v).

(22) I codici ashburhnamiani, pp. 175-176. Il ms. è copiato da un francescano, durante la sua permanenza a Mantova nel 1474 ("frater Phylippus Ruffus de Verona in loco S. Francisci Mantue 1474"). La raccolta Gianfilippi, in cui confluì anche, almeno in parte, quella Saibante, era ricca di manoscritti quattrocenteschi che testimoniano dell’indirizzo di cultura filosofica e scientifica di cui ci stiamo occupando: ricordo qui l’Ashb. 192 (I codici ashburhnamiani, pp. 178-179), contenente il commento di Walter Burley all’Ars vetus e l’Ashb. 171 (I codici ashburhnamiani, pp. 179-181) contenente anche delle opere di Gaetano da Thiene, tra cui il commento alle Consequentiae di Ralph Strode, ricco di annotazioni di origine universitaria di notevole interesse; quelle al commento di Gaetano al De scire et dubitare, ad esempio, identificano in almeno due casi (c. 42v) i sostenitori di posizioni indicati genericamente nel testo con quidam.

(23) J. Valentinelli, Bibliotheca manuscripta ad S. Marci Venetiarum, IV, Ex typographia Commercii, Venezia 1871, pp. 57-58.

(24) Valentinelli, Bibliotheca, IV, pp. 169-171. Sul commento di Angelo v. G. Federici Vescovini, Il commento di Angelo da Fossombrone del "De tribus predicamentis" di Guglielo Heytesbury, in English Logic in Italy in the 14th and 15th Centuries. Acts of the 5th European Symposium on Medieval Logic and Semantics Rome, 10-14 November 1980, ed. A. Maierù, Bibliopolis, Napoli 1982 ("History of Logic, I"), pp. 358-374 (rist. In G. Federici Vescovini, "Arti" e filosofia nel secoloi XIV. Studi sulla tradizione aristotelica e i "moderni", Nuovedizioni Enrico Vallecchi, Firenze 1983, pp. 57-73).

(25) Il ms. è copiato nel convento di S. Maria degli Angeli extra Ferrariam nel 1452 da frate Anselmus de Aretio. Il codice contiene anche la questio "Utrum duo corpora dura possint se tangere" di Biagio Pelacani; v. L. Frati, Indice dei codici latini conservati nella R. Biblioteca Universitaria di Bologna, Seeber, Firenze 1909, pp. 497-498.

(26) IGI 2339 (II).

(27) IGI 2339 (I).

(28) IGI 2340.

(29) A Padova "Nobilium Scolarium Brixensium Thome ex Capitaneis de Asula et Iacobi de Bordigacis ex Urceis sociorum impensa. Opera vero et ingenio Petri Maufer Normanni Rothomagensis civis", IGI 2338.

(30) IGI 2340.

(31) Per i tipi di Giovanni di Assia, IGI 2397, 2398; Hain 15496. v. D. Rhodes, La stampa a Treviso nel secolo XV, Biblioteca Comunale di Treviso, Treviso 1983 ("Quaderni di "Studi trevisani", 1"), p. 45.

(32) "Per Johannem Hamann", IGI 2351.

(33) Nel 1487, IGI 2349.

(34) Nel 1496, IGI 2350. Anche gli altri commenti di Gaetano sono stati stampati: quello al De coelo da Andrea Torresani nel 1484 (IGI 2342);quello ai Metereologica nel 1476 da Petrus Maufer, IGI 2345.

(35) S. Caroti, Pomponazzi e la "reactio". Note sulla fortuna del pensiero oxoniense e parigino nella filosofia italiana del Rinascimento, in Filosofia e scienza classica, arabo-latina medievale e l’età moderna, a cura di G. Federici Vescovini, Fédération Internationale des Instituts d’Études Médiévales, Louvain-La Neuve 1999 ("Textes et études du Moyen Âge, 11"), pp. 255-288.

(36) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 163-164. La copia fu comunque terminata da un altro copista malatestiano, v. A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, pp. 59-60, 90 e 92.

(37) Hain 12509.

(38) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 160-162; A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, pp. 59-60 e 90. Parte del codice è copiato da quello che la de la Mare denomina "copista del D.XX.1.

(39) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 152-153; A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, pp. 59-60, e 90.

(40) Ristampata da G. Olms (Hildesheim-New York) nel 1972.

(41) Nel primo caso: "nota de successivis", nel secondo: "ad argumenta e successivis".

(42) Cc. 185v-186r, 205v-206r, 229v-231r e 236v-237r.

(43) Catalogo dei manoscritti filosofici, p. 165. Anche questo codice è opera di un copista insensibile alla riforma scrittoria "all’antica", v. A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, pp. 60 e 92.

(44) Catalogo dei manoscritti filosofici, p. 158; A.C. de la Mare, Lo "scriptorium" di Malatesta Novello, in Libraria Domini, p. 88. Il codice contiene anche l’anonimo De motu, forse da identificarsi con il frammento di commento al De coelo attribuito nel ms. a Roger Swineshead. Il manoscritto reca nei margini una serie di interventi, con rari notabilia (cc. 76v, 77r) e molti grafici, un corredo tradizionale a questo testo in cui si discute di rapporti di intensità (v. ad es. cc. 4r-v, 8v-10r, 12r-13v, 17r, 19r, 25r, 92r, 95v).

(45) Su Biagio v. Filosofia, scienza e astrologia nel Trecento europeo. Biagio Pelacani Parmense, a cura di G. Federici Vescovini e F. Barocelli, Il Poligrafo, Padova 1992, e in modo particolare l’appendice a cura di G. Federici Vescovini.

(46) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 148-151. Si tratta di uno dei codici provenienti dalla biblioteca di Bernardo Campagna, v. S. Caroti, I codici di Bernardo Campagna. Filosofia e medicina alla fine del secolo XIV, Vecchiarelli Editore, Manziana 1991, pp. 158-167. Per la tradizione del commento di Buridano alla Physica v. B. Michael, Johannes Buridan: Studien zu seinem Leben, seinen Werken und zur Rezeption seiner Theorien im Europa des späten Mittelalters, Berlin 1985, t. 2, pp. 560-616. Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, pp. 226-227.

(47) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 42-43.

(48) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 43-44.

(49) Catalogo dei manoscritti filosofici, pp. 166-167.

(50) Dolcini, La cultura premalatestiana e le origini della biblioteca, par. 3: Lo Studium di San Francesco e la Biblioteca Malatestiana: tra Scolastica e Umanesimo, in Storia di Cesena, II, 2, pp. 120-127.

(51) P.G. Fabbri, Dentro il dominio e la cultura dei Malatesti: Giovanni di Marco a Cesena, in La Biblioteca di un medico del Quattrocento, p. 25; sulla base della dedica di Pietro Perleoni a Giovanni di Marco della Vita Homeri.

(52) "Scriptus et completus per me fratrem Franciscum de Fighino ordinis minorum pro egregio ac prestantissimo artium et medicine doctore Iohanne Marci de Arimino 1451 die 10 maii", Cesena, Biblioteca Malatestiana, Pl. S. XXIV, 5 c. 396r, v. A. Manfron, Catalogo, in La biblioteca di un medico del Quattrocento, pp. 234-235, e tav. 31.

(53) V. la trascrizione parziale del documento in O. Delucca, Fonti biografiche per Giovanni di Marco, in La Biblioteca di un medico del Quattrocento, p. 47, e p. 41; P.G. Fabbri, Dentro il dominio e la cultura dei Malatesti: Giovanni di Marco a Cesena, in La Biblioteca di un medico del Quattrocento, pp. 19, 22, 27; A. Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco da Rimini, in La Biblioteca di un medico del Quattrocento, pp. 69, 70, 90, 100.

(54) Francesco da Figline ha come patronimico Bartolomeo; potrebbe dunque trattarsi del figlio di Bartolomeo di Lorenzo da Figline, copista del volgarizzamento del Tresor di Brunetto Latini di Bono Giamboni, conservato nel ms. British Library, Add. 39844 (finito di copiare il 10 marzo 1425), v. P.O.Kristeller Iter Italicum, IV. Alia Itinera II. Great Britain to Spain, Warburg Institute-E.J. Brill, London, Leiden-New York-Kǿbenhavn-Köln 1989, p.81. Lo stesso Bartolomeo aveva iniziato a copiare le Eroidi di Ovidio tramandate dal ms. Harvard University, Houghton Library, ms. lat. 18; la sottoscrizione reca il dato cronico 1416 e la notizia che ser Bartolomeo è allievo di Nicolò di Ser Gerino da Castelfranco di Sopra, comitatus Florentie, " scolas regente Florentie", che temina la copia, v. P.O.Kristeller Iter Italicum, V. Alia Itinera III and Italy III. Sweden to Yugoslavia. Utopia. Supplement to Italy, Warburg Institute-E.J. Brill, London, Leiden-New York-Kǿbenhavn-Köln 1990, p. 226.

(55) O. Delucca, Fonti biografiche, p. 45 (1424).

(56) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 157, n. 60.

(57) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 94.

(58) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 157, n. 64.

(59) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 157, n. 67.

(60) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 93.

(61) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 116.

(62) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 105.

(63) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 112.

(64) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 158, n. 114; cf. p. 159, n. 30 (l’inventario del 20 luglio 1474)

(65) Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 160, n. 96.

(66) Che redige un inventario, v. Manfron, La biblioteca di Giovanni di Marco, p. 161.

(67) T. Pesenti, Gli inventari delle biblioteche dei professori, in La storia delle università italiane. Archivi, fonti, indirizzi di ricerca. Atti del Convegno. Padova, 27-29 ottobre 1994, a cura di L. Sitran Rea, Edizioni Lint, Trieste 1996 ("Centro per la storia dell’Università di Padova. Contributi alla Storia dell’Università di Padova, 30"), pp. 251-269. V. anche D. Nebbiai-Dalla Guarda, I documenti per la storia delle biblioteche medievali (secoli IX-XV), Jouvence, Roma 1992 ("Materiali e ricerche, n.s. 15. Collana della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia in San Sebastiano. Sezione di studi storici, 8"), pp. 86-89.

(68) P.G. Fabbri, Dentro il dominio e la cultura dei Malatesti, p. 21; Delucca, Fonti biografiche, pp. 40, 46.

(69) M.C. Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova (1410/1418-1467) e la sua biblioteca, "Ateneo Veneto", n.s. 21,II (1983), pp. 123-161, e in modo particolare le pp. 147-161, dedicate al catalogo

(70) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 151, n. 39, oggi conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia, lat. VI, 79.

(71) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 155, n. 71, conservato anch’esso nella Biblioteca Marciana, lat. VI, 204a.

(72) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 150, n. 31, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 62.

(73) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 156, Biblioteca Malatestiana, ms. lat. VIII, 38.

(74) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 152, n. 50, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 123.

(75) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 155, n. 72, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 216.

(76) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 154, n. 67, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 170.

(77) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 156, n. 76, Biblioteca Marciana, ms. lat. VII, 7.

(78) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 152, n. 51, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 128.

(79) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 151, n. 35, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 71.

(80) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 151, n. 36, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 72.

(81) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 151, n. 37, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 73.

(82) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 151, n. 38, Biblioteca Marciana, ms. lat. VI, 74a.

(83) Vitali, L’umanista padovano Giovanni Marcanova, p. 154, n. 65, Biblioteca Marciana, ms. lat. 166.

(84) L. Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, in Collectanea variae doctrinae Leoni S. Olschkii oblata, Rosenthal, München 1921, pp. 187-222.

(85) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 207, 212, 214, 218.

(86) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 209 ("Burlei in papiro").

(87) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 207, 215.

(88) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 214.

(89) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 208.

(90) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 213.

(91) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 218.

(92) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 213.

(93) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 208

(94) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 208, 217.

(95) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 210-211.

(96) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 213, 217.

(97) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 210.

(98) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 211, 209.

(99) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 210, 214.

(100) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 212.

(101) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 208, 215

(102) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 217; quindi nel complesso erano tre i codici contenenti questo scritto in possesso di Giovanni.

(103) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 208.

(104) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 210.

(105) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, p. 210.

(106) Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, pp. 210, 217.

(107) B.L. Ullman, P.A. Stadter, The public library of Renaissance Florence. Niccolò Niccoli, Cosimo de’ Medici and the Library of S. Marco, Antenore, Padova 1972 ("Medioevo e Umanesimo, 10"), pp. 207-208, nn. 730 e 731, il primo dei quali contenente anche il De puritate artis logicae di Walter Burley, nelle due versioni; il secondo uno dei testimoni, insieme al cesenate S. X. 6, della versione completa (Guillelmi de Ockham, Summa logicae, ed. Ph. Boehner, G. Gál, S. Brown, Franciscan Institure, St. Bonaventure, N.Y., 1974 ("Opera Philosophica, 1"), pp. 11*-12*), conservato in Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, C.S. I, II, 5.

(108) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 191, n. 593.

(109) In due codici, di cui uno superstite: Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, C.S. I. IX. 18, proveniente dal lascito di Pier Paolo Bracciolini, Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 205, n.709 (su cui v. ora I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, SISMEL, Edizioni del Galluzzo, Firenze 2002 ("Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino. Associazione Italiana Manoscritti Datati. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Manoscritti datati d’Italia, 5"), n. 135); l’altro contenente anche il De sensu composito et diviso di William Heytesbury, Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 205, n. 710.

(110) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 205, n. 713. V. ora anche I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi, n. 122 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, C.S. I. IV. 49) .

(111) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 208, n. 732.

(112) In duplice copia; Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 207 nn. 726 e 728; per il primo i curatori del volume indicano due manoscritti del fondo Conventi Soppressi della Nazionale di Firenze; il secondo dei quali copiato a Firenze nel 1475; il secondo conservato anch’esso a Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, C.S. I, V, 14, copiato a Padova nel 1463, proveniente dal lascito di Lorenzo da Bisticci; v. anche la recensione al volume di F. Di Benedetto, "Studi Medievali", 3a serie, XIV, II (1973), p. 958; v ora anche I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi, n. 118.

(113) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 191, n. 594, proveniente dal lascito di Lorenzo da Bisticci.

(114) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, pp. 193-194, n. 613.

(115) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 207, n. 729, Biblioteca Nazionale Centrale, ms. C.S. I, VIII, 19, proveniente dai libri di Pier Paolo Bracciolini.

(116) Ullman-Stadter, The public library of Renaissance Florence, p. 193, nn. 606 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, ms. C.S. I, V, 38; dalla tabula di c. 92r risulta che il codice conteneva originariamente anche altri scritti, attribuiti a Ockham: "incipiunt questionum tituli okani libri etc.". I titula: Utrum semper sint motus, u. aliquis motus sit eternus; u. perpetue fuerit tempus; u. omne corpus moveatur ; u. animal moveatur ex se ; u. gravia et levia inanimata moveantur a seipsis ; u. grave post remotionem prohibentis moveatur ex se; u. primus motor sit omnino mobilis; u. motus solis sit primus motuum; u. inter quoscumque motus reflexos oportet esse quietem mediam; u. possibile sit movens finitum movere per tempus infinitum; u. <virtus> infinita potest esse in magnitudine finita; u. a quo moveatur proiectum post separationem a proiciente. "Et sic est finis titulorum questionum octo librorum"; a c. 38ra una formula sinistra di explicit : "Finito libro frangamus ossa magistro") e 607.

(117) D. Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno. Tra Aristotele e Galeno: cultura e libri di un medico umanista, Olschki, Firenze 1991 ("Accademia Toscana di Scienze e Lettere "La Colombaria", Studi, CXVIII"), p. 15.

(118) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 175, A 224.

(119) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 178, A 238.

(120) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 159, A 169.

(121) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 198, A 319.

(122) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 171, A 210.

(123) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 180, A 248.

(124) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 190, A 228.

(125) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 177, A 233

(126) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 175, A 224.

(127) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, p. 190, A 288.

(128) Mugnai Carrara, La biblioteca di Nicolò Laoniceno, pp. 182, A 252; 183, A 257; 184 A 260

(129) B. de Vecchi, I libri di un medico umanista fiorentino del secolo XV. Dai "Ricordi" di Maestro Antonio Benivieni, "La Bibliofilia", 34 (1932), pp. 293-301; v. anche S. Sclavi, La biblioteca di Antonio Benivieni, "Physis", 17 (1975), pp. 255-268.

(130) De Vecchi, I libri di un medico umanista, "Plures tractatus calcolatoris..", n. 22, p. 298; "Regule entisberi…", n. 26, p. 298; "Regule hentisberi", n. 28, p. 298; Per Strode e Maulevelt n. 26, p. 298.

(131) Con le questiones sui Meteorologica, de Vecchi, I libri di un medico umanista, n. 9, p. 297.

(132) Con la Logica e il De primo et ultimo instanti, de Vecchi, I libri di un medico umanista, n. 22 e 24, p. 298.

(133) Con la Logica e il commento agli Analitica posteriora, de Vecchi, I libri di un medico umanista, n. 25 e 23, p. 298.

(134) I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi, n. 132.

(135) A.F. Verde, Libri tra le pareti domestiche. Una necessaria Appendice a "Lo Studio Fiorentino 1473-1503, "Memorie Domenicane", ns. 18 (1987), pp. 183-198. Anche Antonio di Giorgio da Venezia, un frate carmelitano che detta le sue ultime volontà il 21 marzo 1487 possedeva alcuni testi di notevole interesse: la Logica e il De primo et ultimo instanti di Pietro da Mantova; il De intensione et remissione di Jacopo da Forlì, i Dubia di Paolo della Pergola; i Sophismata di Paolo Veneto; il commento di Apollinare Offredi sugli Analitici secondi (e un commento sugli universali, da identificarsi probabilmente con la Questio de suppositione predicati, v. A. De Libera, Apollinaire Offredi critique de Pierre de Mantoue: le "Tractatus de instanti" et la logique du changement, in English Logic in Italy in the 14th and 15th centuries, ed. A. Maierù, Bibliopolis, Napoli 1982 ("History of logic, 1"), pp. 255, n. 7); i Sophismata di William Heytesbury con il commento di Gaetano da Thiene; i commenti di William Ockham alle opere logiche di Aristotele; le Obligationes di Walter Burley e le Consequentie di Richard Ferrybridge; v. A.F. Verde, Lo Studio Fiorentino 1473-1503. Ricerche e documenti, vol. IV, 2: La vita universitaria. Anni scolastici 1482/3-1490/91, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Olschki, Firenze 1985, p. 678.

(136) Verde, Libri tra le pareti domestiche, pp. 186, 420; 192, n. 461.

(137) Verde, Libri tra le pareti domestiche, p. 187, 424 e 427.

(138) Verde, Libri tra le pareti domestiche, p. 189, n. 444.

(139) Verde, Libri tra le pareti domestiche, pp. 186, 422; 189, n. 443.

(140) Verde, Libri tra le pareti domestiche, p. 187, 427.

(141) Verde, Libri tra le pareti domestiche, p. 186, 422.

(142) "Le calculatione di maestro Guglielmo Simuherd…El tractato de le proportione et el tractato de causa intrinsecha intentionis net temissionis accidentalium formarum Burtlei", G.B. Restori, Libreria del maestro Agostino Santucci, "Rivista delle Biblioteche e degli Archivi", 15 (1904), pp. 35-37, pp. 36 e 37.

(143) "Tractatus de primo et ultimo instanti magistri Io. De Claudia et de eodem magistri Petri de Mantua et de intensione et remissione Jacobi Foroliviensis", Restori, Libreria del maestro Agostino Santucci, p. 36. La diffusione degli autori inglesi è attestata anche dal registro di prestiti di Girolamo Molin, nel quale sono ricordati anche alcuni allievi di Paolo della Pergola, v. B. Cecchetti, Una libreria circolante a Venezia nel secolo XV, "Archivio Veneto", 32 (1886), pp. 161-168: il vescovo di Torcello Domenico de Dominicis richiede scritti di carattere logico di Walter Burley e i Sophismata di William Heytesbury (p. 161); Antonio de Cellis, "discipulus magistri Pauli pergulensis" ha in prestito il commento ai Predicamenta di Walter Burley (161), mentre il medico Giovanni de Cesarinis deve restituire il commento dello stesso Burley sull’Ethica (p. 164); il presbiter Nicholaus "mansionarius in Sancto Salvatore" prende in prestito il commento al De anima di Paolo Veneto (p. 165) e Stefano Quirinus (Querini?) domini Anthonii riceve la Logica parva (qui definita "logiculam") di Paolo Veneto, quella di Paolo della Pergola, con i Dubia del medesimo (p. 167).

(144) L. Gargan, Cultura e arti nel Veneto al tempo del Petrarca, Antenore, Padova 1987 ("Studi sul Petrarca, 5"), pp. 206, n. 17; 208, n. 28, 210, n. 37.

(145) Di notevole interesse la presenza di uno degli scritti di logica di Walter Burley nella biblioteca di Olivero Forzetta, v. Gargan, Cultura e arti nel Veneto, pp. 133 e 177.

(146) L. Gargan, Lo Studio teologico e la Biblioteca dei Domenicani a Padova nel Tre e Quattrocento, Antenore, Padova 1971 ("Istituto per la storia dell’Università di Padova. Contributi alla storia dell’Università di Padova, 6"); l’inventario del 1498, edito alle pp. 251-291, registra opere di Paolo Veneto (p. 251, n.7; p. 270, n. 178), di Alberto di Sassonia (probabilmente il n. 49 di p. 256; sicuramente i nn. 66 di p. 258; 100 di p. 262), di Gulielmo Ockham (p. 257, n. 60), di Biagio Pelacani (p. 258, n. 67), Walter Burley (p. 260, n. 80); Gaetano da Thiene (p. 260, n. 87, il commento al De coelo in edizione a stampa; p. 272, n. 209; p. 281, n. 296), Thomas Bradwardine (p. 269, n. 176, il De causa Dei), Jacopo da Forlì (p. 270, n. 184, si tratta, tuttavia, di un commento a Galeno); Ralph Strode (p. 275, n. 231). Presente nel Convento e attivo presso lo Studio Battista da Fabriano, v. pp. 70-73. Un documento di particolare rilievo è quello pubblicato a p. 177, nel quale si giustifica l’opposizione ad una riforma in senso pauperistico sulla base delle necessità dell’ampliamento della biblioteca, ritenuta evidentemente strumento indispensabile, anche per la presenza dello Studium generale dell’ordine all’interno del Convento e forse anche degli stretti rapporti col l’Università.

(147) G. Scalon, Produzione e fruizione del libro nel Basso Medioevo. Il caso Friuli, Antenore, Padova 1995 ("Medioevo e Umanesimo, 88"), pp. 31 e 405, n. 68.

(148) Scalon, Produzione, pp. 37 e 304, n. 24.

(149) Scalon, Produzione, pp. 252-253, nn. 263, 264, 272; Scalon propone Alberto Magno come l’autore dell’opera indicata nell’inventario, v. n. 272. Una testimonianza precoce dei contatti con lo studio oxoniense ci è restituito dalla sottoscrizione di Tommaso da Udine, che nel 1393 copiò a Oxford i Sophismata di William Heytesbury, Scalon, Produzione, p. 23.

(150) Scalon, Produzione, pp. 458-460, nn. 80, 82, 99, 100, 102; con il n. 101 è registrato un anonimo Breviloquium loycale.

(151) Scalon, Produzione, pp. 331 n. 50, 332 n. 57, 336 n. 108.

(152) M. Pedralli, Novo, grande, coverto e ferrato. Gli inventari di biblioteca e la cultura a Milano nel Quattrocento, Vita e Pensiero, Milano 2002 ("Bibliotheca erudita. Studi e documenti di storia e filologia, 19").

(153) Pedralli, Novo, grande, pp. 489-491 (LXXIII-LXXIIIC).

(154) Pedralli, Novo, grande, pp. 438-443 (LVI-LVID).

(155) La biblioteca del medico Filippo Pellizzoni annovera solo, tra gli scritti che qui ci interessano, la Summa logicae di John Wyclif, v. Pedralli, Novo, grande, p. 354, n. 14. Tra i libri di Silvestro Prandoni, canonico di S. Maria della Scala la Summa logicae di Paolo Veneto e forse uno scritto di Walter Burley, Pedralli, Novo, grande, p. 535, nn. 8 e 6; tra quelli del frate minore Protasio Porro il commento di Walter Burley all’Ars vetus, Pedralli, Novo, grande, p. 549, n. 8; tra quelli di un altro canonico di S. Maria della Scala, Antonio Massaria, una Summa philosophiae naturalis di Paolo Veneto, Pedralli, Novo, grande, p. 594, n. 34.

(156) Anche in questo caso l’informatica potrebbe costituire uno strumento efficacissimo, come dimostra l’iniziativa di Marco Palma per I codici della Malatestiana. Non molto seguito, purtroppo, hanno avuto i progetti esposti da D. Buzzetti e P. Denley in Maestri e scolari bolognesi nel tardo medioevo. Per l’edizione elettronica delle fonti, pubblicato negli atti del Convegno di Padova, Archivi, fonti, indirizzi di ricerca, pp. 197-220, un progetto che evidentemente può essere esteso a tutti gli Studi.

(157) M. Clagett, Giovanni Marliani and Late Medieval Physics, New York 1941. Molti sono i contributi di Luciano Gargan ai codici universitari, mi limito qui a citare L. Gargan, "Extimatus per bidellum generalem Studii Papiensis". Per una storia del libro universitario a Pavia nel Tre e Quattrocento, in Per Cesare Bozzetti. Studi di letteratura e filologia italiana, a cura di S. Albonico, A. Comboni, G. Panizza, C. Vela, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 1996 ("Testi e strumenti di filologia italiana. Strumenti, 2"), pp. 19-36. Anche nello Studio di Padova, comunque la situazione dei lettori doveva essere tutt’altro che rosea: nel 1450 due lettori in logica e sofistaria sono sospesi per mancanza di pubblico (Documenti per la storia dell’Università di Pavia nella seconda metà del ‘400 (1450-1455), a cura di A. Sottili, Cisalpino, Bologna 1994, documento n. 1); due anni dopo due professori, tra cui Apollinare Offredi, reclamano gli arretrati di ben due anni (nn. 11-12); dai rotoli delle condotte risulta che Giovanni Matteo Ferrari da Grado ottiene uno stipendio quasi tre volte superiore a quello di Giovanni Marliani (che comunque non limita i suoi servigi allo Studio alla sola lectura medicinae de mane, avvicinandosi così alla cifra corrisposta al medico preferito dai Visconti; documento n. 195). Sulla biblioteca di Giovanni Matteo Ferrari da Grado, che conteneva i commenti al De anima di Giovanni Buridano (n. 54) e di Apollinare Offredi (n. 56) oltre ai Sophismata di Willian Heytesbury insieme al De intensione et remissione di Jacopo da Forlì (n. 75) e il commento agli Analitica posteriora di Alberto di Sassonia, v. H.-M. Ferrari, Une chaire de medecine au XVe siècle. Un professeur à l’Université de Pavie de 1432 à 1472, Paris 1899, reimpr. Slatkine-Megariotis, Genève 1977, in particolare le pp. 89 e 92; v. anche T. Gasparini Leporace, Due biblioteche mediche del Quattrocento, "La Bibliofilia" 52 (1950), pp. 205-220. Anche Nicoletto Vernia, allievo e successore di Gaetano da Thiene a Padova, decise di approfondire le sue conoscenze visitando lo Studio di Pavia, v. S. Caroti, Note sulla biblioteca di Nicoletto Vernia, in Vetustatis indagator. Scritti offerti a Filippo di Benedetto, a cura di V. Fera e A. Guida, Università degli Studi di Messina. Centro interdipartimentale di Studi umanistici- Biblioteca Medicea Laurenziana- Firenze, Messina 1999, pp. 188-194.

(158) Griffi, che fu anche editore del commento al De anima di Apollinare Offredi, anch’egli magister a Pavia, possedeva il commento alla Phisica di Marsilio di Inghen (n. 31 dell’inventario pubblicato da P.M. Galimberti) e di Paolo Veneto (n. 32), di cui possedeva anche la Summa totius philosophiae naturalis (n. 33); di Gaetano da Thiene il commento al De anima (n.35) e quello alla Physica (n.36); un codice raccoglieva, pobabilmente, oltre alle Calculationes di Bradwardine – attribuite nell’inventario a Jacopo da Forlì –, il De proportionibus di Bradwardine, i Sophismata di Richard Swineshead, insieme a scritti di autori italiani: Jacopo da Forlì con il De intensione, Angelo da Fossombrone con il De maxima et minima materia, Giovanni Marliani con il De reactione (n.41); un altro codice che raccoglie autori inglesi e autori italiani che ad essi si ispirano è quello che segue nell’inventario (n. 42), con i Sophismata e le Regulae solvendi sophismata di William Heytesbury, queste ultime accompagnate dal commento di Paolo della Pergola, la Logica di Pietro da Mantova e la Quadratura di Paolo Veneto; da sottolineare il fatto che anche tutti i commenti all’Ethica sono di autori del secolo XIV, e cioè di Buridano, Burley e Kilvington; v. P.M. Galimberti, Il testamento e la biblioteca di Ambrogio Griffi, medico milanese, protonotario apostolico e consigliere sforzesco, "Aevum" 62 (1998), pp. 447-483.

(159) Nel catalogo del 1449 del convento francescano di S. Antonio a Padova (K.W. Humphreys, The Library of the Franciscans of the Convent of St. Antony, Padua at the Beginnings of the XVth Century, Erasmus Booksellers, Amsterdam 1966 ("Saphao Monographs, vol. 4; Studies in the History of Librarianship, 3")sono registrati diverse copie della Summa logicae di Ockham (nn. 312, 313, 875, 879, 886, 888), le Consequentie di Ralph Strode (893), il commento di Gaetano da Thiene sullo stesso scritto (317), in un codice che contiene anche le Recollecte super Physicam; sempre dello stesso Gaetano i commenti al De coelo (318), ai Meteorologica (304) e al De anima (305); sono presenti anche due codici contenenti la Logica (senza ulteriore specificazione) di W. Burley. Nell’inventario del secolo XV del convento benedettino di S. Giustina (G. Cantoni Alzati, La Biblioteca di S. Giustina di Padova. Libri e cultura presso i Benedettini padovani in età umanistica, Antenore, Padova 1982 ("Medioevo e Umanesimo, 48") sono registrati quattro esemplari della Logica di Paolo Veneto, di cui uno a stampa (pp.150 n. 908, 162 n. 1086, p. 178 n. 1294, p. 180 n. 1326), un anonimo commento sulla stessa (p. 162 n. 1087), un volume contenente il commento di Gaetano da Thiene sul De anima (p. 151 n. 924), uno quelli di Burley ad alcune opere logiche (è menzionato solo il Liber sex principiorum, p. 151 n. 922); non compresi nell’inventario ma provenienti dalla libraria del convento tre manoscritti conservati alla Biblioteca Universitaria di Padova, due contenenti la Logica di Paolo della Pergola (mss. 438 e 1000, pp. 214 e 22), uno il commento di Walter Burley alla Physica (ms. 1122, p. 224).

(160) Per quanto riguarda Firenze l’enorme quantità di documenti fatta conoscere da Armando Verde nei volumi del suo Studio Fiorentino (Firenze 1973-1994) si riferisce soprattutto all’ultimo quarto del secolo XV, ma permette comunque di avviare ricerche puntuali e mirate sul ricco materiale segnalato (e dalle ricerche di Armando Verde ha preso spunto il mio lavoro su Giovanni da Venezia, v. S. Caroti, Giovanni da Venezia un tardoscolastico nelle Università Toscane, Edizioni Gonnelli, Firenze 1986 ("Documenti inediti di cultura toscana, VII"). Si veda anche G. Fioravanti, La filosofia e la medicina, in Storia dell’Università di Pisa, 1* 1343-1737, Pacini Editore, Pisa 1993, pp. 259-288.

(161) Per quanto riguarda gli Ordini mendicanti v. A. Maierù, Formazione culturale e tecniche d’insegnamento nelle scuole degli Ordini mendicanti, in Studio e "Studia": le scuole degli Ordini mendicanti tra XIII e XIV secolo. Atti del XXIX Convegno internazionale. Assisi, 11-13 ottobre 2001, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 2002 ("Società internazionale di studi francescani. Centro interuniversitario di studi francescani"), pp. 5-31. V. anche per una panoramica più ampia A. Maierù, University Training in Medieval Europe, transl. And ed. by D.N. Pryds, E.J. Brill, Leiden-New York-Köln 1994 ("Esucation and Society in Middle Ages and Renaissance, 3"). Per quanto riguarda Roma l’elenco dei libri posseduti da Paolo de’ Celestini di Nerola, formatosi a Bologna, Ferrara e Perugia, e morto a Roma nel 1462, non permette di identificare tutti gli autori presenti, v. G. Severino Polica, Libri e cultura scientifica a Roma alla metà del Quattrocento, in Aspetti della vita economica e culturale a Roma nel Quattrocento, Il centro di ricerca, Roma 1981 ("Fonti e studi del "Corpus membranarum italicarum". Ia Serie, 17"), pp. 151-194.

(162) I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, n. 1 (C.S. A.I.1361).

(163) I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, n. 45 (C.S. B. IX.1260)

(164) I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, n. 66 (C.S. C.VIII.1858).

(165) I manoscritti datati del Fondo Conventi Soppressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, n. 11 (C.S. A.VI.1258). V. ora sugli Studi degli Eremitani A. Maierù, La formazione scolastica di Dionigi: da Borgosansepolcro a Parigi, in Dionigi da Borgosansepolcro fra Petrarca e Boccaccio. Atti del convegno, Sansepolcro, 11-12 febbraio 2000, Petruzzi Editore, Città di Castello 2001, pp. 13-26.

(166) A. Verde, Lo Studio fiorentino 1473-1503. Ricerche e documenti, I, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Firenze 1973, 314; II, pp. 510-511; IV: La vita universitaria, 1985, pp.397-398, 406-407, 409, 411, 430-431, 439. Sulla biblioteca di Nicoletto Vernia v. S. Caroti, Note sulla biblioteca di Nicoletto Vernia, in Vetustatis Indagator. Scritti offerti a Filippo di Benedetto, a cura di V. Fera e A. Guida, Messina 1999 ("Università degli Studi di Messina, Centro Interdipartimentale di Studi Umanistici. Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze").


   
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